6 agosto 2010
Poche migliaia d’individui hanno il controllo totale dei sei miliardi, tra donne e uomini, che abitiamo sul pallone chiamato Terra. Siamo tutti nati dalla stessa fessura e tutti, o quasi tutti, abbiamo gli stessi organi vitali.
Tutti nasciamo con un orifizio molto importante, volgarmente chiamato buco del culo, il quale ha la funzione vitale di farci evacuare le scorie del carburante che ingoiamo per mantenerci in vita. Montesquieu scriveva che dietro ogni fortuna c’è più di un delitto. Questa è un’assoluta verità. Se la merda avesse un valore, i disperati della terra nascerebbero tutti senza l’orifizio.
Gli imperatori e i regnanti egizi, romani, inglesi, portoghesi, spagnoli ecc. erano dei poveracci rispetto a questi pochi fetenti-potenti che controllano il pianeta.
Questi dominatori della Terra, siedono al tavolo delle decisioni e mentre mangiano crema d’aragosta annaffiata con vini pregiati, s’inventano l’eroe da dare in pasto alle masse.
I loro pensieri aleggiano come materiale radioattivo sopra la testa dei meridionali del mondo, nel profondo della loro coscienza sono come quel padrone di casa persiano che assassinò i suoi ospiti per arrivare al potere assoluto. Sussultano e sbuffano come muli impazziti che senza tregua scalciano sulla testa e sulla fatica del dolore umano. Occupano e massacrano interi popoli e così s’inventano e creano gli eroi per mantenere sempre più saldo il loro potere. Quell’eroe ingenuo che alla fine della battaglia ritorna a casa carico di visioni di morte. Lo festeggiano, lo “monumentano” e per un giorno si sente felice, potente…
Ma dopo la festa si rende conto della sua solitudine e così riprende in silenzio il suo posto a reggere la trave.
I meridionali del mondo, muoiono e diventano eroi.Ma cos’è un eroe di fronte ad un cavallo che libero, galoppa nella prateria? Vale di più un eroe o una gazzella guizzante nella savana? Dagli angoli più remoti del Pallone giungono a noi le grida disperate dell’eroe che non vuole essere tale. Urlano il grano e le margherite, piange il papavero e stridono gli insetti, urlano il ventre della madre e la primavera che l’eroe non vedrà mai più. Mi viene in mente un discorso che qualche anno fa fece un industriale Illuminato: «La fabbrica dev’essere quello che il Foro fu nell’antica Roma, quello che la Cattedrale e il Mercato rappresentarono nel Medio Evo».
Le fabbriche oggi non sono come l’Antico foro e la Cattedrale. Ci auguriamo che nel prossimo futuro le fabbriche non produrranno più morte e come antichi senatori gli operai facciano lunghe discussioni e preghino anche: pregare non costa fatica. Finalmente gli schiavi moderni che vivono del loro lavoro avranno accesso al Tempio degli Avi e potranno investigare sui grandi misteri, pregare e vendere indulgenze.
Ma intanto, per ora, nelle officine si sente solo il ronzio del tornio che lavora la bocca del cannone e i calcolatori elettronici che forniscono dati per nuovi “mini conflitti” mentre i bianchi ghiacciai e le sabbie dorate dei deserti si colorano di rosso. Gli eroi sono sempre serviti ai potenti, sia che essi fossero forti e belli nel loro vigore fisico come i Bronzi di Riace, che intelligenti e tecnologicamente preparati come quelli della nostra società.
Quand’ero bambino e passavo davanti al palazzo del potente del mio paese, mi fermavo a guardare gli uomini di pietra che reggevano l’architrave e sentivo per essi un grande senso d’oppressione; la gente del borgo li chiamava i Giganti. Ora so che in ogni città del mondo c’è il palazzo dei Giganti.
L’oppresso, il separato, regge sempre la trave e i potenti della terra lo scoprono quando devono mandarlo a morire per farne un eroe per le masse.
che dire di questo articolo, se non “sono d’accordo”? … ma se posso osare la via della provocazione e dell’ironia magari riesco a dire qualcosa anche io … ci provo …
alle sorti terrene dei ricchi e dei potenti che sono spesso affetti da nuove forme di “gotta”!
Le civiltà umane, pur in forme diverse, sono sempre state civiltà in lotta tra “civiltà del nord” e “civiltà del sud” (… non intendo avviamente nord e sud come punti cardinali, ma come sinonimo di potenti e deboli …) e – questo è il bello – entro ciascuna civiltà v’è un nord ed un sud … Qualcosa che mi ricorda molto le leggi della jungla …
La cosa curiosa che leggendo un po’ di storia mi colpisce di più è il fatto che in certe epoche i potenti erano spesso vittime della loro stessa potenza; è noto a tutti come la gotta fosse malattia tipica di chi mangiava bene … selvaggina, pranzi luculliani, pranzi da ricchi …
Non so, nel dettaglio, quali malattie dia la potenza, la ricchezza attualmente, ma — non senza una vena provocatoria — propongo l’istituzione di corsi GRATUITI per i potenti ed i ricchi del mondo; corsi per insegnar loro come poter godere appieno delle loro fortune …
Si, Signore e Signori, io prima di affogare nella grande palude del moralismo, del buonismo, della carità o dell’ideologia del volontariato preferisco pensare (non senza un pizzico di malizia …
Perdona se dicendo io corro rischio “di buscar qualche fischio” … (così recita Mefistofele [il demonio] nell’omonima opera di A.Boito ispirata al “Faust” di Goethe)
P.S. appropos di “buco del culo” è solo una barzelletta, ma a me piace …
… un giorno una nave che tra le altre merci trasportava animali fece naufragio. Si salvarono solo un Leone (RE della foresta!) ed un Asino (l’animale che simboleggia il suddito più basso …). Ambedue si trovarono in un’isola deserta in cui arrangiarsi per sopravvivere; l’unica cosa che mancava loro era una femmina e fu così che un giorno si accordarono per arrangiarsi tra loro, a turno …
Per rispetto al RE della foresta l’asino concesse al leone il primo turno e, messosi sotto, collaborò muovendosi e sculettando con grande impegno. Poi toccò al leone mettersi sotto, ma il leone impalato dalla “trave dell’asino” sembrava non collaborare, rigido come era …
L’asino gli disse: vabbè che sei il RE, ma io quando ero sotto non sono rimasto fermo e rigido … io ho collaborato …
Ed il leone, rigido sino al collo sibilò: “… se potessi piegare il collo ti sputerei in un occhio …” !!!
Eroi finti ed eroi veri dunque. Gesù, da quel che raccontano i Vangeli, oltre duemila anni addietro moltiplicò il pane e i pesci per sfamare le masse. Karl Marx, circa 150 anni fa, mise a punto una teoria sconvolgente quanto il miracolo del Messia: è possibile – disse, semplificando molto – costruire una società abolendo la proprietà privata, in cui ognuno contribuisca secondo le proprie capacità e riceva in base ai propri bisogni. Una società che educhi l’individuo, fin dalla sua nascita, a ragionare in base a questo semplice principio, che farà crollare il sistema capitalista basato invece sull’accumulo delle risorse e delle ricchezze nelle mani di pochi, sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, sull’ingiustizia sociale. Un signore russo col pizzetto, Vladimir Ilic Lenin, studiò profondamente questa teoria – al cui sviluppo il filosofo ed economista tedesco Marx Karl Heinrich dedicò tutta la vita – e scrisse, e disse e predicò che questa teoria si poteva applicare a un solo Paese, in attesa della rivoluzione mondiale. Il suo. E nel 1917 così fu. Finì – come tutti sappiamo – col fallimento di una delle più meravigliose esperienze politiche, sociali e umane perché non si tenne conto della semplice formuletta FU+PA=ST (fattore umano + potere assoluto = schifìo totale). E così, invece di un comunismo giusto globalizzato, di globalizzate ci sono oggi solo le masse di affamati che si spostano dai Sud verso i Nord del mondo, che hanno i loro problemi ma male non stanno, e l’affermazione sempre più totalizzante delle ricchezze di un capitalismo spinto che non vuole uscire dalle sue dorate gabbie piene di soldi, armi, risorse non interminabili come gas e petrolio, moderni schiavismi che corrono sul filo della tecnologia.
Se la merda avesse valore i poveri nascerebbero senza culo dice Guerrazzi. No, caro Guerrazzi, se gli escrementi umani fossero quotati in borsa, i poveri espellerebbero a comando. E non sarebbero padroni di sapere nemmeno quanta ne hanno fatta.
Nonostante tutto, pare che oggi fior di filosofi, soprattutto tedeschi, stiano riguardando con molto interesse alle teorie marxiane, ritenendo che non sia mai stato pensato niente di meglio dell’abolizione della proprietà privata per riequilibrare l’economia e la società di questo vecchio mondo che sta andando verso la catastrofe.
Personalmente nutro poche speranze, ma se dovessi addormentarmi e sognare un novello Lenin, non ho dubbi che avrebbe la pelle scura. E visto che non siamo nel ’17 del secolo scorso e che la rivoluzione non nascerebbe per abbattere lo zar, ma in una società avanzata e militarizzata; che inevitabilmente questo porterebbe a uno scontro fra religioni; che i metodi di lotta sarebbero impari ma non è detto a favore del più forte; che una volta partita la rivolta dei poveri sarebbe davvero difficile fermarla… forse sarebbe più saggio per i potenti fare in modo che una rivoluzione dei Meridionali del mondo non iniziasse mai. Per mancanza di motivi.
… e pensare, caro Gianfranco, che fu proprio lo stesso Marx ad indicare lo sviluppo del capitalismo come leva materiale per scalzare le vecchie forme di potere; il feudalesimo, la nobiltà ed il clero … quest’ultimo, anche se in forme diverse, lo abbiamo ancora tra i piedi perché ha saputo adattarsi. Ha mandato i suoi missionari ad aiutare i poveri del pianeta generati dallo sviluppo anarcoide del capitale; ha mandato i suoi cappellani a benedire i cannoni della patria che passava loro il pane …
Io non ho il mito della dittatura, né mi illudo che la cosiddetta democrazia sia davvero quel che molti spacciano! … mi limito – entro i limiti della mia scarsa cultura – a cercare di usare bene le parole del vocabolario; ebbene, dire che la dittatura limita la libertà di pensiero è una frase profondamente inesatta. La dittatura semmai vieta di dire o scrivere pubblicamente certi pensieri, cosa che la democrazia non impedisce; siamo mediamente (nei peasi avanzati con tradizione parlamentare e suffrgio universale) liberi di dire quasi tutto e si dice tanto (giornali, TV, all’osteria …), forse anche troppo, creando un polverone che rischia di confondere molte teste … Forse, paradossalmente, è proprio la libertà (formale!) di parola che condiziona il pensiero in molte teste dando ad esse anche le alternative per cui “tifare” … destra-sinistra, sinistra-destra o anche:
così, forse un po’ fuori tema, uno dei miei brevissimi racconti da due soldi … a proposito di Giganti, Dei e poteri sommersi (i Nani …)
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Il puro cristallo
Un tempo v’erano gli Dei, elfi lucenti che abitavano le verdeggianti cime prossime all’azzurro del cielo; v’erano anche i giganti, rudi e bestiali.
Poi, nelle viscere della terra i nani che colà, senza la luce del sole, scavavano perennemente per accumulare tesori.
C’erano anche gli uomini, ma il loro ruolo in tale fase era marginale …
I nemici in perenne lotta aperta erano Dei e giganti; spesso questi ultimi mettevano a mal partito gli Dei, ma non vi era mai una vittoria o sconfitta definitiva.
I nani (nemici sia degli Dei che dei giganti) stavano sottoterra silenti, senza partecipare … sino a che un giorno trovarono “il cristallo”; un puro diamante la cui luce avrebbe fatto impallidire persino il sole che era amico e vicino degli Dei; il capo dei nani capì quale potere racchiudesse quella pietra che, lasciata a se, era solo fonte di bellezza da contemplare; capì che se quella bellezza e quella fulgida luce fossero diventati merce avrebbe potuto corrompere il mondo intero; tramò con oscura e maligna scaltrezza tentando gli Dei ed i iganti; attizzò la loro lotta. Ma nella confusione delle vicende che seguirono perse il cristallo che finì per pochi istanti nelle mani degli Dei e poi in quelle dei
giganti; tra i giganti si scatenò una lotta fratricida per il diamante; i giganti superstiti si allearono temporaneamente con gli Dei perché il demone capo dei nani, dopo aver perduto il gioiello aveva maledetto le
cose, l’amore, l’universo e la maledizione di una volontà maligna è una forza spaventosa.
La lotta durò secoli tra le varie fazioni con continue alternanze di fronti sino a che l’ultimo dei giganti fu ucciso da un umano di passaggio, i nani si estinsero e gli Dei superstiti, ormai privi di scopo, si radunarono nel loro maestoso castello sul sacro monte e volontariamente lo incendiarono decretando la loro fine!
L’incendio apparve agli uomini attoniti come una stupenda aurora boreale di potenza e durata inaspettate. Finito l’incendio iniziò l’epoca dell’uomo … ma questo non avvenne nel passato; questo deve ancor avvenire ed un giorno avverrà, basta solo aspettare la maligna entropia del cosmo: il demone mai estinto.
L’eroe è una parabola del passato. Oggi non ci sono più eroi
tutti siamo eroi come Billy Budd. Tutti cerchiamo un momento di gloria ma non tutti riusciamo a realizzarlo. Sbaglia chi cerca di vedere in questa novella un discorso marxista. Sansalone cita Marx ma per quanto mi risulta qui il marxismo non centra nulla. Il signor Guerrazzi penso che parta da una condizione sua personale,una condizione particolare. Non riesco a spiegarmi bene. Faccio un esempio: oggi tutti i giornali parlano della morte di Cossiga e tutti, chi più chi meno lo descrivono e piangono come un eroe della politica e del dissenso. Sarà così? Quante persone sentiamo piangere l’eroe che non c’è. Oggi l’eroe è colui che riesce ad essere odiato e amato nello stesso tempo. Direi che l’eroe è mio padre che va a lavorare come un mulo e la sera quando ritorna ci fa sedere a tutti a tavola e tutti ci facciamo il segno della croce per ringraziare Dio che ci ha concesso quel piatti di minestra. Lavoro quando posso e come posso. Vorrei raccontare la storia della mia famiglia ma come la mia ce ne sono tante. Non siamo eroi e nemmeno marxisti.
Massimo serena
Le parole che Giuseppe Sebastiani e Gianfranco Sansalone scrivono a commento dell’Eroe di Guerrazzi,
che poi è l’uomo della miseria e della povertà, non solo economica ma sociale e umana,
devono essere prese in seria considerazione? Meritano un dibattito e vale la pena parlare di eroe
quando sappiamo che oggi nel nostro mondo Occidentale non ci sono più eroi?
Chi va in guerra al giorno d’oggi? Va in guerra colui che psicologicamente ha dei problemi economici e di salute mentale. A costui gli fanno credere che se rientra sano e salvo avrà onori, soldi, e donne bellissime, un po’ come ai fedeli degli Aiathollha i quali credono che appena si fanno saltarfe in aria assieme a povera gente trovano, nell’altro mondo un esercito di giovanissime vergini ad attenderli. Oggi ci sono solo eroi di carta-moneta. Gianfranco Sansalone e Giuseppe Sebastiani fanno, uno l’analisi marxista, che centra come i cavoli a merenda (Sansalone). L’altro confonde ancora di più le idee perché inizia con un discorso per alcuni aspetti divertente e poi finisce confusamente con un racconto dentro il racconto all’interno dell’Eroe di Guerrazzi (Sebastiani).
Sarebbe ora che Guerrazzi si mettesse a scrivere cose più concrete e più utili ai poveri del mondo se veramente gli interessano le sorti di questi poveri del mondo.
Lauratta R.
cara Alessandra, a questo punto sei benvenuta! … sembra che tu parli come chi ha le idee chiare per far cose concrete (come tu dici!) che servano ad aiutare i poveri del mondo; se Guerrazzi in merito non propone nulla e Sansalone ed io siamo superflui dicci tu, oh illuminata, cosa fare di concreto per i poveri del mondo …
Sono tutt’orecchie … lo giuro! … ma, ti prego, vieni al punto: venire al punto esponendo idee concrete e fattibili sarebbe la miglior critica a tre nullafacenti ed oziosi come me, Sansalone e Guerrazzi …
pino
Questo articolo mi ha colpito molto,diciamocelo pure la verità,se non ci fossimo noi poveracci,noi meridionali questi gustai di crema di aragosta,probabilmente arrancherebbero nell’imparare a cucinarsi spaghetti aglio,olio e peperoncino!
Purtroppo ciò che è scritto è vero,non illudiamoci perchè le famose 400 famiglie le più potenti non molleranno mai la presa,vivono in un mondo tutto loro,ipocriti con loro stessi forse,ma coscenti di come pronunciare bugie immense verso il resto dell’umanità.
Saccheggiano per i loro sospirati soldi in Piazza Affari,abbattono intere foreste,promuovono guerre e fame,ma quando non ci sarà più nulla di cosa si nutriranno dei loro escrementi?
Intanto a pagare siamo noi,con le morti bianche in fabbrica,con i licenziamenti,con la cassa integrazione,mentre i pedalini di turno,amici loro cioè i politici gli reggono il gioco,per sfamarsi con le bricciole che gli avanzano nei piatti.
Geograficamente la terra o meglio il pallone in se stessa non si è mai fatta guerra tra nord e sud,ma i giganti come li chiama Guerrazzi,alimentano l’odio,anche razziale che fa parte di una tattica per alimentare i loro guadagni.
Di fronte a Dio,per esteso a tutte le Religioni e intendo in pieno senso Dio siamo tutti uguali,a tutti ha donato una cosa uguale:abbiamo il sangue rosso,per i giganti o potenti come volete chiamarli il sangue equivale a tastare terreni di guadagno,alimentando le fabbriche di armi,di mezzi etc,ma la fabbrica più cospicua è la menzogna.
Sa che è nato il mondo,come Gesù nacque povero i morti di fame ci saranno sempre,ma nel nostro Continente o meglio Nazione,i nostri poveri si potranno lamentare ,non per la pancia vuota o le bombe,ma bensì per i loro mancati diritti di un lavoro stabile.
Penso che sia una utopia pensare che nel mondo si possa sanare tutta la povertà e fame,non fino a quando esisteranno i giganti,si può provare a tenere costante la pace,a ferviare le guerre,ma la mano dei potenti sarà sempre pronta sulle nostre teste e ve lo stanno dimostrando.
In casa nostra l’esempio è lampante la fiat,i tre licenziati etc,non saranno mai più assunti perchè hanno urlato e preteso i loro diritti si sono rivoltati al padrone,quello che dovremmo fare tutti esigere il rispetto dei nostri diritti di quanto ci viene tolto.
Il lavoro è un diritto,manda avanti le popolazioni,ma i soprusi dei potenti sono atti intimidatori,delinquenziali di potere.
Monica Riccioni
http://www.ilgraffiodimonica.blogspot.com
La penso come te Monica. Il Palazzo dei Giganti è in casa nostra: si chiama Fiat. Domenico Sansalone scrive cose che potrei anche condividere ma quel pensiero è crollato miseramente nel 1989. E’ vero, la dottrina marxiana oggi la studiano gli americani e un po’ tutti i pasei sviluppati ma solo per cercare di capire come si può fregare di più l’Eroe del Sud di cui scrive Guerrazzi. Siamo soli, poveri e soli. Siamo perdenti e i giovani, o meglio i ragazzi, perchè giovane lo sono anch’io, classe 1969, cosa fanno?
Cercano tutti di andare all’Isola dei Cretini. Vacca boia. Non si può andare avanti così. Eppure gli eroi ci sono, eccome se ci sono. Sono gli sventurati che muoiono sul lavoro. Sono quelli che arrivano chiusi nelle stive delle navi o dentro i container.Sono gli eroi che noi non amiamo perchè non lo so oforse lo so e lo sappiamo tutti.
A Miilano vive bene solo una piccola casta. Un cordiale saluto.
Massimiliano Ruggeri
Da che il mondo è nato,la tratta degli schiavi c’è sempre stata,attualmente ai giorni nostri vengono chiamati immigrati clandestini.
Ma quali sono le persone che manovrano da dietro le quinte e perchè?Chi ci guadagna in tutto questo?E perchè alimentano un odio razziale ve lo siete mai chiesti.
Personalmente penso e di per certo dopo approfonditi studi e ricerche in documentazione passata e presente,sono arrivata ad una conclusione.Gli interessi che producono i viaggi di queste persone anime in cerca di un tozzo di pane,chiamati schiavi o immigrati clandestini danno un lucro giro di guadagno a tutta la casta,alla criminalità ed ai pedalini,politici che urtano gli animi della gente facendo credere alla popolazione che da essi gli verrà portato via tutto,negando il nome della Nostra Nazione ITALIA,ritenendosi un popolo appartato verde come i prati dove pascolano le mucche e vi ci cagano pergiunta,osando bruciare la Nostra Bandiera,be questi ipocriti che non fanno altro che offendere coloro che hanno pagato con la vita per la nostra democrazia e libertà,questi ipocriti non sono altro che le pedine di una dama manovrata,ove guadagnano alle spalle della vita degli immigrati clandestini,e per di più accontentandosi delle bricciole il che denota le capre si vantano,hanno l’ignoranza su tutto,ma sanno conoscere il soldo,e che dinnanzi loro il denaro diventi volgare poco importa .Troppe verità vengono censurate a dismisura e ne scriverò sempre sul mio blog nato contro l’ipocrisia,commenterò sempre ove i diritti umani vengano soprusi,il popolo presto dovrà imparare ad affrontare problemi sempre più grandi,tutto recinsito dietro ad un paio di seni al sole o culi nell’acqua,ma quando si sveglieranno sarà troppo tardi perchè il gioco dei giganti è fatto,alimentare gli animi porta ad una rivolta e per loro ad enormi guadagni,perchè dopo la distruzione di un Paese c’è sempre la ricostruzione.Pensate fiumi di denaro che ci passano sotto il naso,riciclaggio di denaro sporco trasformato in legale,nuove fabbriche a condizioni dettate solo da chi detiene il potere,come esempio prendo la Cina al giorno d’oggi andate a vedere come funziona come si è sviluppato,come chi era milionario sta diventando miliardario alla faccia dei beati meridionali,e tra tutti sorrisi e strette di mano fingono di aiutare la povera gente.
Monica Riccioni
http://www.ilgraffiodimonica.blogspot.com
no comment, tutte belle riflessioni.
La povera gente non sa di esserlo finché qualcuno non lo sottolinea. Ma perché, spostarsi così lontano i problemi grossi li abbiamo anche qua. A pensare che tutti abbiamo lo stesso buco… uguali? ma! scusate il mio intervento.
Caro Vincenzo,
Il tuo Eroe sembra Ulisse, forse ancora più sperduto, con un viaggio infinito da compiere, del resto il nostro Mediterraneo interiore è un susseguirsei di luoghi tanto improbabili da essere mitici.
Accade, mi chiedo, ti chiedo, così anche all’operaio? Colui che lavora nel tempio fabbrica, che un giorno lavorerà e potrà pregare (e fare la spesa, educare i figli, pagare le rate della macchina e l’abbonamento a qualche Tv satellitare: la fabbriga totale, che è in forma diversa esistita, paternalista e solida) e sarà un fedele illuminato dalla fede nel lavoro e dalla fede nella macchina. L’interrogativo è questo: un operaio, non troppo scalognato, non troppo alienato e non troppo meridionale classico, riesce a risparmiare. Ha investito qualche soldino nell’acquisto di profilattici e non ha figliato quattro bocche da sfamare più affitto e derivati. Non si è fatto abbindolare dalle sirene (come Ulisse, ha resistito) e non si è indebitato per comprare ignobili e inutili cose. Paga l’affitto, ha un’automobile, manda a scuola un figlio e all’università una figlia, non sciala e sua moglie – casalinga – lo aiuta. Si barcamenano ma ce la fanno a non arrivare asfissiati alla fine del mese. Non ce ne sono molti, di operai così (oggi, ma sino a qualche anno fa sì, di più: lavoratori che avevano conquistato il conquistabile con una paga di operaio). Dunque questo signore ha risparmiato qualcosina, non tanto da potersi permettere un mutuo ma per mettere uqalcosina da parte sì. Tiene soldi in banca, la banca lo aiuta. Acquista per lui cento azioni Unicredit, mille azioni Fiat, duecento PincoPallino privilegiate. Possiede lo 0,00000000000000001 per mille della fabbrica in cui lavora. E’ padrone di se stesso, infinitesimalmente padrone di sé, della fabbrica e di nulla. Un eroe. E gli operai che diventano micropadroni dimmi Vincenzo come si regolano con la lotta di classe.
Ciao Giulia,non serve che ti scusi figurati ,anzi benvenuta,si direi che non serve spostarsi lontano,io ho preso in esempio la Cina in quanto i primissimi immigrati clandestini giunti in Italia molti anni fà erano proprio i cinesi,che ora si stanno comprando l’Italia preticamente,ma non perchè sono stra milionari,semplicemente alla maggior parte di loro vi è affiancata la mafia cinese e questo lo sanno tutti,anche quelli sono padroni dei loro schiavi,semplicemente quello che volevo far notare io,è che la stra maggioranza italiana finge di non appartenere a quella categoria dei poveri,quindi non escono se non hanno le mutande firmate o la macchina di primo grido,magari fanno un prestito a tassi da urlo per la vacanza,ma nessuno di loro, tranne quando sono coinvolti ha il coraggio di ammettere che come dici tu tutti abbiamo il buco del culo uguale e tutti ci sadiamo al gabinetto.
Se qualcuno ha da proporre una soluzione vera,concreta e fattibile tanto da cambiare ciò che uguale di secoli,solo in versione moderna, lo faccia,e ci metta la faccia,questo è quello che io sto aspettando di vedere e di vivere.Ciao è stato un piacere.
Monica Riccioni
http://www.ilgraffiodimonica.blogspot.com
Ciao Monica, grazie per il benvenuto. Stamattina rientro dalle ferie. un lavoro pagato per 400 euro al mese, dove faccio di tutto, segretaria,infermiera,ricette, considera che lo studio è in mano mia , Ma so già che non avrò mai una mia pensione.Il colmo? Il marito del mio datore di lavoro è sindacalista! So dalle mie esperienze lavorative, che sono tante,ho 52 anni ed ho alle spalle 42 anni di lavoro. Ma sono circondata, dalle belle parole velate di ipocrisia, tra il dire e il fare ce di mezzo il mare. Che i giganti si muovono a favore dei lavoratori? Ci credo poco anche se, ci sarà chi nell’attesa lavorerà la maglia, come la moglie di Ulisse, ma quante volte ha scucito e poi ripreso? Aspettando Ulisse.Ciao e stato un piacere e buona giornata a tutti
Il lucido ed articolato ragionamento di Guerrazzi,ancora una volta provocatorio,pungente e incisivo,risulta utile per addentrarsi in una società dove i deboli sono sempre piu’ deboli e i forti sono sempre piu’ forti.Il divario si allarga. Il Palazzo dei Giganti è fortificato dagli interessi torbidi che mettono in ginocchio le legittime aspirazioni di rinascita dei Meridionali del Mondo.Il dibattito che si è aperto,l’attenzione e la preoccupazione che emergono negli interventi finora pubblicati,stanno a dimostrare che lo scrittore-pittore ha saputo scrivere e dipingere con efficacia,una drammatica realtà :l’Eroe dei poveri che viene dato in pasto alle masse,mentre i ricchi banchettano.E piu’ mi addentro nella lettura,piu’ mi convinco che l’Eroe è il figlio della Calabria che lotta contro quell’oppressione che Guerrazzi ,negli Anni Quaranta,aveva intelligentemente colto nell’amara realtà della sua Mammola :” Quand’ero bambino e passavo davanti al palazzo del potente del mio paese, mi fermavo a guardare gli uomini di pietra che reggevano l’architrave sentivo per essi un grande senso d’oppressione; la gente del borgo li chiamava i Giganti. Ora so che in ogni città del mondo c’è il palazzo dei Giganti.L’oppresso, il separato, regge sempre la trave e i potenti della terra lo scoprono quando devono mandarlo a morire per farne un eroe per le masse”. L’Eroe, il Palazzo dei Giganti e i Meridionali del Mondo Ha ragione Guerrazzi nel denunciare che “poche migliaia d’individui hanno il controllo totale dei sei miliardi, tra donne e uomini, che abitiamo sul pallone chiamato Terra”.I fetenti-potenti in Calabria hanno provocato immani disastri.Hanno negato il futuro alle giovani generazioni .Hanno distrutto il passato.Il grido d’allarme che in questi giorni si è alzato,prepotentemente,dal piccolo borgo di Cavallerizzo di Cerzeto,preoccupa ed indigna.C’è una donna che ,con coraggio,ha sfidato i Potenti. La grande stampa non ne ha parlato .Il Manifesto ha invece rotto il muro del silenzio e dell’omertà. Sì ,signori Potenti, l’omertà dei colletti bianchi è pari a quella delle connivenze mafiose che hanno tolto allo Stato il ruolo di tutela degli interessi generali dei cittadini buoni e onesti,per dare all’anti-Stato il predominio illegale e paralizzante .La Calabria è diventata terra di conquista. “Qui la criminalità organizzata “assicura” il lavoro, lo Stato no” .Alcuni anni fa,poco prima di morire,Fabrizio De Andrè a Roccella Jonica ,durante uno dei suoi ultimi concerti,fece questa provocatoria affermazione.Scattarono le reazioni “indignate”.La verità purtroppo non piace .E brucia,quando viene detta con molta franchezza,a viso aperto.Si rischia non solo il linciaggio morale,ma la solitudine.La solitudine degli Eroi,che Guerrazzi mette in evidenza.Ma quando si ha ragione non si è mai soli.Ne sa qualcosa proprio lo stesso Guerrazzi che per il fatto di non essersi mai piegato al Potere,ha subito tante,troppe ingiustizie. Ma con l’onestà intellettuale e con le solide radici che ha,è riuscito a non farsi sopraffare.Non un Eroe al servizio dei Potenti,ma un Giusto al servizio della gente buona e onesta.
Giustizia.Onestà.Verità.Tre aspirazioni per i calabresi,che hanno sofferto e soffrono e che non vogliono costruire Eroi da mettere al servizio dei Potenti.Bombe e minacce:contro i giudici,contro i giornalisti,contro i politici.E mentre il frastuono delle intimidazioni sconvolge la vita della regione più schiaffeggiata e abbandonata del Sud del Sud,in silenzio si consumano altre gravi ingiustizie e i cittadini vengono umiliati ed estromessi dai luoghi decisionali dai Giganti.Dicevo del caso di Cerzeto.Penso che rappresenti un’altra scandalosa tappa dell’arroganza del Potere. Conoscere per capire.Piccole realtà,grandi “affari”.Scrive Il Manifesto:”In principio fu Cavallerizzo di Cerzeto. Non c’è solo L’Aquila, infatti, nei progetti di new town che la ditta Berlusconi & Bertolaso vuole disseminare su è giù per lo Stivale. Anzi, sotto certi aspetti, la vicenda di questo borgo arbereshe del cosentino è ancor più grave del caso aquilano. Perché di Cavallerizzo ormai nessuno parla più. Tranne il manifesto e pochi altri, il resto dei media ha steso il velo della censura su una storia che è la più eloquente narrazione del degrado istituzionale e dello sfascio ambientale di un’intera regione. Una frana disastrosa e spettacolare cinque anni orsono. Che però mantenne intatto il centro storico di Cavallerizzo. E, poi, una gestione disinvolta della ricostruzione. Si è scelta la delocalizzazione in luogo del pieno recupero del vecchio abitato. Non la rinaturalizzazione, la preservazione e la riqualificazione ambientale delle antiche case ma un nuovo agglomerato urbano da costruire a larga distanza. Una deportazione di un’intera comunità fondata su un allarmismo che trova pochi consensi nella maggior parte dei geologi nazionali. Gli abitanti di Cavallerizzo, però, non ci stanno, non si rassegnano e nutrono la speranza di vedere rinascere il loro borgo. Come un tempo, sulle stesse pietre e negli stessi luoghi
La gente non ci sta.E protesta.Riferisce ancora Il Manifesto:” Almeno duecento persone sgomberate cinque anni fa, si sono ritrovate domenica 30 agosto per manifestare all’esterno della zona rossa che le separa dalla loro vita. Vogliono riprendersela. Puntano il dito verso la procura di Cosenza: «Hanno aperto un’inchiesta, ma non se ne sa più nulla». Sono certi che nella soluzione amara della loro drammatica vicenda pesano gli interessi dei medesimi personaggi visti in campo a L’Aquila, in Sardegna, Toscana e altrove. E dall’Abruzzo infatti è giunta la solidarietà del Comitato 3,32. Lì come qui si lotta contro la shock economy. Da una parte chi vorrebbe tornare ad abitare il centro storico. Dall’altra il progetto di New Town che dovrebbe essere consegnata entro il 2011. In mezzo 70 milioni di euro spesi per affrontare l’emergenza. Piangono gli arbereshe di Cavallerizzo, uno dei 26 centri abitati dalle comunità che nel basso medioevo immigrarono in provincia di Cosenza. Seicento anni fa furono le armate ottomane a scacciare gli albanesi dalle loro case. Oggi è la Protezione Civile a sbarrare la porta d’ingresso ai discendenti di quel popolo in fuga. «Scusi, posso andare un attimo a casa mia? Voglio recuperare un ombrellone. Se mi lascia entrare, lo piantiamo qui e potrà ripararsi anche lei. Non sente questo caldo?». La signora Chiara chiede il permesso con materna dolcezza. Secca e meccanica la replica del carabiniere: «Non è possibile, signora. Abbiamo ordini precisi». La prefettura di Cosenza è stata categorica: la gente non deve oltrepassare il cancello. Che nel frattempo s’è trasformato in bacheca parlante. Quelli dell’associazione “Kajverici Rron” (Cavallerizzo Vive) lo hanno ricoperto di documenti. C’è l’interessante lavoro di Stefania Talarico, originaria di Cavallerizzo, emigrata in America dove cura un blog tematico. Fa nomi e cognomi. Ricostruisce una fitta trama di interessi. Spiega qual è la filosofia che ha portato alla delocalizzazione e alla costruzione della new town. Al suo fianco c’è Antonio Madotto, segretario dell’associazione: «La costruzione di un nuovo paese ci è stata imposta. Non ci hanno dato scelta. L’antico abitato di Cavallerizzo, in realtà, non è mai scivolato interamente a valle, altrimenti sarebbe finito proprio sull’area dove tuttora è in fase di costruzione l’orrenda “new town”. È un progetto che annienta il nostro modo di vivere. Mancano una strada di collegamento e diversi altri servizi, non c’è una Chiesa e neanche una scuola. È un quartiere popolare dormitorio di cui la Protezione Civile Nazionale si vanta, fingendo di non sapere che rappresenta la fine della nostra identità”.
Non c’è rassegnazione.La reazione è forte contro i Giganti.Ancora Il Manifesto:”Rabbia contro Guido Bertolaso e quanti hanno deciso che bisognasse ricostruire Cavallerizzo di Cerzeto in un altro sito. Qui la gente conosce benissimo questa terra e i suoi mal di pancia. Sa che la frana del 2005 non si sarebbe mai verificata se nel secolo scorso l’abusivismo edilizio non avesse deviato i canali naturali. Ricorda che lo smottamento danneggiò soltanto l’11% dell’abitato, ma il restante centro storico è ben solido sulla collinetta. Non può franare più. L’inverno scorso, mentre l’intera Calabria smottava, l’antica Cavallerizzo non s’è mossa d’un millimetro. Lo certifica pure la Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio della Calabria: nel luglio 2009 ha vietato qualsiasi opera di demolizione, sollecitando un restauro del vecchio centro abitato. Davanti al cancello ci sono anche dirigenti della Cgil, Italia Nostra e Controinvasioni. Tutti ascoltano con ammirazione la storia di Donna Liliana e dei suoi familiari: un anno fa, incuranti dei divieti, sono tornati a vivere nella vecchia casa. Le autorità hanno tagliato acqua e luce? «Che me ne importa? – spiega la signora – Ho comprato un generatore ed abbiamo incanalato una sorgente. E ho pure mandato un fax a Bertolaso. Voglio vedere se ha il coraggio di venirmi a sgomberare».
Donna Liliana,una donna calabrese forte,contro il Potere. Un esempio.Da seguire.Potrebbe rappresentare l’inizio del riscatto.Non piu’ Eroi al servizio dei Potenti.Ma il Potere costretto ad indietreggiare,a non opprimere piu’ una popolazione da secoli sottomessa ai saccheggi ed alle dominazioni. Utopia? No.Può e deve divenire realtà. Per dare concretezza all’ottimismo della volontà degli uomini illuminati e a menti proficue ,come quella di Vincenzo Guerrazzi,contro il pessimismo paralizzante dei conservatori che hanno un solo obiettivo:”conservare” il loro Potere. Sono meschini mascalzoni che,in quanto tali,vanno espulsi e buttati via: “merda senza valore”.
Domenico Logozzo
Sono online dagli albori.
Immaginate, era l’inizio del 1996 quando ho inserito il mio primo commento in Rete in quello che allora si chiamava Forum ed oggi è diventato il Blog.
Ma fra quel prima e quell’oggi c’è ormai una profonda e consolidata differenza.
Allora, si conversava online, oggi il Blog diventa una collezione di monologhi.
Scusatemi, la mia non vuole essere una provocazione, ma desidero sottolineare il dato di fatto che in questi anni di profonde e radicali trasformazioni si sfugge istintivamente il reale confronto di idee.
On ed off line si “dibatte” tanto ma tutto si riduce al fatto che ognuno esprime le sue dotte riflessioni e affermazioni e punto e basta. Tutto finisce lì, in una esasperazione di individualismo narcisista.
Eppure mai come in tempi di trasformazioni epocali come le nostre sarebbe davvero utile per tutti passare dal monologo al dialogo.
Soltanto così in uno sforzo di partecipazione intellettuale davvero collettiva si potrebbe sperare che alla fine non siano i pochi a decidere del nostro futuro.
E il dialogo non si costruisce ribadendo la storia negativa o positiva che abbiamo alle spalle, questa non dovrebbe essere qualcosa da portare nel presente, quasi da riproporre, ma dovrebbe solo fare parte di un bagaglio di “esperienze” utili per creare il nuovo – andare avanti.
Quello che scrive Guerrazzi è certamente reale e condivisibile ma francamente a me non dice nulla di nuovo, a me che a mio modo, come lui, non ho mai fatto parte del coro, non ho mai piegato le ginocchia di fronte a qualcuno assumendomi naturalmente tutto il peso di queste scelte che ti regalano soltanto la certezza della tua onestà intellettuale.
E proprio coerentemente con questa, diciamo, scelta di vita avevo immaginato nel mio settore, quello editoriale, che proprio per costruire un nuovo futuro, quello dell’eBook, in cui non fossero soltanto pochi a fare il destino di tutti la strada era – e ne sono ancora profondamente convinto – nel dialogo, nella collaborazione fra le tante piccole realtà editoriali. Ma anche qui, come sempre, l’individualismo, il narcisismo, il monologo blocca l’evoluzione ed il futuro.
Scusa Luciano, con tutto l’affetto e la stima per quello che fai nel settore editoriale, le tue parole mi lasciano un po’ perplesso. Forse nell’amarezza che traspare nelle ultime righe del tuo intervento di intellettuale impegnato come editore di e-book (tra l’altro sei l’editore del primo libro elettronico proprio di Vincenzo Guerrazzi), si capisce che sei condizionato un tantino, ma francamente non vedo assolutamente niente di scontato nel post di Vincenzo e non vedo il dibattito che si sta sviluppando come “un’esasperazione di individualismo narcisista”, ovvero una serie di monologhi senza dialogo.
Certo, potrebbe essere meglio. Ma questo vale per tutto.
Guerrazzi ha toccato un tema epocale, universale, infinito: la supremazia del ricco sul povero, lo sfruttamento fra gli esseri umani e ha “sublimato” tutto ciò in una metafora: il palazzo abitato da Giganti (il potere), che creano eroi prendendoli dal popolo per tenere buone le masse (i Meridionali del mondo).
Un giochetto vecchio quanto l’umanità civilizzata: certo che non c’è nulla di nuovo, ma è la nostra quotidianità. Globale.
Personalmente (non lo ribadisco per narcisismo) ho ricordato che c’è stato un momento nella storia in cui l’utopia di pareggiare i conti fra ricchi e poveri è sembrata realizzabile con l’applicazione delle teorie marxiane dopo la rivoluzione d’ottobre in una parte di mondo enorme, formato da 15 Repubbliche. E che nei programmi, questa rivoluzione si sarebbe dovuta estendere a macchia d’olio nel mondo sconfiggendo il capitalismo (da qui politica dei due blocchi, armamenti, ecc.). Che tutto ciò è clamorosamente fallito perché l’uomo, quando si trova con il potere assoluto in mano si trasforma quasi sempre in una belva assetata di sangue e di soldi e che ora, nonostante Marx stia tornando di moda, non siamo più nel secolo scorso e la situazione è cambiata. Ovvero, se i poveri del mondo si rivoltassero, solo lo scontro fra religioni basterebbe per fare un macello (manco ad averlo evocato, nei giorni scorsi, grazie alla lungimiranza di quel gigante di statista che siede nella poltrona più alta di palazzo Chigi che non tocca nemmeno con i piedi per terra, è arrivato il ricatto di Gheddafi: o l’Europa mi riempie miliardi oppure la riempio io di musulmani e sono tutti cazzi vostri).
Da qui l’ovvia conclusione: sarebbe bene che i paesi capitalisti (Giganti), individualmente ed attraverso tutte le organizzazioni internazionali “ufficiali” e non (l’Onu; l’UE; i vari G7, G77, G15, G19, G24 che sono i paesi industrializzati e quelli che si occupano dei paesi in via di sviluppo, e così via per 3-4 righe) adottino politiche che smettano di prendere per la gola i poveri, i Meridionali del mondo (ovvero promuovano davvero lo sviluppo in loco e non depredino quello che c’è, curino i bambini che nascono già malati di Aids, portino aiuti e non tengano sul filo gente affamata e senza speranza, mandino professori ed esperti che insegnino a leggere e scrivere, a curare, a modernizzare le colture, ecc. e non solo missionari a portare la parola di dio che non deve essere quella della rassegnazione, senza nulla togliere al grande lavoro che fanno le missioni in posti dove non c’è nulla di nulla). Qualcuno questo ragionamento l’ha condiviso, molti altri no, e lo hanno detto.
Ma la mia non era una “dotta riflessione”: solo una risposta (quindi un dialogo, non un monologo) alla pietra lanciata nello stagno da Vincenzo. Anche gli altri che sono intervenuti mi sembra abbiano fatto più o meno la stessa cosa, con i limiti che ogni discussione e il mezzo hanno.
Certo se le aspettative sono che risolviamo il problema ricchezza-povertà, agio-fame, Nord-Sud del mondo in un blog, caro Luciano caschiamo tutti male. Convinci Vincenzo a scrivere un eBook sul tema e pubblicalo: forse qualche effetto in più si otterrà. Ma solo in termini di risonanza: perché i Giganti se ne fotteranno. Però, magari si divertiranno a farlo ben recensire sui loro giornali.
Caro Gianfranco, evidentemente è per me difficile farmi comprendere cercando di guardare oltre.
Quello dell’editoria era soltanto un modesto esempio di come stanno andando avanti le cose in quel settore e che si potrebbe replicare nell’attuale andamento delle cose in molti altri settori.
Dimmi intollerante ma se da una parte non pretendo di certo che le nostre conversazioni risolvano i problemi del mondo mi piacerebbe uno sforzo intellettuale reale per guardare avanti, per immaginare soluzioni. Non mi piace fare, talvolta con venature nostalgiche nel bene e nel male, il cronista dell’ieri.
Vincenzo ha giustamente disegnato il ritratto di una realtà indiscubile utilizzando metafore indiscutibili e dalla sua “cronaca-provocazione” che cosa è nato finora?
Sono finora nate altre “cronache della cronaca”.
Io compio i miei 68 anni fra qualche giorno e francamente sono stufo di chiacchierate o monologhi che non fanno fare un centimetro avanti nella evoluziome delle idee ma alla fine rievocano, rievocano, rievocano… anche se dottamente.
Buonasera, volevo sottolineare, la mia presenza in questo blog e ringraziare, lo scrittore-pittore che nello scatenare questa discussione ha fatto si,che io non facessi monologo. Leggo molte belle parole e Paroloni che dovrei prendere i libri di storia per starvi dietro. Si fa riferimento ai colletti bianchi, ma voi che state al nord, che ne sapete come realmente vive la cosa “il terrone onesto” Ovunque noi andiamo abbiamo un marchio, e poco sono le persone che ci danno la possibilità di poterci esprimerci. Non dico altro, un dibattito così non lo potrei sostenere; non sono una donna di cultura, ho fatto altro nella vita di cui poter essere orgogliosa. Mi di lasciarvi con una poesia che ho scritto tempo faM Un grazie a voi per la cortese lettura del mio scritto( SCRITTO, si fa per dire)
D’intra sugnu libera.
L’essere umano è prototipo di intelligenza.
Ma non è ciò che vedo intorno a me nella mia terra,
luogo di tristi eventi,
di uomini di spicco ,
per me, uomini che spaccano la nostra città,
uomini che,come bambini, cercano di accaparrarsi
la fetta di torta più grossa.
Favori che fanno ridere gli uni e fanno piangere gli altri.
Tutte le loro decisioni hanno un tornaconto .
Si dividono tutto tra amici e parenti.
Che tu sia bravo poco importa.
Un calcio in culo e’ un lasciapassare per l’Universita’.
Nessuno conosci ? Nessun don?
Allora sei nessuno se non conosci
i don Peppino,
i don Vincenzo.
i don Baciamo le mani a Vossignoria .
Anche loro adesso si sono emancipati.
Parlano l’Italiano e si camuffano.
I figli dei don studiano dizione,
non piu contadini,
non piu’ terroni,
come se fosse un disonore coltivare la terra.
Il disonore sono loro:
adesso avvocati, dottori, e professionisti.
I figli dei Vossignoria e
i colletti bianchi li trovi ovunque .
E noi povera gente siamo succubi
di chi macchia la nostra società,
nascondendoci quasi noi,
non piu fieri di essere palermitani
come se fosse sinonimo di male,
sinonimo di mafia .
Ma io…
ORA
Vogghiu diri :sugnu palermitana e sugnu fiera.
Alla faccia d’i mafiusi.
A mia nun mi toccanu!
D’intra di mia
Io
sugnu libera.
Eh si,quanto vano chiacchiericcio,quanta zavorra di parole,quante dichiarazioni,idee,opinioni tanto perentorie quanto inutili(e inutilizzate!)che non producono nessunissimo avanzamento civile e morale,ma solo un gran “mugugno” a vuoto!…In Svezia un/a commesso/a di negozio delle solite grandi catene di elettrodomestici,tecnologie,ecc prende circa 1800 euro al mese,senza particolari titoli di studio;io ho un amico laureato in economia che lavora -precario ovviamente- nelle stesse identiche,precise catene e non arriva a prenderne la metà della metà!…E’ solo un minuscolo esempio dell’inarrestabile baratro -tutto italiano, nord,sud,centro – al quale noi tutti,capre medie, assistiamo colpevolmente inermi e dementi…Ormai le parole pestano acqua nel mortaio…Non sappiamo guardare avanti, ma purtroppo neanche indietro!… Dovremmo, invece,se la paura(e la pigrizia) non ci paralizzassero troppo, provare a riflettere sui ragazzi degli anni’70, quelli che che,come dice Erri De Luca,sono gli unici che “scontano” il ‘900 per tutti noi,sulla loro Storia, malgrado i nostri governanti di allora non certo ci prendessero per il culo come gli attuali…E allora,di che cosa stiamo parlando?!?…Se siamo la peggio gioventù,almeno non lagnamoci.
cara Nina … a parte ogni altro commento colgo la questione della peggio (o meglio …) gioventù con cui tu concludi la tua “ammirevole” sequenza di “ideologie moralistiche” …
tu, come anche moltissimi altri “confusi”, pensi ancora che vi sia una differenza biologica e/o psicofisica nelle “gioventù” delle varie epoche?
Io, al contrario di questo <>, penso che due giovani eguali non esistano e non siani mai esistiti; in compenso credo che la “gioventù media” di una certa epoca e zona geografica risenta profondamente e fondamentalmente (come tutti, di qualunque età!) delle condizioni sociali MATERIALI del momento&luogo …
Io, per esempio, ero giovane nei primi anni ‘60 in Italia … credo, ma se sbaglio correggimi, che se fossi giovane (circa ventenne …) ORA ed in Italia non sarei lo stesso giovane che ero nella prima metà anni ‘60 a Genova …
Vogliamo far ideologia o parlar di FATTI? … che ne dici?
Ciao, cara Nina,
pino (nato il 13.4.44, diplomato nel 62, primo lavoro
facile nel 62 come Fantozzi all’Italsider di
Genova …)
Come volevasi dimostrare…Oggi si confonde la morale con i moralismi!…l’Italia è divenuto “terzo mondo” in Europa proprio perchè si è estinta una morale,un’etica,oltrechè,ribadisco,il CORAGGIO,da parte della gente(appunto,caproni imbambolati)di non fare assolutamente nulla contro il clan di fuorilegge che tutto decide,reo di veri e propri reati che ci sbattono sulla faccia ogni giorno e alla luce del sole; non esiste più neanche il pudore e la vergogna (almeno Forlani al processo di tangentopoli aveva le bave in bocca,traspariva quantomeno dell’imbarazzo,o le monetine tirate a Craxi,qualcuno si è pure suicidato!…)E oggi??? Hanno via libera su tutti i fronti,grazie al tipo di popolo che siamo diventato,impaurito,vigliacco,interiormente volgare,pigro,privo di qualsiasi iniziativa,praticamente dei lobotomizzati;dunque complici.Negli anni’70 tutto ciò era impensabile.E’ il minimo rimpiangere quella gioventù…
io non rimpiangerei “quella gioventù”, ma quella situazione materiale mondiale che è mutata profondamente ed il cui ritmo di mutamento oggettivo si è accelerato in misura quadratica …
Continuo a pensare (e probabilmente sbaglio) che la “carne umana”, il DNA umano e il cosiddetto “spirito umano” siano restati immutati nei tratti fondamentali.
E’ per questo che — con questa convinzione (probabilmente errata!) — continuo a considerare prioritarie le condizioni materialistiche di economia, scienza e tecnologia come la chiave primaria di ogni fenomeno, sia esso materiale o spirituale …
Se pensassi che le persone (giovani o vecchi, indifferentemente) cambino DNA nell’arco di uno/due secoli e con ciò attribuissi alle persone brave o cattive la causa dei fenomeni planetari credo che farei del “moralismo” …
ciao, cara Nina …
pino
p.s. la gioventù che mi ha preceduto (quelli nati nel primissimo ‘900 o fine ‘800) sono stati protagonisti di ben due guerre mondiali, fascismo, nazismo e stalinismo. La gioventù tipo me in Italia non ha mai avuto guerre mondiali (io, nato nel 44, la seconda guerra mondiale non la ricordo); la gioventù occidentale attuale non è mai stata coinvolta in eventi bellici tipo 15-18 o 40-45 … di queste tre gioventù quale è la meglio? … ammesso e non concesso abbia un qualche senso catalogare le diverse epoche di gioventù come “razze diverse” …
Se ragionassi col tuo criterio dovrei dedurre che proprio e solo la gioventù occidentale di ORA è la meglio, razzialmente parlando …
Vi seguo, aspetto la puntata successiva, carissimi Nina e Pino, sembrate due potenze( due giganti) che decidono il destino buono o cattivo delle gioventù dei secoli. Ogni secolo ha avuto la sua storia e periodo di giovani contestatori.
non sono un gigante. Condivido appieno quando tu dici “Ogni secolo ha avuto la sua storia e periodo di giovani contestatori.” … una considerazione simile a me pare più che ovvia, ma forse lo è solo per me … E’ per questo che la tua frase è TUTT’ALTRO che superflua, anzi!!!!!!!!!!
Ciao cara Giulia,
pino
Ciao caro Vincenzo, mi fa piacere sentirti e leggerti ancora.
Ho visto che molti amici hanno commentato il tuo ultimo post. Ora con il tuo gradito invito sono contento di unirmi a loro per un commento.
Ho subito visitato il tuo sito rifatto e così ho letto L’Eroe, il Palazzo dei Giganti e i Meridionali del Mondo: La tua visione del mondo sintetizzata con un eroe e un Palazzo del potere; l’eroe come contropotere e il Palazzo luogo del controllo planetario.
Ma è veramente così? Il mondo è sempre leggibile marxianamente, possiamo analizzarlo alla luce della dialettica materialistica e quindi come luogo perenne di scontro di classe fra gli uomini, ma non corriamo il rischio di non uscire da un gioco di specchi?
Quel potere (il Mercato) abbisogna di eroi, di rivoltosi e di fabbriche scuola.
Ma quella fabbrica dove si imparava a vivere e lottare, a riscattare la condizione sociale attraverso il proprio lavoro e l’amore per quello, è finita.
Con i simboli del lavoro, della ‘falce e martello’ mitizzati, caduti, oggi assistiamo ad un lavoro che non è più fine ma mezzo, sempre indispensabile, a soddisfare bisogni spesso solo primari.
Come al solito la tua scrittura è ricca di suggestioni, immediata e giocata con il suo aspetto più vivo: la metafora. Bene. Con le conoscenze che abbiamo oggi e con la consapevolezza di essere comunque noi stessi gli artefici di quello che ci succede, possiamo superare quell’eroe e abbattere i Palazzi del potere. Senz’altro quei pochi potenti della Terra sono meno liberi di noi: sono tanto più schiavi di quanto schiavi si sentono quelli che li bramano e vogliono abbattere.
Il potere che hanno glielo diamo noi. Quanto pensi che abbiamo bisogno di loro? Sono loro che hanno bisogno di noi.
Una mia riflessione maturata nel tempo e dopo avere conosciuto quanto spesso i cosiddetti ‘ricchi’ siano poveri.
A me preoccupano i poveri che restano poveri;
e non considero i “ricchi” che siano poveri. Poveri nello spirito, nell’umanità? Si concordo, bisognosi dei nostri voti per arricchirsi ancora di più, per poter avere nel pugno più potere.
Qua al sud i soldi non arrivano mai, un’altra storia? No! sempre la stessa, i soldi arrivando allo stretto si allagano e arrivano solo manciate di monete nuotando, perché soldi sono serviti a qualche gigante per fare delle spese extra per la moglie. Qua abbiamo,un mestiere antico dove ci si inventa mille mestieri, arte del sopravvivere. ed è una ricchezza che non potranno mai toccare.
( mentalità dei terroni ovviamente) siamo poveri e resteremo poveri, ma metaforicamente siamo ricchissimi, ma solo ( metaforicamente )
Ciao caro Pino
cordialmente
Giulia.
Forse mi è sfuggito qualcosa,ma la gioventù attuale,o quella degli ultimi 10 anni,circa, cosa ha mai contestato o contesta??!!… Avremmo questi personaggi al vertice se ci fosse stata una qualche (seria) ribellione?…e poi per “giovani” cosa si intende?…I ventenni? trentenni? quarantenni? cinquantenni?…oggi che la vita si è così allungata immagino sia diventato relativo anche il concetto di gioventù…Comunque, la questione rimane: come negare(e come spiegare) l’abnorme involuzione culturale, sociale,morale,che è in atto???… Ve la ricorderete tutti (spero!)l’intercettazione telefonica dei SIGNORI che ridevano e calcolavano quanto potevano lucrare sul disastro dell’Abruzzo?!? La frase esatta fu: ” un terremoto non capita tutti i giorni”(!!!)…Chiedo umilmente a storici,sociologi o antropologi,se magari sono in ascolto, di illuminarmi su quali altre involuzioni -così grossolane- hanno mai avuto le cosiddette civiltà occidentali nella loro storia… Inoltre,scusate il pragmatismo, ma a che serve sentirsi tanto “ricchi dentro” quando in banca non ti concedono un mutuo, o non riesci a far fronte alle bollette,o se con una laurea devi fare l’imbianchino, ecc,ecc,ecc,ecc,ecc…??? Non vedo liberi Giganti,ma piuttosto Formiche ubbidienti.Contenti noi…
… i giovani degli ultimi 10 o 20 anni non contestano, tu dici … E’ vero!
Ma da quando io ricordo i giovani hanno sempre avuto la possibilità di contestare quando avevano un lavoro o una prospettiva di lavoro; se fosse vero che i giovani, i meno giovani, i vecchi … insomma tutti gli esseri di “razza umana” possano contestare di più se stanno peggio allora in India ora, e più ancora 10-20-30 anni fa, ci sarebbe stata la più grande rivoluzione di tutti i tempi!!!!!!!!!
Forse la mia tesi è strana e bizzarra, ma a me risulta che la miseria impoverisca; non solo le tasche, ma anche la mente e la possibilità di contestare … Al MASSIMO la miseria, in masse di persone (più o meno giovani o vecchie) lascia spazio al “mugugno”.
Quel “mugugno” che il potere economico può INVESTIRE come business in TV; pare che sia un eccellente investimento per tutti … destra, sinistra, centro …
Tu, per pura curiosità, di che “mugugno” sei? … mugugno di destra, di centro, di sinistra o “catto-comunista”?
ciao……….. cara Nina,
pino
ahahhahahah, dai cara Nina per curiosità, che aria respiri?
Carissimi…Non ho ancora perso del tutto la capacità di indignarmi e scandalizzarmi per alcune cose inaccettabili,ma questo non fa di me una “buonista”,o peggio,una “catto”qualche cosa!!! L’India non c’entra nulla,ho appositamente specificato “civiltà occidentali”…L’oriente è un mondo che non mi appartiene per ovvie ragioni culturali,religiose, e che conosco poco(se non per luoghi comuni,come quasi tutti noi!)…Certamente nulla è più lontano da me dalle religioni e dai suoi fanatismi,da qualsiasi zona geografica provengano.Detesto le illusioni,i creduloni,o gli imbonitori in generale, e le religioni(tutte) ne sono l’emblema assoluto…Posso dire che dopo il fallimento degli ambientalisti in Italia, non mi rimaneva(e rimane) granchè da votare o condividere…Mi pare che il nostro “nanetto che ride” nessuno sia in grado di scalzarlo,o, peggio, manchi proprio la volontà di farlo dall’interno…L’unica speranza per l’Italia sarebbe quella di essere colonizzata da qualche civiltà scandinava!!!…Per cui,siamo assai lontani da ogni risoluzione. E voi? Cosa respirate?…Qual’è la vostra illusione?…
i grandi cambiamenti delle civiltà occidentali sono frutto di parecchi fattori; tra essi mi sembra che uno dei fattori di maggior rilievo sia il gigantesco sviluppo tecnologico ed economico in oriente … India, Cina, etc…
era una frazioncina di mondo cristiano!
Quindi mi sembra quasi una forma di “leghismo occidentalista” quello che ignora l’oriente le cui tradizioni e religioni sono sempre state NUMERICAMENTE superiori al Cristianesimo; ma questo sarebbe ancora irrilevante se accanto al “bel mondo delle idee e delle buone volontà” non vi fossero numeri di crescita del PIL da capogiro. Da capogiro per quell’occidente che in alcune teste pensa ancora di essere “IL MONDO” …
Già attorno al 1300 Marco Polo narrò alle orecchie stupite dei suoi contemporanei la storia di un secondo pianeta enormemente più vasto e popolato rispetto a quel fazzoletto di terra da cui partì e che — non senza pomposità — si autoeleggeva a “MONDO CRISTIANO”.
Ora anche i bambini sanno che quel fazzoletto di terra (e mi riferisco al 1300 circa …
Guardando in Italia il parco macchine vedo sempre più fari che somigliano ad occhi a mandorla …
Non so chi sono, perché sono un ignorante, ma almeno non so chi NON sono:
- NON sono leghista padano
- NON sono leghista patriottico italianista
- NON sono leghista europeo
- NON sono leghista occidentalista
… forse sono leghista della razza umana TUTTA in ogni sua forma, colore o religione (ateismo compreso a parità di merito per una doverosa ed ovvia par condicio!) contrapposto alle altre razze animali; però amo anche gli animali … a volte amo più gli animali che certi singoli individui imbecilli della mia stessa razza biologica…
Già,come diceva Montale,” non sappiamo ciò che vogliamo ma sappiamo ciò che non vogliamo…”.Anch’io non faccio eccezione,naturalmente…Comunque,no,purtroppo non posso proprio condividere questa filantropia.L’umanità nel suo insieme è forse il peggior spettacolo della Natura,è innegabile,parla la Storia…La vita del singolo è troppo breve,precaria per poter contemplare tutti i “guai” del mondo,si rischia un bagno nella melassa della demagogia…Preferisco essere incompresa che ipocrita; sono ben consapevole che è molto più difficile comprendere le ragioni del proprio vicino di casa quotidianamente e sperimentalmente,che discettare astrattamente di tanto in tanto sulle condizioni del terzo mondo!…E non sono neanche troppo democratica,i test di ammissione andrebbero estesi anche al diritto di voto(appunto,un diritto,quindi anche un dovere,il dovere di sapere,informarsi),altro che suffragio universale!…Almeno avere qualche rudimento di Storia e Poltica; sappiamo bene quante persone (ahimè,donne soprattutto) hanno appoggiato lo psiconano grazie alla programmazione di scemenze come “Beautifull”,la de Filippi e quant’altro…ho sentito con le mie orecchie madri di mie amiche sostenere che “… infondo é tanto elegante e simpatico…” Eccole le motivazioni!!!!…E che dire,per esempio,dei “pazienti” di Vanna Marchi???…Quei processi sono stati finanziati con soldi pubblici;abbiamo tutelato e protetto i creduloni(che comunque avevano fior di soldi da dare alla megera in questione),come giustamente degli incapaci di intendere e di volere,però poi questi votano!…Botte piena e moglie ubriaca. Stucchevoli,insopportabili,buonismi.
cara Nina,
debbo ammettere che molte delle tue considerazioni sono degne di attenzione e stima. Io sono tra coloro che da circa 40 anni non vanno per nulla a votare; non voglio incrementare l’idea che il voto sia determinante per i FATTI dell’economia … né quella dell’orto chiamato Italia, né quella dell’orto chiamato Europa, né – tantomeno – quello del “giardino del mondo ormai saldamente globalizzato” …
Ma, solo per parlare, chi e come dovrebbe decidere chi ha il diritto di votare? … la tua tesi, benché interessante, mi sembra piuttosto PERICOLOSA …
Ciao,
pino
… caso di coscienza N.1:
- Nina è forse nostalgica dello Stalinismo?
So che mi prendo i miei rischi con le mie idee-impopolari,ma intellettualmente oneste!-,ed è anche vero che non è facile risolvere la questione dei “non-pensanti”, e sono tanti,troppi,a giudicare dal nostro paese e la sua penosa deriva…Ma mi chiedo che senso ha il voto di chi non sa nulla! A scuola al compito in classe di latino o matematica consegnato in bianco ti davano un 3, e non avevi nessuna speranza di diventare un latinista o uno scienziato…Invece alle urne c’è una livella iniqua che finisce per danneggiare tutti.L’inconsapevolezza e la sconfinata ignoranza sono il problema contro cui non ci sono armi…Paradossalmente,è più rispettabile l’ultimo dei leghisti o dei nazisti (che poi sono quasi la stessa cosa,hi hi!) che si è comunque formato un’opinione,se ne prende la responsabilità,propone proprie motivazioni!… che saranno discutibili,certo,ma almeno è presente a se stesso; puoi combatterlo,tentare una dialettica…Ma chi vegeta col cervello,imbambolato da mode o televisioni,che non apre un libro in tutta la vita,esistenze basate sulle più sciocche apparenze,ecc…Ecco, per me è il peggio del peggio. Da qui a trovare una soluzione,lo so,ce ne corre! Ma intanto ci teniamo un capo di governo che è lì anche perchè è ricco,elegante,e va dall’estetista. E le ragioni politiche? Un optional.Un saluto.
ammiro chiunque dica francamente quel che pensa senza far i conti con la popolarità o l’impopolarità. Credimi cara Nina!
… e poi io non credo nel “bene assoluto” o nel “male assoluto”; penso che nel bene assoluto vi sia sempre un po’ di male e nel male assoluto vi sia sempre un po’ di giusto.
Prendiamo come esempio estremo Hitler ed il nazional-socialismo: se Hitler avesse fatto tutto ciò che aveva promesso (e, ahimè, non è stato di parola …) saremmo liberi da ebrei, cristiani ed islamici … ed ora, con gli attuali progressi della ricerca, l’eugenetica a fini buoni sarebbe accettata e fuori da ogni contenzioso da “segaioli mentali parlamentari” …
Ma Hitler, ahimè, quando le poste gli recapitarono la bolletta del GAS si suicidò per la disperazione …
D’accordissimo sulle sfumature…anche se fatico a trovare un solo vantaggio nel nanetto ridente,..! Apprezzo il senso dell’humor: è sempre segno d’intelligenza.
nemmeno io riesco a trovare qualcosa di buono nel “nanetto ridente”, ma tra tutti i mali che egli (o ESSO? …
causa metto PER PRIMO IN TESTA quelli della cosiddetta sinistra che non sapendo cosa una vera sinistra deve fare e dire passano il tempo a maledire il nano … così evitano di rivelare più di quanto abbiano già fatto il loro evidente disinteresse per “I LAVORATORI DIPENDENTI” … un vecchio vizio ereditato dal PCI ed ormai in completo impasto con vari ex DC tra cui, mi duole ammetterlo, v’è anche gente astuta ed in gamba come la “cattolica Rosi Bindi”.
(
Quel che la Chiesa (ed i suoi uomini in giro) ha imparato nei secoli gli ex “sedicenti comunisti del PCI” non lo hanno imparato ancora …
pino
P.S. l’unico problema di chi è lavoratore dipendente, reale o “mascherato”, è lo stipendio per vivere … Le riforme, gli investimenti o i problemi della NAZIONE (Nazione = somma di sfruttati & sfruttatori, di artisti & lavoratori, di poveracci & ricchi …) e quant’altro riguardano solo chi — con proprietà, possesso o controllo del capitale — è gestore della nazione ed oltre, visto che capitali ed impianti produttivi hanno ormai perso la patria.
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I’ve learned a whole lot about early-mid 20th century music in my spare time and I even know a little about classical music, but I haven’t the slightest idea about what happened to music in the 19th century that bridged the gap between classical and …