A S. Pietroburgo il sole va a dormire dopo le ventidue. A Milano, Genova, Roma e in tante altre città d’Italia il sole, nella prima decade di settembre, va a letto verso le diciannove, diciannove e trenta al massimo. I sindaci di queste nostre grandi città di sicuro hanno letto il romanzo giovanile Le notti bianche di Fëdor Mikhailovič Dostoevskij e ne sono rimasti affascinati. In questo breve romanzo, lo scrittore russo racconta di un giovane impiegato che durante una passeggiata notturna incontra una donna alla quale racconta le sue avventure. Entrambi hanno la sensazione di “riconoscersi” e così si aprono il cuore in un dialogo che dura quattro notti di parole. Il giovane, come tutti i giovani, è un idealista, un “visionario”. A poco a poco i due vivono il sogno di una vita insieme. Ma la ”visione onirica” all’improvviso si spegne, e con il ritorno nella realtà il ragazzo si ritrova nuovamente solo e “sognatore”, isolato in una vita avulsa dal mondo reale.
I nostri amministratori, di destra e di sinistra, sono tutti preoccupati della precarietà e della solitudine giovanile: poco lavoro, niente soldi, problemi per le famiglie ecc. La preoccupazione primaria è dare una soluzione a questo serio problema. Detto fatto. Sindaci e Sindache si son messi in contatto telepatico tra loro: dobbiamo fare qualcosa prima dell’autunno… il problema giovanile è trasversale, riguarda tutti, senza distinzione di appartenza politica. I giovani sono il nostro futuro, sono la nuova classe dirigente, sono la speranza del pianeta, sono la gioia di vivere e… Intanto chiudiamo in bellezza la fine dell’estate con una grande festa: una festa per la felicità, una notte gioiosa di canti, balli, musica e tanti tanti balocchi per far felici i nostri ragazzi. Come la chiamiamo? A qualcuno deve essere venuto in mente il romanzo di Dostoevskij, e oggi queste feste si chiamano ovunque Le notti bianche.
Oggi i giovani hanno un potere contrattuale che nessuna gioventù del passato ha mai avuto. Che meraviglia! Il giovane del Terzo Millennio non ha più bisogno del contratto collettivo, farà il suo contratto individuale con la controparte. Ognuno rappresenta se stesso. L’azienda ha un esercito di aggregati: commercialisti, grandi avvocati, ministri, ecc. Beato il giovane del Terzo Millennio e delle notti bianche!
Racconto a ruota libera una piccola storia che mi riguarda personalmente. Non è una vicenda kafkiana ma può sembrarlo. Si tratta della prima offerta di lavora fatta a mia figlia Marika.
E’ il mese di maggio del 2005, siamo nella Facoltà di Architettura di Genova. Mia figlia discute la sua tesi di laurea e prende il massimo punteggio, 110 e lode. Con i suoi amici, il suo ragazzo e mia moglie, andiamo a prendere una bibita in un piccolo bar nelle vicinanze della Facoltà. Dopo un po’ squilla il telefonino di Marika. La vedo un po’ emozionata. Penso tra me: cos’è accaduto? Finita la conversazione, con voce commossa, eccitata, dice: «Era uno studio di architetti, uno studio molto importante… Dicono che dietro ci sia Lui… Mi hanno offerto di lavorare con loro… Avete capito bene: mi hanno offerto un lavoro…». Tutti i suoi amici applaudono e urlano: «Evviva, evviva…». Il giorno dopo si alza di buon mattino e si presenta nello studio degli architetti. Fortuna delle fortune lo studio si trova a un centinaio di metri da casa nostra. Che cosa volevamo di più dalla natura e dagli uomini? Verso le undici Marika rientra a casa. E’ abbacchiata, non dice una parola. Con mia moglie chiediamo: «Cosa ti hanno detto, perché fai quella faccia?» Lei sbotta: «Faccio la faccia che ho. Comincio a lavorare domattina, vi va bene?» Non dice più nulla, si chiude nel mutismo. Io e mia moglie ci fissiamo negli occhi senza dire una parola. Poi, Marika si alza e va a bere un bicchiere d’acqua. Dice con voce quasi ironica: «Questo è… Se vuoi imparare il mestiere, devi pagare uno scotto. Non bastano i centodieci e lode. Ci vogliono dieci ore al giorno da lunedì a venerdì. Quattro ore il sabato. Poi, quando si deve consegnare il progetto le ore non si devono contare… si può fare anche mezzanotte. Questo è…». Non voglio farla tanto lunga, purtroppo non era poi così. Non “imparava il mestiere di architetto”, doveva solo copiare disegni al computer. Aprirsi la partita Iva e fare il lavoro da copista nel loro ufficio per essere controllata. La paga? Seicento euro il mese e pagarsi anche le tasse… Marika ha lavorato soltanto nove giorni. Poi, un pomeriggio, erano le quindici, quindici e trenta, è scappata … «Non ce la facevo più a restare lì dentro…»
E’ caduto il Muro di Berlino, si è dissolta l’Unione Sovietica, si è allargata l’Europa e i Sessantottini che hanno applaudito l’ingresso a Teheran di Khomeini, hanno preso il potere e sono ben saldati con leghe di acciai speciali alle loro poltrone con figli nipoti e amanti. Nel frattempo si sono anche incanutiti ma si sentono sempre giovani più dei giovani. E per questo hanno pensato di organizzare le feste di fine estate per far sognare i giovani disoccupati. Tutti i sindaci e le sindache vogliono legare alla loro città i cantanti, gli uomini e le donne di spettacolo di cent’anni fa. Che senso ha spendere il pubblico danaro per legare a una città un personaggio popolare che non porta nulla se non se stesso? Che investimento è questo? E’ semplice insensatezza. Questi attempati signori, collezionisti di banconote, più invecchiano e più sono ingordi. Non si accontentano mai di quello che hanno, forse al loro posto lo sarei anch’io. Nessuno di quelli che occupano la Torre dice la verità sul nostro tempo. Sono tutti scopritori del passato.
Ma perché spendere questi soldi per ingrassare questi vecchi lupi mannari e non dare ai giovani la possibilità di esprimere se stessi? Mi rifiuto di credere che in Italia non ci sia una nuova generazione che sappia scrivere una canzone. Non è possibile. Questi vecchi fagocitano i giovani, veri talenti in ogni campo. Le città delle notti bianche hanno problemi di bilancio. Ai bambini degli asili hanno tolto la merendina, ai vecchi tromboni danno gettoni di brillanti. La notte bianca serve soltanto a dare parcelle ad agenti e artisti che hanno fatto il loro tempo e di cui sottolineo nessuno vuol disconoscere i loro meriti passati. Forse sono un Ateo che vive in solitudine, ma la solitudine del’Ateo è la più alta forma di santità non spirituale ma solare. E dopo la notte bianca cosa ci rimane?
Vincenzo Guerrazzi
Ieri ci sono state le notti bianche a Milano. Ho visto un servizio sul TG3 regionale, i commercianti sembravano soddisfatti, la gente intervistata chiedeva più iniziative del genere, la notte in generale il centro di Milano è squallidamente deserto.Riguardo al caso di tua figlia,più di 40 anni fa io ho avuto più o meno la stessa esperienza. Dopo poche settimane di lavoro in una banca, sono scappato via e cercato la mia strada altrove… Dipende comunque da come uno è fatto, c’è gente a cui piace stare in ufficio a fare lavoretti od a scaldare la sedia. Inoltre c’è pure da dire che i giovani pretenderebbero di essere subito assunti come direttori generali, invece il tirocinio, facendo anche lavori umili, è ahimé necessario. Io ho conosciuto il conte Marzotto il quale mi ha detto che suo padre, per fargli imparare il lavoro, l’ha mandato a lavorare come operaio in filatura…ed era ricco,conte e dottore!Forse il mio commento non è quello che ti aspettavi, se è così mi spiace…
Caro Vincenzo come ti ho detto qualche giorno fa: gli atei vanno in paradiso… Tutto giusto quel che dici, nulla da eccepire. Neanche una virgola fuori posto. Però… c’è un però che non si può trascurare. Il tuo è un punto di vista di tutto rispetto e la vicenda di tua figlia è quella di tanti altri ragazzi della sua generazione. Nel mio lavoro di ingegnere episodi come questo e più violenti di questo ne ho visti a decine. Giovani frustrati, spenti… giovani che hanno perso il dono più bello dei loro anni: la voglia di sognare. Ma la realtà non è proprio come la racconti. Tu hai l’età di mio padre, probabilmente anche lui l’avrebbe raccontata così. Come l’avrebbe raccontata chiunque altro della vostra generazione. Chiunque fosse cresciuto a pane e ideologia… Bada bene, non mi riferisco soltanto alle ideologie socialiste e socialdemocratiche, ma più in generale a una certa visione della vita all’interno dello Stato regolata unicamente dalle scelte politiche dei suoi governanti. Hai citato la caduta del muro… Ebbene, il crollo del muro non è stato solo il crollo di un simbolo. Non ha solo segnato la fine della guerra fredda e non è stato soltanto l’impero sovietico a crollare. È crollata un’intera epoca: quella degli Stati nazionali. E il colpo di grazia è arrivato l’undici settembre di nove anni fa… Gli ultimi mesi che ho trascorso in ditta ero incazzato come una bestia. Non avrei mai detto che dopo dieci anni di onorato lavoro mi sarei ritrovato con un lenzuolo in mano a urlare come un ebete gli slogan dei nostri delegati. C’erano le telecamere quel giorno, e andammo a finire in prima serata da Santoro. Ma la cosa assurda era che ce lo avevano detto i sindacalisti, ce lo avevano detto che le multinazionali possono fare quello che cazzo vogliono nel nostro paese. Se un colosso transnazionale decide di chiudere uno stabilimento in Italia per aprirne uno in Cina o in Brasile non ci sono santi. La legge italiana glielo permette. Possono farlo, sulle ristrutturazioni aziendali hanno carta bianca. E allora… allora va bene il discorso dei giovani, il precariato, il neoproletariato intellettuale e tutte le sfighe che i ragazzi di oggi si portano appresso… ma a un certo momento i giovani si devono svegliare. Tempo fa sono incappato in uno di quei troiai televisivi pieno di tette culi e pseudointellettuali che sbraitano e litigano come da copione… ebbene, c’erano dei giovani in platea, a un certo punto prese la parola una ragazzotta. Avrà avuto una ventina d’anni, con una grinta e una boria da sputarle in un occhio fa: “Io studio filosofia, e quando finisco lo Stato mi deve garantire un posto da filosofa…”. Ecco, è proprio questa la verità che hai omesso nella tua seppur pregevole invettiva: la condizione di agio e benessere in cui sono cresciuti moltissimi dei nostri giovani. Spesso coccolati e viziati al di là di ogni ragionevole buon senso. E la moto ai sedici anni, e la macchina ai diciotto, e la vacanza da migliaia di euro, e la discoteca due-tre volte la settimana… Questo senza mai dirgli che nella vita non ti regala niente nessuno. La vita bisogna sudarsela. I giovani… Fanno qualche nottata sui libri, strappano a malapena un diciotto e si sentono in diritto di godersela come e quando vogliono. Senza muovere un dito per guadagnare qualche spicciolo. È un’anomalia tipicamente italiana, nei paesi anglosassoni questo non accade: durante l’anno studiano, d’estate vanno a farsi il mazzo nei pub. I nostri “cocchi” d’estate se ne vanno a Sharm el-Sheikh. Con i soldi di mamma e papà.
Il tuo “giovane” agente letterario (ex ricercatore Nokia Siemens Networks)
Caro Vincenzo, mi viene da dire: purtroppo hai ragione! Ho spesso il sospetto che i giovani di oggi si trovino in una situazione drammatica come poche volte in passato, certo come mai negli ultimi decenni. In generale, il potere economico ha sempre più il coltello dalla parte del manico, e i meccanismi di precarizzazione si traducono in un crescente potere del capitale sul lavoro. Più specificamente, il flagrante declino economico dell’Itala rende questa situazione ancora più difficile. Se molti giovani già se ne andavano (specie i più qualificati), questo ora succede sempre più. Ogni giorno vedo tanti giovani bravi (anche molti asini, certo; ma i bravi sono molti di più di quelli che si dice di solito). E assisto anche alle consuete lamentele dei soliti tromboni, e di tutti quelli che dicono che i tempi sono cambiati, che ora sono tutti ignoranti eccetera eccetera. I laudatores temporis acti, quelli che lodano il passato, ci sono sempre stati. Ma ora è particolarmente urgente capire quante giovani risorse stiamo mettendo a dura prova, e forse bruciando per sempre. Ci stiamo giocando il futuro. Bisognerebbe pensarci di più, e pensarci meglio. Senza il condizionale: bisogna, bisogna proprio. Subito.
Un abbraccio, con rabbia; e con speranza, nonostante tutto,
Gianni
… mia figlia per lavorare come guida turistica ha la parita IVA … Quindi non è una lavoratrice dipendente, ma quacosa che è (o SEMBRA …
lavoro in proprio.
Giusto per discorrere: un’altra “invenzione” del capitale e dei potenti perché chi è sotto, come dipendente, non appaia tale: le COOPerative dove ci sono i “SOCI”; se manca il lavoro un “dipendente” ha diritto alla cassa integrazione (se glie la danno …), ma il SOCIO di una impresa NO …
Chi, in Italia, ha per primo inventato le cooperative? … Forse Berlusconi? … No, mi pare di no; se non ricordo male l’idea delle cooperative è nata da quella “strana sigla” che mi pare fosse PCI … ma non ricordo bene …
ciao,
pino
p.s. circa 20 anni fa sono capitato ad una conferenza tenuta da un certo Lorenzo Parodi, operaio dell’Ansaldo. Egli disse — tra le varie cose — che si stava sviluppando una nuova forma di lavoro dipendente mascherato sotto la sigla “consulente” … Mi domando come quell’operaio di nome Lorenzo Parodi sia riuscito circa 20 anni fa a prevedere la “tendenza” che stava maturando nelle nuove forme di lavoro dipendente; chissà? … forse nelle sue ore libere ha letto parecchio i testi di Karl Marx!
Notti bianche,futuro nero per i giovani del Sud del Sud. Caro Vincenzo,condivido pienamente quello che scrivi e sono preoccupato per i ragazzi del nostro Mezzogiorno .Non hanno prospettive,non hanno sbocchi. Solo illusioni .Sono ragazzi intelligenti .Ma si trovano davanti il muro dell’indifferenza e la scelta obbligata dell’emigrazione intellettuale:al Nord oppure all’estero,anzi di piu’ all’estero,perché la nostra Italia alla ricerca non riserva l’attenzione ed i finanziamenti necessari. Non si è capito,non si vuole capire che se non si dà la possibilità alle menti brillanti di mettere a frutto i loro saperi ,queste menti saranno costrette ad andar via. Si arricchiscono le altre nazioni,diventa sempre piu’ povera di saperi l’Italia! Tu racconti il caso di tua figlia. Una indecenza.Lo sfruttamento intellettuale,che porcheria tra le porcherie di una nazione dove la meritocrazia è bandita e la “raccomandazione” è gradita! Ha fatto bene a lasciare quel posto umiliante per una persona preparata e propositiva! Ti racconto il caso di mio figlio. A Pescara è uscito dal Liceo Scientifico con il massimo dei voti. Ha fatto gli studi universitari a Pisa:Laurea in informatica con il massimo di voti e la lode sia alla Statale che alla Normale. Dottorato di ricerca conseguito con il massimo punteggio a Parigi, nell ’École Polytechnique , una delle più celebri scuole militari e università di ingegneria francesi, fondata nel 1794 da Jacques-Elie Lamblardie, Gaspard Monge e Lazare Carnot. Sai dove lavora adesso mio figlio ? Negli Stati Uniti,ricercatore della Microsoft. In Italia non c’è spazio per lui. E’ giusto che ai nostri giovani non vengano date possibilità di lavoro ? E’ giusto sperperare per le fumose “notti bianche”,figlie dell’epoca dell’apparenza e della decadenza ? No. Non è giusto.
Non occorreva essere aquile per capire che la globalizzazione avrebbe funzionato come un sistema di vasi comunicanti, abbassando la quantità e qualità dei diritti e delle condizioni di lavoro ai livelli di paesi emergenti per cui seicento euro al mese per un lavoratore sono manna (come il buon Tremonti ci ha ricordato qualche giorno fa). Ma chi lotta da una vita contro l’idea che il capitalismo sia il migliore dei mondi possibili non può stupirsi della redditività e della volatilità del capitale. I nostri ex comunisti, invece, hanno applaudito la truffa del globalismo in epoca clintoniana e oggi fingono di difendere quello che hanno già regalato.
Il miglior modo di fare spazio ai giovani (almeno un buon modo per cominciare) sarebbe pensionare questi cattivi amminiostratori, che da Occhetto in poi non hanno fatto altro che disastri e non hanno nerbo per contestare la destra peggiore d’Europa (quella dello psiconano), perchè in fondo oppongono alla rapacità di quella solo la propria totale mancanza di strategia sociale.
E’ vero, caro Vincenzo, dalle Notti bianche spesso ci si ridesta con la testa pesante, il corpo fiaccato, un senso di straniamento che dovrebbe piuttosto appartenere ai bagordi e alle luminarie della notte. Ci si ridesta con la città di sempre, solo più sporca e malinconica. E io che non ho niente contro le Notti bianche – tutto sommato mi piacciono anche, non fosse altro che per il fatto di procurarci una nuova confidenza con le nostre città – sempre di più mi trovo a considerarle la “trovata” di un tempo che ti regala “panem e circenses” nel presente sottraendoti in realtà ciò che c’è di più prezioso, il futuro.
Il futuro dei nostri figli, innanzitutto: e anch’io parlo ormai da padre, anche se da padre di due bambini piccoli, che ancora possono vivere interamente i sogni dell’infanzia.
Pensare che mi sembrano così fragili, così inermi, anche chi ha qualche anno in più di loro e magari comincia ad annusare la giungla di un lavoro che non c’è, di una società che non premierà mai il merito e semmai manderà avanti il raccomandato, di un paese insomma che sembra fatto apposta per deprimere le energie migliori.
A volte vorrei entrare nella loro testa, capire cosa pensano e cosa provano di fronte a tutto questo.
Non cerco prove e riprove alle mie convinzioni. Nemmeno mi aspetto lucidità, indignazione, solidarietà.
Perché chiedere a un’altra generazione quello che non è stato capace di dimostrare la mia generazione?
Allora riporto lo sguardo su di me e cerco di capire se ancora posso lasciare un segno, produrre una differenza.
ho letto i vari commenti…e non posso fare a meno di concordare sul fatto che i giovani si devono svegliare, capire che i diritti acquisiti non erano piovuti dal cielo..ma il risultato di anni di lotte politiche e sindacali dei nostri padri..e adesso questi diritti sono diventati precari..parola ormai di moda..in tutti i campi..anche nei rapporti sentimentali e che purtroppo stanno pagando sulla loro pelle questa situazione che si è venuta a creare. Per questo dovranno imparare a lottare..perchè ci stanno togliendo tutto ciò che era stato conquistato con tanta fatica, anche la costituzione vogliono cambiare, è una lezione per tutti per capire che bisogna essere sempre vigili, non cedere mai il passo.. . concordo anche sul fatto che i genitori hanno viziato troppo i figli..togliendo loro quell’energia necessaria per lottare..per ribellarsi alla rassegnazione che sembra ormai dilagare in mezzo a noi. Confido però sul fatto che prima o poi i giovani si sveglieranno e anche ai genitori dico parlate con i vostri figli..meno consumismo firmato e più cultura firmata…..
Caro Vincenzo fino a quando molti babbi e mamme continueranno a mantenerli ’sti giovani (come finora è successo… anche a sinistra); fino a quando faremo come sempre i ‘latini’ se non i ‘levantini’ inutile aspettarci chissà cosa. Fino a quando non si capirà che “la sudata laurea” non conta alcunché in questo paese (non a numero chiuso) se non a ritardare ulteriormente l’impegno nel sociale (così come era un tempo la naja obbligatoria: uno-due anni, a secondo l’arma, tanto per ritardare il dover trovare posti di lavoro a quei giovani… a suo tempo anche loro mantenuti da babbo e mamma in caserma a non fare nulla); fino a quando non toccheremo finalmente il fondo (notti bianche, rosa, verdi, gialle che siano, in questo delirante ed eterno “paese dei balocchi” in cui l’unico merito è saper rubare più di un altro); fino a quando le generazioni ‘mature’, alle quali apparteniamo, non si ergeranno, di nuovo, quali esempi, cioè di petto, senza stare a mugugnare qui in web o al bar, per poi tornare a casa e dimenticarci in tre secondi quella che un tempo si definiva “pulsione sociale o nel sociale o per il sociale” così da fare gli eterni italiani ‘cialtroni’ e ’sputa sentenze a vanvera’ anche noi; quando tutto ciò avrà una fine… se fine avrà mai (visto che tutta la ‘cricca’ politica ha letto dallo stesso libro e per nulla ha voglia di mutare le regole del gioco, così da delegare noi, se ancora non l’avessimo capito, di riprendere le carte in mano); bene, fino a quel giorno Pinocchio e Lucignolo diverranno asini, perché se i giovani sono asini (cioè non sanno, non hanno memoria, non hanno un bel cavolo di niente se non ‘alienazione’, ‘paura’ e disistima) la colpa è solo nostra: non siamo stati dei validi esempi un tempo (quando a nostra volta eravamo giovani) come ora. Tutto qui. Inutile prendersela con gli amministratori o con lo Stato quando sia chi amministra che lo Stato siamo noi, non altri da noi. Direi che l’analisi è alquanto semplice. Necessita che riprendiamo in mano la situazione, tutto qui. Ma come? Di nuovo sacrificandoci o pagando di persona se necessario, come hanno fatto tutti coloro che ci hanno preceduto per darci quello che ci è stato dato(e loro senza lamentarsi… non come noi, eterni piagnoni perché senza più palle – e mi si consenta il gergo da assemblea anni 60 o 70 o da caserma… ma è per capirci bene). Se una fogna scorre ancora a cielo aperto non è colpa di chi ci si bagna ora i piedi, è colpa di chi fino ad oggi, quella fogna, non l’ha tombinata. Nel 1945 necessitava dare un colpo di spugna totale, ma non lo si è dato, non lo si è voluto dare. L’Italia aveva perduto la guerra e ciao, si è entrati nel tunnel della falsa democrazia… quella che ancora, noi, sosteniamo andando a votare, pagando i partiti, rifacendoci a una Costituzione che nessuno ha mai applicato alla lettera, sostenendo la FIAT di tasca nostra, pagando ogni cosa… anche le false invalidità… senza muovere un dito, al massimo mugugnando. I soli che gridano, in questo paese, sono i Leghisti (che hanno la scuola del PCI – infatti la Lega è l’unico vero partito di sinistra rimasto in questo paese considerato il tipo di politica che fa – e non mi si dica che il vecchio PCI non era razzista perché si vede che la storia non la conoscete) oppure un ex DC, ex poliziotto, ex PM come Di Pietro. Gli altri li sentite gridare per qualcosa che non siano teatrini oppure sedie? Vedete le piazze piene? Notate un blocco sindacale compatto e inscalfibile? Notate facce serie, motivate, cattive, che fanno tremare il culo a chi di dovere? Non mi pare. Le piazze vanno piene, appunto, per le Notti Bianche. I giovani? I giovani sono giovani… da loro cosa pretendete? E’ giunto il tempo che si sia noi a fare un bell’esamino di coscienza… per primi coloro che si sono definiti sempre di sinistra, visto i 1000 treni che sempre la sinistra a perduto quando la questione giovanile faceva capolino. Quindi che non ci si lamenti che ’sta gente voglia la BMW, il posto ben retribuito senza fare un cazzo (come la TV spara bubbole racconta ogni giorno), che invidi chi i soldi li ha, che voglia essere come chi ha i soldi, che quindi voti il Berluska o a destra, perché ciò significa che non siamo stati e non siamo dei buoni maestri. Si ricominci proprio a sinistra (dopo le innumerevoli autocritiche) a fare di nuovo autocritica, e non si incolpino gli altri, perché agli altri non sfiora neppure l’anticamera del cervello di farlo, così come di mandare i giovani a teatro gratis, di incentivarli entro la scuola, di farnire giusti modelli, visto che il teatrino te lo servono bello caldo appunto in piazza, a fine estate, così che il Carvevale mai finisca… o quella che è l’illusione di un eterno Carnevale. A buon intenditori… e altro non aggiungo. I giovani seguono gli ESEMPI e noi, o, almeno, i più, esempi non lo siamo-sono. Non c’è più CODICE, non c’è più DIGNITA’, non c’è più chi trascina, e che quindi la faccia la si rimetta in campo noi. Io ho 53 anni, già comincio a perdere colpi, ma ogni giorno che mi sveglio mi sento ancora sulla barricata come quando avevo 18 anni. Faccio del mio meglio, tramite le armi che ho: arte, poesia, scrittura, pensiero e, modestie a parte, “il tenere sempre una posizione”. Voi la tenete la posizione? Avete, come un tempo si diceva, la spalla del ‘compagno’ che vi sta a sinistra e di quello che vi sta a destra ben cementate con le vostre? Lo stesso lo si dica di chi sta a destra… all’estrema destra… sono incollati ai ‘camerati’ che hanno al fianco? Temo che loro lo siano ancora, così ‘legati’, temo che non lo sia più chi sta dall’altra parte.
Grazie dello spunto. Un caro saluto a tutti.
Caro Vincenzo io non penso che le notti bianche siano un problema ma un iportante incentivo al turismo….per fare soldi bisogna prima ivestire. Il problema invece é l’incoraggiamento delle leggi italiane all’ evasione erariale dei grandi imprenditori.
Eppure questi milioni di miliardi andrebbero a cosruire nuovi posti di lavoro , abbassebbero le trattenute sulla busta paga e le tasse che un datore di lavoro “onesto” paga, ci sarebbero più aiuti per le famiglie e per il sociale. Invece fa piu’ comodo fare arricchire i ricchi perche’ si spariscano il potere e far lavorare i loro figli , nipoti o amici.. la solita casta. In Italia non cambieranno mai le cose …Un operaio stanco matr.738
Sono andata alla notte bianca. E’ stata una notte come la neve di novembre e pallida come la luna di gennaio. Tante bevute e una montagna di bottiglie.E’ stata una serata in allegria,come la notte di fine anno. Un fiume nero di persone.Tutti felici e contenti ad aspettare il canto del cigno per un mondo più bello, il mio: lavoro in nero. Macino pagine e pagine di libri inglesi che traduco nella nostra madre lingua per una casa editrice di buon livello. Un tot a pagina o così o niente. Dovrei dire: o Pomì, come la pubblicità. Che schifo. Allora diciamo o meglio cantiamo:Viva la notte bianca e il lavoro nero.
La mia idola Patty (sottolineo idola non idolo) mi ha immalinconito. Ho quasi cinquant’anni e non mi sento vecchia ma nemmeno una ragazzina… A tutto c’è un limite. Questo lo sanno benissimo i nostri amministratori.Loro però, in questo caso, fanno gli struzzi. Quant’amarezza c’è nelle cose che scrive l’ingegnere SIMENS, oggi disoccupato, Pasquale Giannino. Si lamenta ma cosa fa per cambiare questo stato di cose? Quello che faccio io: Niente. Siamo ancora pregni d’ideologie e di miti. Turchetta, Manzoni, e tanti altri che sono intervenuti, sono ancora gravidi d’ideologie. Mi domando:A che serve dare soldi a Dalla, De Gregori, e a tutto quel l’esercito che si portano dietro quando i giovani hanno un mondo nuovo, tutto loro da cantare? Chi ha pagato questo fiume di danaro? Non certo gli sponsor. Gli sponsor incassano e l’ha dimostrato molto bene ieri sera Riccardo Jacona nella prima puntata della sua nuova trasmissione su Rai Tre. Non credo serva continui.
A.Cornero
Altro che disoccupato, sono sommerso dal lavoro: ho fondato un’agenzia letteraria: la New Writing Factory. A ogni modo, direttamente o indirettamente sono stato tirato in ballo e mi tocca aggiungere qualche virgola. Il senso del mio intervento non era di lanciare un monito ai giovani per aizzarli alla “rivoluzione”. Per carità! Abbiamo già conosciuto le pulsioni rivoluzionarie che animavano i ragazzi degli anni Settanta – se le mie letture non mi ingannano: quelli che volevano tutto e subito – e sappiamo bene come è andata a finire… I giovani d’oggi la devono smettere di pretendere. Sono stati abituati ad avere la pappa pronta, ma ora la pappa è finita. Il periodo delle vacche grasse è finito da un pezzo. I giovani d’oggi si devono rimboccare la maniche, e se necessario adattarsi anche a dei lavori umili. Gli fa schifo fare il commesso, l’idraulico, l’elettricista?… Dove sta scritto che un laureato non possa svolgere un lavoro manuale? Se c’è il valore i risultati prima o poi arrivano. In qualsiasi campo. Un ragazzo di 24-25 anni non può pretendere di avere subito un posto da megadirigente con la segretaria in topless e la poltrona di pelle umana… Non è così che funziona. Non è mai stato così. È inutile lamentarci degli extracomunitari che ci rubano il lavoro, quando noi sono anni che facciamo i fighetti e le mani non abbiamo più voglia di sporcarcele. E se proprio non va giù il lavoro manuale, si fa funzionare il cervello e ci si inventa qualcosa. È così che si supera la crisi, non serve aspettare la manna dal cielo. E nemmeno rimpiangere le utopie libertarie degli anni di piombo. Quei giovani erano dei “figli di papà” – come diceva Pasolini – figli di quella stessa borghesia che dichiaravano di combattere. Ed erano viziati almeno quanto lo sono i giovani del terzo millennio. Anche se il loro “vizio” era ammantato di ideologia…
Tutto giusto. Ma c’era anche un altro argomento che mi pare Vincenzo sollevasse con il suo “Notti bianche, vecchi tromboni e giovani senza speranze”. Tre temi che si intrecciano in un unico filo conduttore che ci riporta a una quotidianità amara, ma incredibilmente “normale”.
«Tutti i sindaci e le sindache vogliono legare alla loro città i cantanti, gli uomini e le donne di spettacolo di cent’anni fa. Che senso ha spendere il pubblico danaro per legare a una città un personaggio popolare che non porta nulla se non a se stesso? Che investimento è questo? (…) Ma perché spendere questi soldi per ingrassare questi vecchi lupi mannari e non dare ai giovani la possibilità di esprimere se stessi? Mi rifiuto di credere che in Italia non ci sia una nuova generazione che sappia scrivere una canzone. (…) Questi vecchi fagocitano i giovani, veri talenti in ogni campo. Le città delle notti bianche hanno problemi di bilancio. (…) La notte bianca serve soltanto a dare parcelle ad agenti e artisti che hanno fatto il loro tempo e di cui sottolineo nessuno vuol disconoscere i loro meriti passati. (…) E dopo la notte bianca cosa ci rimane?»
Se questa affermazione, ben riassunta nel titolo, ha un senso, il messaggio in bottiglia non riguarda tanto la condizione dei giovani e le loro responsabilità, quanto come vengono impiegate le risorse pubbliche per cercare di sfruttare “l’occasione Notti Bianche” offrendo loro opportunità di lavoro-visibilità-lancio, invece di ricorrere ad artisti (non solo nel campo musicale, ma di tutte le arti) che non hanno bisogno di aggiungere nuovi guadagni a quelli già ingenti che vengono procurati dai loro agenti. Perché non sfruttare le notti bianche, insomma, per dare una vetrina ai nuovi talenti e aiutare i giovani ad emergere, ed assistere invece silenti al loro sfruttamento? È possibile pretendere dagli enti pubblici un modello di comportamento nuovo, che si stacchi nettamente da quello dominante nel privato, dove il giovane è carne da macello, numero produttivo da sfruttare?
Bella domanda. Se si parte da qui, la risposta non è affatto semplice come potrebbe sembrare. Perché il successo di una manifestazione è determinato dal mercato, dagli sponsor, dalla forza contrattuale degli enti locali, da quella degli agenti, dalla capacità attrattiva degli eventi.
Tradotto: una notte bianca fatta solo con giovani emergenti riuscirebbe ad autofinanziarsi e ad attirare le masse o rischierebbe il fiasco?
Ma è proprio qui che si misura la capacità “sovversiva” (da sovvertire”, in questo caso le regole di mercato) di un’amministrazione, di qualunque colore essa sia. Se sul ponte di comando si decide di “rifare” le regole e di imporre le notti bianche come la vetrina dei giovani talenti, bisogna avere il coraggio di sfidare anche la gravità e di inventare nuovi processi, nuovi percorsi in barba ai tagli imposti dal governo e alle casse che languono. Immaginiamo – tanto per fare un esempio a caso – una città piena di palchi zeppi di giovani talentuosi che cantano, ballano, recitano poesie, leggono brani di letteratura, fanno cabaret, e tante altre cose e un solo big, uno solo (facciamo finta Celentano, primo nome detto a caso per creare un impatto) che per tutta la notte gira tra varie postazioni e canta, balla, recita poesie, legge brani di letteratura, si improvvisa spalla… mentre le tv, i fotografi lo riprendono assieme ai giovani aiutandoli così ad emergere.
Forse è una colossale sciocchezza (se ne dicono tante, una più una meno…), ma sarebbe un modo certamente diverso per attirare la gente, far partecipare un big a un programma dichiaratamente a favore dei giovani, tenere la gente sveglia a far festa, portare turisti. “Uno” dei mille modi possibili, se proprio non si vuole rinunciare all’attrazione e non si può fare a meno degli sponsor, magari anche per proporre modelli culturali alternativi a quelli imposti dalla Tv e dai media dominanti.
Ma allora perché il coraggio devono averlo solo i giovani, che sono la parte debole del sistema, e non chi per ruolo ha il compito di pensare, inventare, creare opportunità, farsi carico dei problemi? Ancora poche righe per raccontare una piccola disavventura che mi ha riferito un gruppo di ragazzi un mese fa in Calabria, dov’ero in ferie. Suonano in quartetto jazz, sono bravi, da anni girano faticosamente l’Italia, sono riusciti a farsi il primo Cd. Per la festa patronale di un grosso paese della costa jonica che attira migliaia di persone, avevano ottenuto una scrittura da un impresario che li avrebbe pagati e li avrebbe fatti conoscere in zona con manifesti, volantini, piccola campagna di comunicazione. L’uomo ha chiesto una lacation al sindaco, e questi li ha tenuti in sospeso fino a pochi giorni prima della data, poi gliel’ha negata. «Mi dispiace – si è giustificato l’impresario con i ragazzi – ma me l’aspettavo. Siamo avversari politici, l’ha fatto per dispetto». Al loro posto, mi pare di aver capito, hanno cantato e suonato i soliti di tutti gli anni. Purtroppo la politica è anche questa.
Soluzioni? Ma quali soluzioni, le cose sono uguali ovunque anche se apparentemente sono diverse. È questo Paese che non funziona, perché il controllo è sfuggito di mano come una saponetta bagnata anche a chi magari “saprebbe” o “potrebbe” anche, ma ormai – per diversi motivi, compresa l’incapacità – non ce la fa.
Mammola, 14.9.2010
Dalle notti bianche alle giornate nere, o quasi…
Soldi, sempre soldi, e poi senza lavoro.
La disoccupazione è un male della nostra società, dal villaggio globale ad una stanza, occupata in casa di mamma e papà. Giornate intere senza sapere cosa fare. Giorno per giorno, mese per mese, anni senza soldi, senza lavoro. Qui al Sud, come al Nord, non basta neanche la laurea, per trovare lavoro. Si tira a campare, e si ingrossano sempre gli stessi, si lavora per la gloria, e per i professionisti già affermati. Disegni su disegni, a matita o col Cad, per ottenere la gioia di vedere linee nella composizione della ristrutturazione di una casa fatiscente, o di una casa bella e spaziosa per il ricco committente. Ed io? e mio padre? Tanta rabbia e nessuna riscossione. Forse un pacchetto di sigarette, per allietare la nevrosi quotidiana. Dall’esaurimento dell’università all’esaurimento del lavoro. Ma quale lavoro? Il Maestro mi consiglia di andare all’estero. Per incontrare un’altro esaurimento? No grazie, l’Italia basta e avanza. Nell’Italia che si combatte, anche per mille lire, per le sigarette. Sono stanco e disegno, dormo e sogno di disegnare, a pranzo con mamma e papà, e penso di disegnare. Negli anni ‘90 arriva all’improvviso l’Arte Contemporanea, che insieme alla buona Musica cercano di salvarmi dal suicidio… Riprendo a disegnare, a dipingere, a cercare lavoro. Macchè, il disegno c’è, ma senza lavoro. Riprendo a studiare Storia dell’Arte, con le giornate nere asfissianti, poi mi immergo nella preghiera, solitudine e fede, speranza senza carità, senza soldi, e papà depresso, mamma che mi conforta. Mentre il cielo è sereno e azzurro, nel 1998 arriva l’esperienza di lavoro con la protezione civile: senza fare nulla, o quasi, percepisco 800.000 £ al mese. Una fortuna. Non buona…perchè i colleghi geometri sono un’altro esaurimento da sopportare…nel frattempo le armonie geometriche maturano in me sensazioni poetiche, con paesaggi informali e numeri da riprendere, per concentrare infiniti gesti pittorici, che si accavallano nel tempo. Mi accorgo di essere un pittore, un architetto, un poeta, uno scrittore, per addolcire notti bianche trascorse nel letto dell’insonnia. Quando arriva il sole non mi va di fare nulla, poi mamma disperata mi chiama, perchè papà non vuole vedermi al letto. Notti bianche e depressione, colorate dai miei pennelli, aspettando il lavoro, insieme all’arcobaleno dei miei primi cinquant’anni, da precario, come L.S.U. E l’architettura? E’ sempre presente, ripresa nei labirinti dei miei neuroni, poggiata sulla carta, bianca e nera, come la mia anima. Sognavo una politica positiva ed è arrivata tangentopoli nel 1992, che spazzò via anche quel misero lavoro nello studio tecnico. Adesso i giganti dell’edilizia prendono anche i miseri lavori, mentre noi giovani speriamo che a Monte Citorio arrivi un buon Premier. Macchè, è arrivato Berlusconi, e ha spazzato via tutto. Il nuovo è arrivato, i mascalzoni sono andati via. Per cambiare cosa? Nulla. Tutto è come prima, anche le battaglie sociali, viste in TV, con tristezza. Dove sono i giovani? Con Mamma e Papà. Ed io attraverso l’ennesima disoccupazione, sperando di rimanere giovane, senza lavoro, ma con le notti bianche, che illuminano la mia solitudine.
Vorrei consigliare a coloro che pensano e/o sostengono ,con cotanta superficialità, che i “giovani anni 70″ erano tutti dei “figli di papà”,di leggersi,per esempio,”Compagna Luna” di Barbara Balzerani.Forse-almeno- si eviteranno certe grossolane,risibili,generalizzazioni.O -peggio- “boicottaggi” e censure storiche.
@ Carnero. Meglio ancora ben saldi ideologicamente che allo sbando. Ma poi chi l’ha detto che le ideologie erano un male? Perché oggi sono in vacca a seguito di una sconfitta sul campo forse si crede che siano andate definitivamente in pensione? Mi pare che un buon mezzo pianeta proceda ancora tramite dei massimalismi, che siano politici oppure religiosi non ha importanza… e quella metà del pianeta è in avanzata a quanto mi risulta, e sta vincendo economicamente come sta rimandando a casa ancora una volta gli esportatori di “false democrazie” occidentali (leggi USA). L’ideologia cova sempre sotto la cenere, poi riappare, magari ammantata di altri colori, ma risorge perché, infine, all’uomo necessita credere. Sono solo flussi e riflussi vichiani, nulla più. Ora va così, domani risplenderà di nuovo il sole.
Inoltre, nel mio massimalismo assolutista non ho mai avuto alcun problema di identità, quando, invece, nell’oggi, vedo solo facce che neppure sanno il perché si beve quando si ha sete. E nel mio massimalismo non ero una “testa portata all’ammasso”, come un tempo si diceva, ma individualmente e coscientemente convinto di ciò che facevo, quindi non intruppato, ma una singolarità che aveva al fianco altre singolarità motivate pari suo. Almeno io l’ho vissuto così e altri idem, né più né meno.
@ Pasquale Giannino. Condivido quello che ha scritto Nina… la Bologna anni ‘70 era più che piena di figli del proletariato, idem i cortei del ‘68. In questo caso il buon Pasolini ha toppato di brutto… mi dispiace per lui. Molto letterario indicare nei poliziotti e nei carabinieri i figli di un proletariato del sud messo in divisa per fame… queste sono bubbole demagogiche (e ogni tanto il buon PPP ci cadeva in tale vortice), visto che quei ’sedicenti’ proletari in divisa menavano di brutto sulla testa degli studenti e degli operai senza porsi tanti problemi, in particolare il più importate, cioè: che coloro i quali gli stavano davanti erano proletari anche loro e anche per loro, per i poveri meridionali in divisa, erano scesi in piazza. Poche storie su ’ste robe. Si è fatta troppo letteratura, appunto, su questioni oltremodo concrete e che sono costate la vita a centinaia di giovani e galera ad altri. Ci si attenga ai fatti reali, non s’inventi a proprio uso e consumo.
[...] l’intero articolo sul blog di Vincenzo Guerrazzi Lascia un [...]
Ben vengano i chiarimenti e la bibliografia (ringrazio Nina per il suggerimento, alla prima occasione le offro un caffè). Probabilmente Gian Ruggero ha ragione, i ragazzi degli anni Settanta non erano tutti figli di papà o borghesi viziati che non vedevano l’ora di scalzare i vecchi dalle postazioni di comando, e per la voglia di far carriera entravano nelle fabbriche, si fingevano amici degli operai e li aizzavano alla rivoluzione (non è Giannino che lo dice ma lo racconta da una vita l’ex operaio Vincenzo Guerrazzi nei suoi libri, e a giudicare dal passato non propriamente liberaldemocratico di certi potenti che oggi occupano poltrone di prestigio nella cultura nel giornalismo nella politica… ebbene, a giudicare dagli scheletri che si portano appresso questi signori temo che Guerrazzi abbia ragione). Senza dubbio ce n’erano anche a crederci davvero. Stalin, Hitler e Mussolini erano morti da un pezzo ma c’era ancora chi si illudeva – negli anni Settanta – di poter fare la rivoluzione proletaria a colpi di revolver, da una parte, o che prima o poi sarebbe tornato il “cavaliere” e ci avrebbe pensato lui a ristabilire l’ordine e mettere tutti in riga dalle Alpi a Lampedusa, come auspicavano dall’altro lato della barricata. Poi tutti dovremmo sapere come è andata a finire… Detto questo però, Vincenzo ha sollevato delle questioni enormi. Ha sollevato delle questioni che rischiano di compromettere il futuro dell’Italia: la solitudine dei giovani. Proprio così, l’intero post si può riassumere con due semplici parole: solitudine giovanile. Gian Ruggero allude al fatto che molti ragazzi di oggi sono lontani dalla militanza, probabilmente non hanno mai avuto una loro idea su come vorrebbero che andasse il mondo né si sforzano di averne una. Il problema è che ai nostri giovani hanno sequestrato il loro bene più prezioso: gli hanno rubato il futuro. E non è facile “pensare” quando non hai più un futuro. Io ci sono passato, ve l’ho detto sopra. Mi ha salvato – mi sta salvando la mia passione letteraria. Ho passato tre anni che non augurerei neanche a un cane. Da quando ci hanno levato il progetto a cui lavoravamo, in Nokia Siemens, abbiamo subito ogni tipo di pressione. Eravamo di troppo: dovevamo togliere il disturbo. Per darvi solo una vaga idea della merda che mi avevano fatto diventare, io nel 2006 facevo colloqui per assumere nuova gente, mi avevano affidato dei collaboratori, avevo rapporti con l’università, andavo in giro a tenere seminari sulle nuove tecnologie… D’un tratto mi ritrovo sbattuto su una scrivania piena di polvere a non fare un cazzo dalla mattina alla sera, e sopportare capi capetti ed esauriti di ogni genere che mi ripetevano all’infinito: La ditta non ha più bisogno di te, sei pregato di andartene… Tre anni di inferno! Una guerra in tempo di pace! Esperienze così te le porti appresso per tutta la vita! L’ideologia! Altro che all’ideologia pensi! Fascismo comunismo berlusconismo celodurismo leccaculismo… Andate tutti a farvi fottere!… C’è un solo pensiero che ti frulla nella testa in questi frangenti: salvarti il culo… Grazie a Dio un giorno ho avuto un’illuminazione. Lo scorso anno andai in vacanza a Ibiza con un amico. Non ne potevo più, avevo bisogno di staccare la spina. La ditta ci aveva dato un ultimatum: fuori dai piedi entro il 2009, o con le buone o con le cattive. Avevo passato un anno a inviare curriculum nello Stivale ma non era successo nulla. Andai a fare un colloquio a Ulm, in Germania: mi avevano preso. Mi mandarono il contratto a casa: non lo firmai. All’ultimo momento non me la sono sentita. Mio nonno ha fatto l’emigrante in Svizzera per quattordici anni. Faceva il manovale e dormiva in una baracca assieme a suo fratello. Tornò in Calabria un mese dopo la mia nascita, nel 72. Aveva sessantun’anni ma ne dimostrava dieci di più. Era pieno di dolori reumatici, le braccia quasi non riusciva più a muoverle. Una vita da cani per consentire a suo figlio di studiare… Quando morì avevo dodici anni ma è rimasto sempre con me. Pure il giorno della mia laurea, a Torino, nell’aula magna del politecnico mentre discutevo la tesi c’era anche lui: nascosto tra la folla, vidi un vecchietto vestito con l’abito della festa e la paglietta sulle ventitré come amava portarla, gli occhi lucidi, l’accenno di un sorriso: era nonno Pasquale… Ecco, dopo aver letto il contratto, prima di firmare pensai che di certo non avrei dormito in una baracca fredda e umida ma in una bella camera climatizzata e dotata di ogni confort. Ma ripensando a tutto questo, ripensando all’eroismo di mio nonno… alla fine presi il contratto e lo strappai. Dicevo, il viaggio a Ibiza. Ci andai per una necessità quasi fisiologica: quella di non pensare. Avevo bisogno di spegnere il cervello almeno per una settimana. Non so se avete presente la movida di Ibiza: puttanesimo allo stato puro. Al di là di ogni immaginazione: ci potrei scrivere un romanzo sopra… A ogni modo, il mio amico e io capitammo in un albergo gestito da una simpatica signora originaria di Como. Non è che avessimo difficoltà con la lingua, la mia parlata calabra funzionava alla grande: andavamo dappertutto senza problemi. Però quella donna fu davvero gentile: ci diede alcune dritte su dei locali assolutamente da non perdere, fra le altre cose ci procurò due biglietti gratis per una delle discoteche più cool dell’isola… Una sera la signora aveva voglia di parlare: ci raccontò di quando giunse per la prima volta sull’isola del divertimento e della trasgressione: erano gli anni Sessanta, lei era una figlia dei fiori e fumava maijuana. Ora dirigeva un albergo… Una volta ritornato in ditta non ebbi esitazioni: mi recai presso l’ufficio del personale e dissi che ero disposto ad andarmene. Parlai con un mio collega che è un mago del computer e gli chiesi una mano a sviluppare il sito. Telefonai a degli amici scrittori, mandai in giro un po’ di mail di “sensibilizzazione” e così è partita la New Writing Factory. Vincenzo Guerrazzi è stato il primo autore che ha accettato di farsi rappresentare da me, altri sono arrivati subito dopo. Così è nata la mia agenzia letteraria, naturalmente votata alla scoperta di nuovi talenti. L’idea di fondo è semplice ma non banale: non lasciare gli autori da soli, specialmente quanti muovono i primi passi sul terreno insidioso della scrittura. Vincenzo parla dei giovani cantanti e di quanto devono sgomitare in questo mondo ingessato e gerontocratico per fare sentire la propria voce, il mondo letterario non è da meno… In definitiva, ai giovani dico questo: rimboccatevi le maniche e cercate di portare avanti un vostro progetto di vita. Qualunque esso sia, l’importante è che ci crediate. E soprattutto, non aspettate che siano gli altri a risolvere i vostri problemi.
guardate, ho letto solo il testo di Guerrazzi e peso:
1)Che sia un Mito (borghese) appartenente al secolo scorso quello del giovane rampante che, magari arrivato da un gradino sociale basso (quando mai) migliora il suo stato sociale così tanto da divenire addirittura dirigente
2)I giovani italiani sono, in media, molto provinciali, non sanno le lingue e hanno paura di muoversi quando, in Europa, i nostri vicini “più evoluti” non si fanno di questi problemi… se pensi agli Stati Uniti, dove i giovani per studiare e lavora si sposta in un paese che è pari a un continente
3)La famiglia in italia oltre ad adempiere alla ben nota funzione di ammortizzatore sociale, è parimenti origine d’ogni sorta di infingardaggine ed abulia che ammorba i giovani italiani viziati.
4)Inutile nascondere il fatto economico: assistiamo, da ormai più di venti anni, un progressivo declino econonomico dell’europa intera, e l’italia, che poteva farcela anni fa mediante a)sfruttamente della manodopera con il contenimento dei salari b)svalutazione della lira, ora, immersi come siamo nel mondo globale, è darwinianamente un-fit
5)mi scusi, guerrazzi: lei ha lavorato in fabbrica e sa cosa vuol dire Lavorare: cosa pretendeva, che sua figlia venisse assunta (di questi tempi)? La gavetta si faceva anche decenni fa! Consiglio a sua figlia, data la giovane età, di andare via da questo paese: che cos’è l’italia, se non un confino, un angolo marginale e marginalizzato?
6)naturalmente sarebbe bello che i “giovani” protestassero, un po’ come fecero i giovani di qualche tempo fa, anche in questo paese. ma la verità è che la qualità umana dei giovani, in media, è piuttosto bassa, essendo loro, i giovani, in gran parte egoisti, individualisti, vanesi e abulici…
7)esistono eccezioni, che confermano la regola (d’altronde se non si arriva al numero critico…)
Caro Domenico Logozzo hai ragione ho fatto bene a lasciare quel posto. Non perchè trovassi umiliante il tipo di lavoro. Il lavoro se giustamente ricompensato non è mai umiliante.
L’Università italiana, è un sacco di iuta ammuffito colmo di vanagloriosi professori, con i deretani piatti e flaccidi che strombettano stronzate dal mattino al tardo pomeriggio. E’ una perfida vedova nera sapiente creatrice di sogni, una volta intrappolato ti elimina.
Le famiglie proletarie e di classe media per intenderci, hanno creduto all’illusione che gli studi universitari potessero dare lavoro. Non è vero.
La borghesia, quella vera, questo lo sapeva. Tutti gli studi professionali camuffano la cosiddetta gavetta con il lavoro nero! Fanno lavorare per anni persone completamente in nero. LA PARTITA IVA E’ UN LAVORO SUBORDINATO MASCHERATO DA LAVORO OCCASIONALE. Cosa c’e’ di meglio: è stata garantita manodopera intellettuale a costo quasi nullo.
Aggiungo pero’che chi rimane per anni in questi studi tanto furbo non è….
L’illusione universitaria ha fatto bene a tutti per un po’ di tempo, diciamo gli ultimi 20-30 anni.
Ma è una “crisi dei subprime” , e sta per scoppiare. Il pallone universitario sta per saltare in aria.
L’Italia è uno dei pochi paesi in Europa ad avere una forte tradizione artigianale. La Camera di Commercio di Genova, che almeno per una volta bisogna dirlo, sta facendo qualcosa di utile. Chiede agli artigiani ed ai commercianti che desiderano andare in pensione e che negli anni si sono fatti una clientela, di non abbandonare definitivamente la loro attività, ovvero di vendere, cedere, regalare il loro nome. Sfruttare il nome che negli anni porta con se una clientela. Sfruttare quindi l’esperienza dei vecchi per creare posti di lavoro per i giovani e perché no, anche per le persone di mezza età.
Inoltre non tutti sono portati per lo studio, come non tutti per il lavoro materiale, c’è invece chi è portato per entrambi, e questa è un’altra storia.
Lamentarsi comunque non serve a nulla.
“I critici criticano. I musicisti suonano.”
Inoltre tengo a sottolineare che tutto ciò che ho appreso non lo devo ai miei professori universitari!!!!
Lo devo ai libri, (che è vero sono scritti anche talvolta da questi professori marci), ad internet , al mio lavoro ed esperienza personali. Lo devo anche al fatto che non ho paura di sporcami le mani. Ma ripeto . Il lavoro se giustamente ricompensato non è mai umiliante.
Ovviamente lo devo anche alla mia famiglia che mi ha sostenuto quando ho deciso di mettermi in proprio, di farmi la MIA GAVETTA, e di tenermi il bimbo tutte le volte che ho lavorato di notte, sabato e domenica e festivi.
Ritornando al discorso delle notti bianche, concordo pienamente con Sansalone. Sprecare i soldi pubblici per fare ubriacare la gente peggiora solo le cose. Per usare un eufemismo.
Bisogna dare fiducia per attirare investimenti sul nostro paese, valutando il potenziale che l’Italia è in grado di offrire.
Aggiungo un’ultima cosa: ricevo numerosi curriculum di ragazzi laureati in architettura, ai migliori ho risposto. Ho detto che ero disposta a condividere gli utili se loro avessero condivisi con me i rischi. Nessuno si è fatto vivo.
Grazie per chi ha avuto la pazienza di leggere sin qui.
Marika
Quante parole spese per dire quasi tutti gli stessi identici cose. Manzoni da ragione a Nina, Nina, fa il discorso di Turchetta, entrambi parlano alla Bertinotti, l’ex comandante ed ex sindacalista ed ex presidente della Camera ora novello romanziere. Nessuno ha voluto centrare il tema che propone Guerrazzi. L’ingegnere Giannino dovrebbe, se non l’ha già fatto, leggere quanto scrive l’architetto-artista Gulluni, l’unico, a mio avviso, che ha bucato non solo lo schermo, ma il blog. Sansalone ha evidenziato il tema reale. Chi se n’è accorto? Che cosa facciamo? Andiamo tutti all’estero come propone Lombardo? E poi????.
Allora lasciamo che i giovani, e non solo loro, ballino e cantino nella notte bianca alzando le mani verso il cielo dove sperano di aggrapparsi alla luna, così a cinquanta due anni saranno ancora a casa con mamma e
papà . Senza nessun rancore .
A Cornero
Gentile sig.ra Cornero le faccio cortesemente notare che il suo commento ha qualche refuso. Prima di emettere sentenze e dire chi buca lo schermo e chi no, forse le converrebbe ponderare meglio quel che dice e come lo dice. Poi, la prego, non mi dia dell’ingegnere.
Ossequi.
Buonasera a tutti gentili lettori. Confesso di aver letto più volte i vari commenti per poter raccapezzarmi, ed inserirmi in un discorso logico senza uscire fuori dai binari.Il nostro caro, Vincenzo Guerrazzi, ormai amico comune, almeno virtualmente, solleva le “notti bianche” e i tromboni, ragazzi che ormai sembrano non aver più nessuna speranza. Io per conto mio, sono stata più volte, alle notte bianca, era semplicemente andare in giro per i negozi, comprare zucchero filato ed ascoltare musica. Non mi sono mai fatta tutte queste domande. Certamente, concordo che i nostri ragazzi, parlo per i miei sono diversi da me, io ho lavorato una vita perché non passasse la mia infanzia, quando si mangiava carne solo la domenica tutta la settimana patate a spezzatino. Ho cercato di fare mille mestieri per mantenerli bene, non sono benestante ma viviamo di uno stipendio di 1700 euro tra me e mio marito.
Ho solo tre figli; mio padre ne aveva nove di figli, e un solo stipendio (operaio del cantiere navale)non bastava, per poter mettere sempre la pentola per tutti, i più grandi lavoravano( 9 anni e 7 anni) pasticcere e panificio)oggi sarebbe abuso sui minori, allora sopravvivenza. nessuno dei nove figli si è laureato ma tutti lavoriamo. I miei figli, due lavorano, commessa, e giardiniere addetto ai bonsaj, certo non pagato benissimo, ma lavorano. Non accetto che si dica che i giovani d’oggi sono senza speranza, noi che veniamo di una gavetta diversa dalla vostra onoro i miei figli perché sono dei bravi ragazzi, non si drogano, non rubano e rispettano il prossimo, la crisi del lavoro c’è e purtroppo piangeranno i giovani la condizione lavorativa. Oggi, tutto il mondo è paese, ci staranno sempre i buoni e cattivi, buoni propositi per il governo, cattivi propositi e noi povera gente stiamo qua a parlare, a comunicare per la nostra disapprovazione, per un mondo che cade sempre più nel baratro della decadenza
cordialmente
Giulia Maggì
Marika,quante oneste e buone verità dici.La parola umiliante era intesa come sottovalutazione di una professionalità.Lavorare è un onore.Sempre.Mio nipote è laureato in Informatica.E’ rimasto in Calabria.Ha lavorato ed ha studiato.Ottenuta la laurea,continua a fare lo stesso lavoro di prima,perchè non ha trovato di meglio:dipendente McDonald.Confeziona e serve hamburger.E’ nel Sud del Sud.Dove,come diceva una vecchia canzone di Otello Profazio , “si campa d’aria”.Spera sempre di poter mettere a frutto il suo sapere.Non dispera.Quando hai scritto dell’iniziativa della Camera di Commercio di Genova per la tutela della tradizione artigianale,mi hai commosso,perchè con la mente sono tornato indietro di tanti e tanti anni,nel mio amato paese,Gioiosa Jonica.Ricordo i ciabattini che realizzavano a mano i loro capolavori,i falegnami maestri dell’intaglio,i sarti che con pazienza cucivano su misura abiti di qualità,i fabbri,che davano al ferro forme artistiche impareggiabili,i barbieri che erano sempre informati di tutto “il quotidiano orale”… Che bello ricordare un’epoca in cui non c’erano le comodità di oggi.E i ragazzini andavano a scuola di…mestiere. Quei piccoli apprendisti sono diventati grandi artisti,spesso malpagati,sfruttati dai “tromboni”.Una volta c’era il coraggio dell’ottimismo.La sfida era regola.Oggi la paura della competizione è una delle piu’ assurde logiche seguite dai giovani.Tu chiedi ai giovani di condividere il rischio.Dicono di no.Perchè i loro genitori non sono stati capaci,come i nostri,di insegnare loro che ogni giorno è una “sfida”.E vince chi ha la schiena dritta.Impiegherà di piu’ per arrivare alla meta.Ma arriverà.Ed allora non sarà facile buttarlo giu’.Chi invece vive inseguendo il facile ed immediato successo,che pensa che la raccomandazione sia “cosa buona e giusta ” ,sarà “temporaneamente ” vincente,ma il tempo che,come mi diceva mio padre, “è galantuomo”,saprà fare giustizia.Non vendetta.Perchè questa è una parola che può uscire dalla bocca soltanto dei cattivi e malpensanti.Marika,che dirti altro? Una cosa soltanto:ti ammiro per la lucidità del pensiero e per avere come “maestro di vita” un padre straordinariamente attaccato agli ideali puri di libertà .
… scusate il “FUORI TEMA” …
Marchionne pare guadagni 400 volte il reddito di un operaio.
PROPOSTA (poco interessante):
una settimana di ferie e il tuo reddito sarà 200 volte quello di un operaio …
PERCHE’ suppongo che Marchionne rifiuterebbe (interessante!):
perché avrebbe paura che constatando che la sua assenza di una settimana non cambierebbe nulla gli imporrebbero due settimane di ferie ed un reddito solo 100 volte superiore a quello dell’operaio …
La notte bianca e il giorno nero. No, cari amici.
Alessandro il Grande ha preso di liquidazione, dopo tredici anni di guida all’Unicredit, cento trenta miliardi delle vecchie lire. Questo lo tengono nascosto tutti, compreso Grillo, Bersani, Di Pietro, Il Fatto, la Repubblica e così di seguito. Un bancario per prendere questa liquidazione deve vivere trentacinquemila anni. Avete capito bene. Tutti sperano di guadagnare quanto Alessandro il Grande e si lamentano se i vari figli di Guerrazzi scappano dopo nove giorni di lavoro.
Mario
35-mila-anni … Un tempo brevissimo rispetto all’età presunta dell’universo, all’evoluzione dell’umanità a partire dai primi ominidi o al tempo di felice esistenza di animali come i coccodrilli …
Un “niente” insomma …
)
pino
… ma, scordavo, i coccodrilli non percepiscono alcuna liquidazione!!! …….
))
Signor Seb, i coccodrilli percepiscono grosse liquidazioni, e come se le percepiscono, come sempre. Cerchi d’informarsi e vedrà che non dico cose che non so. Il mondo è cambiato ed è cambiato in peggio. Nella nostra terra ci sono un miliardo e cinquencentomilioni di uomini e donne che percepiscono una paga giornaliera di trenta centesimi di euro al giorno. Ha capito bene: trentacentesimi di euro. Pesino Marco Pannella denuncia questa miserabile realtà. Un mio conoscente mi dice che Alessandro il Grande ha percipito come liquidazione non quaranta milioni di euro, ma centotrentamilioni di euro. Ma è un democratico e fa beneficienza. E questo è vero: come tutti i ricchi ladroni fanno beneficienza con lo sfruttamento degli uomini, uomini-schiavi. Il discorso diventa complesso e per questo abbiamo inventato le notte bianche o le notte di Cabiria.
Mario
Signor Seb, i coccodrilli percepiscono grosse liquidazioni, e come se le percepiscono, come sempre. Cerchi d’informarsi e vedrà che non dico cose che non so. Il mondo è cambiato ed è cambiato in peggio. Nella nostra terra ci sono un miliardo e cinquencentomilioni di uomini e donne che percepiscono una paga giornaliera di trenta centesimi di euro al giorno. Ha capito bene: trentacentesimi di euro. Pesino Marco Pannella denuncia questa miserabile realtà. Un mio conoscente mi dice che Alessandro il Grande ha percipito come liquidazione non quaranta milioni di euro, ma centotrentamilioni di euro. Ma è un democratico e fa beneficienza. E questo è vero: come tutti i ricchi ladroni fanno beneficienza con lo sfruttamento degli uomini, uomini-schiavi. Il discorso diventa complesso e per questo abbiamo inventato le notte bianche o le notte di Cabiria…
Mario
Dopo avere conseguito una seconda laurea (ora si dice “magistrale”) mi sono rivolto ad un ufficio che ai tempi della mia prima laurea (in architettura) non esisteva (e chissà perché?): l’ufficio placement (una volta si diceva “collocamento”). Qui mi è stato chiesto: “Ma non è che magari vorresti fare l’architetto? Te lo chiedo perché c’è un grosso studio della tua città dove due anziani architetti cercano un praticante cui mollare lo studio, perché sono vecchi e stanchi. Hanno grossi appalti per lavori pubblici anche all’estero” Cosa si potrebbe chiedere di più dalla vita? La responsabile dell’ufficio placement mi sollecita a tenere d’occhio la bacheca del sito dell’università, perché l’annuncio sarà pubblicato a breve. Nel frattempo io raccolgo informazioni sui titolari di questo studio, tanto per sapere un attimo come stanno messi. A quanto pare hanno (entrambi o solo uno dei due, non ho capito bene) una collezione di cinquanta auto sportive.
Ed ecco finalmente l’annuncio:
Lo Studio associato X.Y. partners di … che opera prevalentemente all’estero con progetti di achitettura pubblica, commerciale, privata e nel settore impianti sportivi, cerca nuovamente stagista, con laurea specialistica in architettura della costruzione e/o pianificazione territoriale, con elevata conoscenza di PC e della lingua Inglese.
Si riconosce un rimborso spese di € 200/300 mensili. Per contatti telefonare allo … Fax… e chiedere dell’arch. …
Quel “cerca nuovamente” significava che la stagista precedente era scappata via. E poi voi ci credete che i vegliardi avrebbero mollato l’osso ad un/una stagista che costa loro meno della spolveratura periodica del loro parco macchine?
Con buona pace di Pasquale: io il motorino me lo sono comprato a rate, distribuendo giornali la mattina prima dell’alba (prima di andare all’università). L’auto invece (acquistata da libero professionista, con l’illusione di poterla agevolmente “scaricare”) sono riuscito a finire di pagarla solo dopo la chiusura della partita iva, facendo simultaneamente quattro lavori diversi per un totale di ottanta ore a settimana (che nemmeno i coreani, i quali -stando ai rapporti OCSE- lavorano più dei giapponesi). Gli architetti per i quali avevo lavorato da “disegnatore freelance”, che non pagavano puntualmente nemmeno quei quattro soldi che avevamo concordato, mi avevano detto “Non ce la fai a pagare le rate della macchina? Vendila e vai a piedi!”. Loro invece andavano in villeggiatura in camper (già, il camper: ho notato che è un feticcio ricorrente tra quelli della loro generazione) e pensavano all’acquisto della seconda casa. Dopo che me ne sono andato (ancora mi dovevano diverse migliaia di euro) e che loro sono stati pagati per i lavori che avevo contribuito a far consegnare in tempo… coi miei soldi hanno acquistato i computer nuovi dello studio. Un timido tentativo di azione legale nei loro confronti è stato così scoraggiato da un amico giuslavorista: “Non sarebbe un bel precedente, se intendi trovare lavoro presso altri studi della zona”.
Oggi con le mie due lauree (una in architettura quinquennale, vecchio ordinamento ed una magistrale in design) lavoro nottetempo in un albergo. Qui almeno i soldi arrivano puntualmente. Ma a dicembre il titolare ci manderà tutti a casa: gli converrà riassumerci come stagionali tre mesi più tardi: in tempo per l’inizio del carnevale.
Apprezzamento e stima per gli ultimi due interventi,in ordine di apparizione: Mario,per il magico dono della sintesi ed evidentemente un amore per il bel cinema,che è sempre buon segno. Roberto, per ciò che ha descritto (che è esattamente quello che oggi succede ad ogni poverocristo che sta circa tra i 20 e i 40 anni, che non sia Lapo,Renzo,ecc..), per le sfumature ironiche,per alcune amare osservazioni…Come il cambio dei nomi delle cose; perfida sciocca opzione per confondere e fregare meglio la gente…Anzi,potremmo cimentarci tutti nel giochetto di chi ne trova di più!…E a proposito di nuovi termini e sfruttamento,adesso quest’ultimo lo chiamano “workexperience”,almeno detto così ha un’aria moderna,anzi,cool…………
Concordo con quanto scrive Monica in merito agli interventi di Mario e di Roberto. Faccio un appunto a Roberto bilaureato:
Perchè non fa i nomi di questi due anziani architetti, “collezionisti di auto antiche” e sfuttatori di giovani moderni? Perchè tanto riserbo? Se Roberto vuole cambiare e non solo lui, la sua condzione, deve, devono, dobbiamo trovare il coraggio di fare nomi e cognomi. Ne approfitto per dire a Pasquale e non al signor Paquale, che ha dato un significato, un’interpretazione tutta sua al mio intervento. E visto che traduco dalla mattina alla sera tardi, per un agente letterario è poco elegante mettersi a contare i refusi. Senza alcun rancore, Pasquale. Alessandra
…Muoia Sansone con tutti i Filistei!!???…Facile a dirsi,meno a farsi. La gente è terrorizzata,e cerca ancora di salvare uno straccio di futuro (e stipendio) possibile.Chi ha studiato non vuole gettare gli studi alle ortiche,chi ha un lavoro ha paura di perderlo,chi lo cerca di non trovarlo,ecc,ecc…Si teme sempre. Malgrado il sacrosanto malcontento,infatti,niente cambia.Si avverte o si sceglie la solitudine,d’altronde non esiste nessun senso del collettivo, e nessuna piazza accoglie e raccoglie più nulla…Le proprie rimostranze non vanno aldilà dall’essere riversate in qualche blog,o sfogate tra pochi selezionati amici consenzienti,o qualcuno -tra i benestanti- va in analisi…Purtroppo questo è il quadro di cui prendere atto. Siamo soli e gregge al tempo stesso! Chissà,sembra che fatali demiurghi siano riusciti nell’intento di sbarazzare gli individui da ogni coraggio.
Hai ragione Alessandra, potrei. Anche perché in fondo si tratta d’informazioni pubblicate in rete.
La rete, a chi la sa usare, ha dischiuso possibilità di “controllo” non solo orwellianamente intese (cioè TOP-DOWN), ma anche (sia pure limitatamente) “dal basso verso l’alto” (ovvero BOTTOM-UP).
Però non mi va neanche di scatenare una “caccia alle streghe” contro tizio o caio. Un’idea di quale possa essere lo “studio molto importante” (a Genova!) che aveva contattato Marika credo che ce la siamo fatta tutti. Anche senza nomi e cognomi. E se un Pritzker Prize paga seicento euro al mese… non posso certo stupirmi che un poveraccio che ha solo qualche grosso appalto negli ex domini degli Asburgo ed una collezione di auto d’epoca offra più di 2/300 € al mese. Vi lascio immaginare gli altri.
E poi ho perso ormai da tempo la “fede” nell’architettura. E di questo devo ringraziare soprattutto professori come Franco La Cecla. Quando gli ho detto che l’allora rettore della facoltà, in qualità di docente di “Analisi dei sistemi urbani” predicava proprio quel genere di abominevoli tesi ottocentesche che lui esecrava nel suo corso di “Antropologia Culturale”… lui ci è andato a parlare. Se non sbaglio non gli hanno rinnovato l’incarico proprio dall’anno seguente.
Lettura consigliata: “Contro l’architettura”, di Franco La Cecla, Bollati Boringhieri, 2008
Tra l’altro Franco è pure amico di un architetto che ha uno studio molto importante a Genova. Ma questo non ha certo ammorbidito le posizioni di Franco riguardo agli architetti. Forse infatti un titolo più corretto per il suo libro avrebbe dovuto essere “Contro certi architetti”. Ma vuoi mettere?
C’è la ripresa? No, non c’è. Ritornano gli anni Settanta? No, non ritornano perché son già passati. Un grande, un leone della letteratura, moltissimi anni fa andava a cercare il tempo perduto e noi ci masturbiamo a cercare tutti i giorni la casa a Montecarlo. Chi se ne frega di una casa a Montecarlo. Nina, perché consigli Roberto e agli altri Roberti di restare muti invece d’incoraggiarli non a cercare il tempo perduto ma a trovare il coraggio di sputtanare questi gran troioni? La storia, le storie dei vari Roberti sono amare e paradossalmente divertenti. A proposito, Roberto, perché non la racconti a Grillo? Lui è amico del dio degli architetti…e come sappiamo gli dei non permetto queste porcherie. Gli dei amano i giovani e la giustizia. Grillo dicono che non ama le notti bianche e pare che nemmeno il suo amico perde il suo prezioso tempo dietro queste notti. Lui è alla ricerca di giovani disoccupati per avviarli alla carriera brillante di costruttori di lo-culi.
Dante
Non ritornano gli anni 70,nemmeno io purtroppo ci credo,anche se Vico parlava di corsi e ricorsi..Non consiglierei a nessuno di tacere;semplicemente prendo atto della paura (o indifferenza?) diffusa,e riconosco come i manovratori siano riusciti,in meno di 20 anni, a lobotomizzarci in questo modo…!Giovedì sera da Santoro,l’ennesima dimostrazione;anche quando la verità viene a galla e sbattuta in faccia a questa gente,non solo questi non si scompongono-e persistono nel fornire una versione sempre diversa di quella dell’uva- ma il giorno dopo non succede nulla,(ed è una trasmissione cui l’auditel non manca!)ma dov’è l’indignazione???…Forse un pò di mugugno al bar la mattina dopo!…Citiamo Grillo,che ben molto prima dei vari V-Day,5 stelle,ecc, già aveva detto tutto,la gente si faceva due risate,e tutto tornava come prima…Vedo sempre la coda presso gli uffici degli usurai delle multe,tutti lì in fila a pagare per avere sfiorato con una ruota le striscie gialle!!!…Non esiste mai uno straccio di iniziativa collettiva,questa è la verità.La nostra disgrazia.La loro fortuna.”Chi pecora si fa lupo la mangia”, diceva mia nonna. Aveva ragione.
Io sono incazzata con i miei coetanei e anche con me stessa per aver subito senza batter ciglio la perdita di quei diritti per cui i nostri nonni e bisnonni hanno combattuto con la vita. Questa è una nostra colpa grave che ci si sta ritorcendo contro. La colpa è nostra ma anche no, l’adolescenza che abbiamo vissuto, disgregati e apoliticizzati, annichiliti davanti alla TV del benessere, questi dettagli hanno fatto la loro parte.
Ma non tutti siamo diventati per questo stupidi, abulici e disinteressati, non tutti alziamo spallucce e fatalisticamente affrontiamo le nostre giornate.
Il popolo viola è un movimento di rivolta che nasce dal basso e dai giovani, per esempio.
Peccato che sia del tutto inascoltato.
A quante manifestazioni ho partecipato, prese poco sul serio da chi avrebbe dovuto ascoltare.
Allora, mi dico, dovremmo essere molti di più e più cattivi…eh, attenzione però, non alziamo troppo i toni che poi si torna ai tempi del terrorismo.
Ma noi ci dobbiamo incazzare perchè questa gerontocrazia che continua a manovrare l’Italia ci sta rubando il futuro!
Nina, tu ti indigni? e cosa fai per dimostrarlo?
Viola,Verdi,Arcobaleno,Grillini,LAV,Emergency,la lista è lunga,tutti esprimono concetti similari,condivisibili,ma sono tutti divisi in gruppetti separati…Non confluiscono nel riferimento comune che ora servirebbe,compatto,granitico…Tutto resta frammentario, percepito come approssimativo,modaiolo,quindi anche inascoltato,o comunque-evidentemente-non ascoltato quanto basta.
… lo schieramento parlamentare è miseramente frammentato; hai ragione cara Nina … Non posso che condividere!
Voglio solo aggiungere che — pur senza alcuna stima per i cacciatori di assegno a vita (i politici) — si potrebbe cadere nell’errore di confondere la loro frammentazione ed inconsistenza come causa dei fenomeni sociali e non come effetto di una situazione economica in cui i rapporti economici polverizzano e mascherano i reali schieramenti di interessi di classe contrapposti … Per assistere, nel mondo, a nuove contrapposizioni più evidenti dobbiamo solo aspettare il vorticoso aumento di proletarizzazione in nazioni in fase di sviluppo … Cina, India, oriente in genere ad esempio …
Tutti parlano,parliamo, scriviamo, cantiamo e recitamo la solita litania: vogliamo cambiare il mondo e aiutare i giovani a trovare il loro giusto posto che gli spetta nella società. Che bella goduria.
Abbasso Berlusca e viva Fini. Abbasso Veltroni e viva Fassino. Abbasso Bertinotti e viva Vendola. E si potrebbe continuare all’infinito. Chi può salvare il paese e collocare i giovani nel giusto posto che gli spetta? Un solo nome per tutti: Montezemolo. Quant’è bello Montezemolo, quant’è grande Montezemolo, quant’è democratico Montezemolo e quante angherie gli stanno procurando i funzionari delle Ferrovie dello Stato. Quanti cattivoni contro colui che potrebbe salvare la Patria. Fratelli d’Italia che un dio, ormai lontano da noi, un tempo ci regalò. E ora cosa volete, voi giovani, oltre alle notti bianche? Cosa vogliono Roberta e Roberto, Marika e Pasquale, Nina e Manzoni e tutti gli altri? Sicuramente volete che i treni di Luca Cordero di Montezemolo possano tranquillamente transitare sui binari di FS e ascoltare nella notte bianca e viola di Bologna, il grande Guccini mentre canta “La locomotiva”. E tutti vivremo felici e contenti.
… un certo disincanto è d’obbilgo, non solo ora che “non sono più i bei tempi d’una volta” (quali? … quelli di due guerre mondiali, oppure quelli del Vietnam che faceva prosperare le acciaierie d’occidente? …), ma sempre, per ogni tempo e civiltà. Il primo problema che mi pongo è capire i motivi per cui in ogni civiltà ed epoca vi siano poteri che, visti col senno di poi, sono assurdi, anacronistici … Dalla civiltà Maya, al medioevo cristiano; dall’attuale India ai paesi occidentali. Noi sentiamo sulla nostra pelle le cose che non vanno nel nostro orto e dimentichiamo di chiederci cosa non va negli orti da noi distanti; distanti nello spazio e/o nel tempo … Eppure proprio attualmente ciò che accade in un dato posto ha la massima influenza su tutto il pianeta. Non siamo più ai tempi dei due o tre mondi separati come Europa, America ed oriente; l’economia ha definitivamente abbattuto queste vecchie barriere … Inutile ogni litania e lamentela se non capiamo; non per un vezzo culturale, ma per essere più coscienti della natura di ogni problema attuale.
Prendiamo ad esempio l’ecologia che è ora tanto di moda (e viene spesso usata per rilanciare interessi economici di parte): sento dire che il nemico n.1 del nostro immediato futuro è l’effetto serra causato dall’incremento del CO2 nell’atmosfera … poi sento mass media che dicono cose tipo: se la tal centrale a carbone o gasolio fosse convertita a gas metano si abbatterebbe l’inquinamento da 100 a 20! … sono andato a controllare il potere calorico di vari combustibili ed, il loro rapporto combustibile/ossigeno e la relativa quantità di CO2 prodotto a fronte della stessa quantità di calore prodotto. Non mi risulta che il gas metano produca fornisca le stesse calorie di qualche altro combustibile producendo un quinto di CO2 … Intendevano qualche cosa di diverso, evidentemente … magari molto importante; ma io chiedo solo che si esprimano in termini tecnici chiari …
Nemmeno Greenpeace si prende la briga di pubblicare una semplice tabella con numeri comprensibili riguardo alle varie sostanze inquinanti … Però nelle belle trasmissioni sulla natura e sulla fisica si sforzano di fare esempi numerici intuitivi …
Io ho scoperto una cosa: informare è un “mestiere” e come tale produce merce, guadagno, interessi …
Non per essere sbrigativi,ma quello a cui assistiamo,cercando di descriverlo ed annaspando sulle svariate soluzioni (ormai inesistenti),è il tramonto delle civiltà occidentali.Semplice e triste.L’Italia certo è in testa,visto che è anche priva di una dignità nazionale,e composta prevalentemente da un gretto e sventurato individualismo…Non aver saputo combattere degnamente,per esempio,uno come silvio,anzi,avere permesso il suo insediamento,non è forse un segno di nichilismo irreversibile???…Di resa totale??? Di rinuncia ai più elementari diritti???…Naturale il rimpianto verso i famigerati anni 70;anche le gesta più discutibili e violente denotavano almeno un’energia al cambiamento,una rabbia fertile…Difficile trovare qualcosa che sia peggio di questo pigro,codardo,ottuso immobilismo,nonchè vergognosa ubbidienza.
cara Nina,
in linea di massima concordo sulle tue osservazioni che riguardano in modo particolare l’Italia … La natura dei problemi italiani non è — nella sostanza — diversa dai problemi generali dei paesi occidentali avanzati nel mondo attuale; ma certamente la tradizione storica (ed anche la mancanza di certe tradizioni …) fa dell’Italia un caso molto particolare … Comunque non credo affatto che la causa di ogni male d’Italia sia Berlusconi; lo sopravvaluterei, facendo torto a tutti i motivi storici a monte. Benché Berlusconi abbia tanto potere non ha — come alcuno — la forza di deviare l’intera storia ed è semmai un accidente (un grande accidente, sia chiaro …) che ha trovato nella storia e nelle circostanze italiane l’occasione per infilarsi … è, quindi, più conseguenza che causa …
Ma togliendomi dal particolare per guardare la situazione più dall’alto direi che lo sviluppo di scienza e tecnologia ha raggiunto un livello che imporrebbe decisioni planetarie su un pianeta che per la naturale inerzia della tradizione è governato da nazioni!
Questo problema di fondo, comune alle sorti dell’intera umanità, riguarda ogni nazione e proprio per questo l’arretratezza storica dell’Italia entro lo schieramento dei paesi occidentali avanzati rende epidermicamente macroscopiche le contraddizioni del sistema Italia.
Ciao, Pino.
Caro Vince…non avercela per l’accaduto di tua figlia, sono anch’io dalla tua parte,ma tocco con mano questa realtà tutti i giorni da datore di lavoro a dipendente la mia dipendente.
E un enorme fatica accontentare le esigenze economiche di un dipende purtroppo date anche da tasse su tasse da pagare colpa “di chi” lo sappiamo tutti lo stato i comuni e quindi noi datori siamo costretti a cercare formule meno costose per i nostri dipendenti tra parenesi sfruttandoli! Ma con questo non pensare che noi datori ci guadagnamo? Una volta forse ora non più si tira a campare anzi il più delle volte mi seto più dipendene io dello stesso dipendente sfruttato veramente al massimo da prosciugarti l’animo e rendermi triste solo con mille pensieri e problemi da risolvere, tanto che mi danno l’urto tutte queste notti bianche che fanno splendere i nosri politici e impoveriscono le nostre tasche….e il futuro dei nostri figli.
Qualcosa deve cambiare……per la serenità di tutti.
Certamente non è la causa,è una conseguenza,d’accordissimo;ci voleva un terreno favorevole(preparato efficacemente già dagli anni 80 anche con la diffusione -truffaldina,vedi il decreto regalatogli da bettino- delle sue tv, non dimentichiamo,per esempio, che il “drive in” ha cancellato in poche stagioni 20anni di femminismo,e guardiamo infatti l’immagine della donna in Italia oggi,a cominciare dalle ministre!); resta comunque il più limpido emblema della nostra condizione di sudditanza all’ingiustizia ed alla stupidità,un perenne boomerang…!Dunque Montanelli era proprio un ingenuo,un inguaribile ottimista,e stimava oltremisura i suoi connazionali,a credere che dopo averlo votato ed avuto UNA SOLA VOLTA,come certe epidemie virali,poi gli italici se ne sarebbero liberati senza ritorno…Si è visto. Riconosciamo che il lavorio di quest’ometto addizionato all’imbecillità dei più,ha creato un perverso impasto che ha fuorviato anche gli storici più scafati.
cara Nina, vedo che entri bene nel merito nel terreno che ci ha condotto all’attuale condizione … Montanelli, dici bene, era proprio un ingenuo che almeno (a differenza di Berlinguer per esempio …) ha mantenuto i suoi principi laici anche nella tomba. Questo gli va riconosciuto anche se i suoi bei discorsi da “uomo giusto ed indipendente” analizzati con un pizzico di logica dialettica erano mediamente roba “ben scritta”, ma da “banale buonsenso comune” …
Comunque voglio andare ancor più a monte storicamente parlando … e non certo all’antica Grecia o all’impero romano. Mi limito a Marx a circa metà ‘800 … Premetto che userò solo una citazione senza dare per scontato in un qualunque senso ogni altra tesi marxista ed ogni fatto che, a torto o a ragione, viene attribuito dal “buonsenso comune” al marxismo.
Ciò premesso esiste una definizione marxista dell’imbecillismo parlamentare; una tesi formulata in un’epoca in cui parlamento e suffragio universale erano argomenti ancora in odore di rivolta, sovvertimento …
Direi che in questo Marx (per combinazione o per una geniale anticipazione) ha fatto centro!
ciao………..
pino
Sabato a Roma c’è stata una bellissima manifestazione, una manifestazione che ha fatto “paura”, non solo perchè si temevano (o speravano?)scontri e violenza , ma perchè una fetta grossa di giovani e lavoratori sono scesi in piazza e questa volta uniti. In quella piazza, infatti, non c’era solo la FIOM e gli operai, c’erano i precari della scuola e non solo, c’era il popolo viola, c’erano alcuni politici, c’era l’Italia che non vuole mollare…e siamo in tanti, dobbiamo solo impare a riunirci a riincontrarci.
La disgrgazione che viviamo non è casuale, è stata voluta e fortemente perseguita.
Per riconquistare l’unità la salita è lunga ma da sabato io vedo una speranza!
Tra i numerosi reportage su orrori di variegato genere che la tv somministra, qualche sera fa a “le iene”, hanno fatto vedere un terribile filmato sulla Giamaica, con tutta la serie di violenze possibili ed immaginabili delle guerre tra poveri…Adilà della palese indignazione e pietà che ha fortemente pervaso ogni spettatore,credo che altrettanto fortemente l’abbia impregnato di paura. Paura di essere /diventare /vivere così. Una paura che diventa una sorta di beffardo,amaro impasto di panico ed imbarazzo difronte al pensiero che non è toccato a sè… Chi è dotato di fedi religiose s’interroga -non senza sgomento- sull’imperscrutabilità di eventuali disegni divini, chi è di ortodossia agnostico-progressista si lacera per la consapevolezza di cosa certe politiche scellerate possano generare e di quanto sia mastodontica la lotta per esaurirle… Più rari sono invece,ad esempio, i reportage sulle politiche di paesi nord-europei…dove certe informazioni ci raggiungono solo se ci siamo stati, o se ce le racconta qualche amico…come sapere che certi signori delle monarchie usano mezzi pubblici(“signori” per davvero!),o sapere di come le tasse che tutti pagano se le ritrovino in servizi,strutture,ecc,ecc…Meglio assistere al peggio che al meglio…? Meglio impauriti che incazzati…?Forse. Sia chiaro ed implicito che sono assolutamente a favore della denuncia,della tv-verità,della libertà d’informazione, e che nulla vada occultato. Ma mi interrogo sulle finalità,sulla cosiddetta buona fede,ed appunto,della mancanza di par condicio sulla trattabilità degli argomenti. Anch’io penso che la salita sia lunga,e anche tanto tanto ripida.
Mia cara Nina, condivido le tue considerazioni sugli orrori di quella specie animale denominata, non senza un lato tragicomico, “HOMO-SAPIENS-SAPIENS” …
Sulle varie categorie di orrori citerò come esempio un dato ed una mia considerazione; sono un dato e una considerazione che non riguardano tremende atrocità fisiche, ma ritengo che comunque si tratti di un esempio della bestialità umana … Parlo della recente manifestazione FIOM a cui il PD non ha partecipato ufficialmente e, tanto per togliermi dalla palude di chiacchere del momento, scopro che nel dipinto di Guerrazzi intitolato “Il mangiatore di anguria” (quadro n.2 nella sezione politica) è già presente come anticipazione la radice di codesto aberrante comportamento del PD, nato dal reimpasto dei defunti Pepponi + Don Camilli …
Sulla natura delle cose, comprese le cose ed i fatti sociali mondiali: io sono un vero ateo; non mi limito a negare il Dio cristiano, cattolico, islamico, ebraico o qualunque altro Dio … io proprio mi limito a constatare che l’evoluzione del cosmo, delle specie viventi e dell’uomo “sociale” in ogni sua sfaccettatura (l’uomo della strada, il politico, l’industriale, il ricco, il povero, l’oppresso, l’oppressore …) ha una sola ed unica beata innocenza: “… ama danzare sui piedi del caso …”.
che gli orrori tutti di codesto porco mondo di fronte al secolare fallimento di ogni buonismo forse (e sottolineo forse … non sono uomo di “verità & fede”!) potrebbero trarre un qualche “piccolissimo ma concreto beneficio” dall’opera di un “piccolo diavoletto maligno” che scasini codesta macchina degli orrori posta sotto la cupola di qualche “cielo pietoso”.
Detto questo non mi sento capace di fornire ricette miracolose e mi rendo conto che finisco nel puro nichilismo … Ma un pizzico di umanità mi dice, per istinto, che il nichilismo come ogni veleno è, in piccole dosi, una medicina; medicina innanzitutto per me stesso e per mia personale ed egoistica autodifesa, ma pur senza pretese buoniste sento (a naso, poiché anche il naso ha una sua funzione …
sono un cinico, ma un cinico onesto e franco … Non ucciderò MAI un altro uomo agli ordini di un Dio, di una patria, di un ideale, di una bandiera … Semmai dovessi uccidere (ma sinceramente sono scarsamente incline all’omiciodio, per istinto e non certo per MORALE!) mi sentirei più a mio agio uccidendo per mio personale vantaggio … se almeno il 50% di coloro che ordinano ad altri la virtù di un certo tipo di uccisione ammettesse francamente la sua personale sete di sangue saremmo già una umanità un pelino migliore ed avremmo il coraggio di cambiare la definizione di homo-sapiens in HOMO-SANGUINARIUS! … un gesto di onestà non da poco …
ciao cara Nina …
pino
P.S. non prendere, se puoi, le mie iperboli alla “lettera”, fai uno sforzo per capirmi prima di giudicarmi, anche se il tuo giudizio fosse tremendo! … non cerco approvazione, ma solo sincerità e franchezza, anche a costo di varcare i limiti formali della decenza.