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	<title>Vincenzo Guerrazzi</title>
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		<title>Lettera-racconto da una lettrice</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Nov 2010 17:05:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[In via eccezionale, invece del solito post, questa volta ospito nel mio blog la lettera-racconto che ho ricevuto da una mia lettrice, laureata in Scienze della Comunicazione all&#8217;Università di Bologna e aspirante redattrice in una casa editrice. Lascio ai lettori commenti e giudizi sulla sua esperienza e sulla&#8230; sua capacità espositiva.
Vincenzo
Caro Vincenzo Guerrazzi,
ti chiedo se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>In via eccezionale, invece del solito post, questa volta ospito nel mio blog la lettera-racconto che ho ricevuto da una mia lettrice, laureata in Scienze della Comunicazione all&#8217;Università di Bologna e aspirante redattrice in una casa editrice. Lascio ai lettori commenti e giudizi sulla sua esperienza e sulla&#8230; sua capacità espositiva.</em></p>
<p><em>Vincenzo</em></p>
<p><strong>Caro Vincenzo Guerrazzi,</strong></p>
<p><strong>ti chiedo se sul tuo blog puoi ospitare questa mia lettera che tempo fa ho spedito al direttore editoriale dell’<em>Editrice Iduanie</em>.</strong></p>
<p><strong>Grazie per l’accoglienza.</strong></p>
<p><strong>F.B.</strong></p>
<p>Gentile Direttore Editoriale, non so come iniziare a scriverle e la prego di capire la mia emozione. Scrivere così, all&#8217;improvviso, questa mia lettera al Direttore di una grande e importante casa editrice come questa. E poi, le confesso che è la prima volta che mi rivolgo a un Direttore Editoriale.</p>
<p>Signor Direttore, questa lettera per chiederle… Boh, non saprei. Non ho più il coraggio. Eppure fino a qualche minuto fa tutto mi sembrava così facile… A questo punto la cosa migliore è presentarmi con l’appellativo affibbiatomi dalla mia mamma: Bella Fica. Sì, ha capito bene: Bella Fica. La mia mamma mi ha sempre chiamato così da quando i miei seni incominciarono a gonfiarsi e i vestiti mi erano sempre più stretti. Sono arrivata in questo pianeta chiamato Terra il 10 maggio di ventitré anni fa. La mia mamma mi dice spesso che quel giorno c&#8217;era un sole bellissimo e che l&#8217;aria profumava di rose e di mirto come la mia patatina. Mi rendo conto che questi sono luoghi comuni e che non a tutti interessino. I genitori sono uguali in ogni angolo del mondo e tutti dicono le stesse cose alle loro figlie quando queste non sono ancora adulte e la loro patatina non si è ancora trasformata in Bella Fica. Ora sono cresciuta ed emancipata, e per me è arrivata la stagione della scelta. Signor Direttore Editoriale, una giovane ragazza può scegliersi il proprio lavoro? Che difficile domanda! «Certo che no», ma se ha la Fica Bella, allora è tutto un’altra cosa… Può anche scegliere la carriera politica, tipo assessore, parlamentare, ministro&#8230; e se ha anche qualche numero, perché no, anche quella universitaria.</p>
<p>Vede Signor Direttore, divago e non concludo, perché non so da dove cominciare a scriverle questa lettera. Potrei forse dirle che nel mese di ottobre dell’anno della Rivoluzione mi sono laureata all&#8217;Università delle due Torri, in <em>Conservazione dei Cazzi per il Bene comune,</em> e questo <span style="text-decoration: line-through;">è</span> sarebbe già un passo avanti.</p>
<p>Gentile Dottor… non ricordo più il suo nome, mi sembra Cazzone, sì, sì Cazzone, mi ha detto la sua segretaria quando ho chiesto per telefono a chi dovevo indirizzare la lettera. Ho cominciato a scriverle questa lettera tantissime volte e non ho trovato, fino a questo momento, la forza e le parole per dirle… insomma, le cose che frullano e svolazzano nel mio cervello. A questo punto, poiché ho vinto l&#8217;impatto della prima cartella, può darsi che riesca ad arrivare fino in fondo. I giornali scrivono che i giovani che oggi escono dalle Università non sanno, o non sono abituati, a scrivere lettere, nemmeno quelle d&#8217;amore. Forse è vero, non saprei… Io sono stata fortunata perché nella mia università ci sono stati fior di professori e semiologi-scrittori universali di prima grandezza e ci hanno insegnato come comunicare attraverso la pagina scritta. No, il problema è che i giovani devono solo trovare il coraggio, la forza di volontà&#8230; o forse il tempo? Io che pure ho studiato con impegno, devo però ammettere che fatico a scriverle questa lettera come vorrei.</p>
<p>Dicevo che mi sono impegnata negli studi ma non sono stata sicuramente una sgobbona: ho solo studiato onestamente. Ho letto tanto e ho anche cercato, per quanto ho potuto, di osservare il mondo in cui vivo, per questo penso e credo sia giunto anche per me il momento di iniziare a creare e offrire le mie idee, il mio entusiasmo, la mia curiosità. Questa curiosità che ora mi rende tanto audace da scriverle direttamente, sorretta dalla convinzione che il Direttore dell’Iduanie Casa Editrice così produttiva e innovativa, non possa non servirsi di forze giovani e propositive. Per questo mi propongo a lei e all’Iduanie, le cui pubblicazioni hanno accompagnato i miei anni di studio.</p>
<p>Gentile Direttore Cazzone, io di Lei conosco solo il nome, non so quanti anni lei abbia ma sicuramente più di me e forse alla mia età si è trovato nelle mie stesse condizioni. Per questo sono convinta che può capirmi. Le racconto una breve storia che mi è capitata qualche settimana fa nella Città dell’Arte dell’Amore. Ero andata a vedere i quadri di un pittore di novant&#8217;anni, zio di una mia ex compagna di liceo. Quest&#8217;uomo, che ha sempre dipinto, era la prima volta che vedeva i suoi quadri esposti nel bugigattolo di una <em>galleria affittacamere</em>.</p>
<p>Un giovane dalla barba rossa illustrava a tutti noi, eravamo circa una trentina di persone, «la pittura povera di colori di un vecchio artista senza appartenenze». Guardai incantata quel giovane critico affascinata della facilità con cui usava la lingua. Le trascrivo, e spero di non annoiarla, alcune delle cose che ha detto. «Che cosa dire di un pittore dalla veneranda età di novant&#8217;anni che da sempre vive in compagnia dei colori? Un pittore del quale conosco poco, conosciamo tutti poco. Per quanto mi riguarda, quel poco che conosco lo devo alla sensibilità di un artigiano sui generis: il suo nome è Giosuè Carducci, (non ha nessun legame con il grande Poeta puttaniere che ha insegnato qui a Bologna ed ha amato e scopato la sua regina) meglio conosciuto come il &#8220;vetraio&#8221; o &#8220;il corniciaio&#8221;; pochi però, sanno che quest&#8217;artigiano, molto schivo, ha una sensibilità fuori dal comune per le cose artistiche e in particolare per la pittura. Nella sua bottega ho conosciuto la pittura che ammirate, ammiriamo, qui stasera. Un particolare di un paesaggio, che non aveva nulla di trascendentale, mi ha colpito: la luce sopra una massa compatta di colore, di un verde Paolo Veronese».</p>
<p>All’improvviso notai che il pelo rosso della sua barba si fece ribelle e i suoi occhi divennero di fuoco. «Per un critico di professione &#8211; continuò &#8211; ed io per fortuna non lo sono, non sarebbe facile scrivere su quest’artista: non basta la buona volontà, perché questa pittura sfugge alla categoria dell&#8217;estetica e della critica che funzionano per un<em> mercato&#8230;». </em>Il critico che non si definiva tale parlava con foga: «Il critico d&#8217;arte è una figura che mette soggezione alla massa, che mette soggezione a tutti voi e di conseguenza anche all&#8217;artista che vive con la massa, e un artista che vive con la massa è un uomo solo perché non ha appartenenze…». Fece una lunga pausa e scosse più volte la testa. Poi gridò: «Questo vecchio pittore ha delle sue responsabilità individuali. Non è colpa solo del destino cinico e baro!». E puntò lo sguardo in direzione del vecchio  che se ne stava seduto in un angolo completamente assente e indifferente a tutto quello che lo riguardava. Il giovane disse ancora indicandolo con l’indice: «La donna per emergere deve dare la fica, ma questa da sola non basta. Di fica è pieno il mondo! La fica che emerge deve avere qualcosa in più: ci vogliono  qualità individuali, che sono: spregiudicatezza e tempismo, perché quando passa il tempo… Se questo novantenne pittore non è diventato famoso, la colpa è anche sua… La giovane che dà la fica al primo arrivato, ma non alla persona giusta, è come se la desse al bottegaio…». Quindi urlò: «Ci vuole il letto importante! Questo pedaggio sessuale la donna lo deve pagare se vuole raggiungere il suo obiettivo! Come fare? A chi chiedere? Le donne lo sanno, eccome se lo sanno! Ma anche gli uomini, che hanno capacità e quindi ambizioni, devono mettersi pecoroni. Qualcuno quando vede il successo di un giovane virgulto dice: “Che culo ha avuto!”  Eh no, amici miei! Bisogna dire: che fortuna! Il nostro pittore novantenne non ha mai voluto né dare l’ano né mettere il suo attrezzo dentro un ano! Ma ora lasciamo questo argomento al vento e torniamo al critico. Io penso che il critico professionista sia una figura poco simpatica, perché pone la sua professione a scapito dell&#8217;emozione e lascia nell&#8217;ombra artisti come il nostro Annibale Venturoli, perché è un uomo senza relazioni, senza legami, insomma un uomo solo che non ha capito nulla dalla vita. Io non penso che Annibale Venturoli, quando si mette a disegnare, divida lo spazio in piani e dimensioni secondo la prospettiva, utilizzi i colori di fondo e quelli di ritocco, quelli che devono dare corpo e vivacità. Egli va sul quadro a blocchi, con zone compatte di colore e questo colore fatto di terre povere crea una luce particolare e una vivacità insolita: crea emozioni! I critici che hanno sempre ignorato uomini come Venturoli hanno sottratto l&#8217;arte alla vita per costruire i loro sistemi definibili, lottizzabili, strumentalizzabili. Generalmente questi critici, e ce ne sono tanti, sono impegnati a piazzare e garantire come &#8220;galletti amburghesi&#8221; le opere, o meglio i prodotti, di &#8220;pittori tecnici&#8221; e non vedono &#8211; per loro scelta &#8211; artisti come quest&#8217;uomo!  Bene hanno fatto gli amici e i parenti di Annibale Venturoli a organizzare questa mostra in occasione del suo novantesimo compleanno. Straordinari sono alcuni accostamenti di colori, fantastici e inconsapevoli, per questo ancora più emozionanti, colori compatti, colori poco impastati, come il blu oltremare e il viola;il rosso mattone e il rosa pallido ci ricordano un po&#8217; le luci di Renoir. Annibale Venturoli, pittore di nature morte e paesaggi leopardiani<em> </em>che creano<em> </em>emozioni, dipinge da oltre settant&#8217;anni. Per settant&#8217;anni quest&#8217;uomo dall&#8217;aspetto mite e dallo sguardo timido ha vissuto in solitudine con i suoi colori, perché pittore senza appartenenze».</p>
<p>Veda, Dottor Cazzone, avrei voluto parlare con quel giovane critico che non si definiva tale, ma era scappato già via con gli occhi arrossati dalla commozione. Io, figlia del mio tempo, non nascondo la mia predilezione per la multimedialità, di cui ho fatto fino ad oggi una breve esperienza come collaboratrice esterna per <em>Il Settimanale Telematico del Cazzo</em>. Le caratteristiche principali di questa rivista sono la freschezza e la predisposizione per il mondo giovanile e per le novità. Ero convinta di essere assunta, ma purtroppo sono stata ingenua a non accettare di essere vagliata dai Guardiani del Tempio del Potere del Redattore Capo. Insomma, non pagai il tributo. Purtroppo non avevo capito nulla… Pensavo di essere brava per le cose che scrivevo. Ritenevo e ritengo di avere una caratteristica innata a capire e saper interpretare ciò che di nuovo sta emergendo. Ciò che gli artisti più aggiornati hanno ricercato fin dagli anni Cinquanta: fisicità dell’opera e un’interrelazione di essa col mondo su scala globale, attraverso la multimedialità.</p>
<p>Paradossalmente la virtualità accresce la “fisicità” dell’informazione, cioè la sua gestione personalizzata, in virtù dell’interattività. Come lei sa, Direttore, nell’insegnamento e nella comunicazione interattiva, risiedono le inesplorate potenzialità dei <em>New Media</em>. È al servizio di questo mondo in crescita che volevo – vorrei &#8211; oggi mettere le mie idee e quindi al servizio dell’<em>Editrice Iduanie</em>, che tanto si sta sviluppando anche in questo settore. Ciò che nello specifico posso offrire sono le mie ottime conoscenze, che sto continuamente implementando, sui Cazzi, attraverso studi autonomi, nel campo della conservazione e del restauro fotografico del Cazzo.</p>
<p>In attesa di una sua mi auguro positiva risposta, e nella speranza di poterla incontrare, le allego Curriculum Vitae e le rivolgo i miei più cordiali saluti.</p>
<p>Fica Bella</p>
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		<title>Notti bianche, vecchi tromboni e giovani senza speranze</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 11:09:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A S. Pietroburgo il sole va a dormire dopo le ventidue. A Milano, Genova, Roma e in tante altre città d’Italia il sole, nella prima decade di settembre, va a letto verso le diciannove, diciannove e trenta al massimo. I sindaci di queste nostre grandi città di sicuro hanno letto il romanzo giovanile Le notti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A S. Pietroburgo il sole va a dormire dopo le ventidue. A Milano, Genova, Roma e in tante altre città d’Italia il sole, nella prima decade di settembre, va a letto verso le diciannove, diciannove e trenta al massimo. I sindaci di queste nostre grandi città di sicuro hanno letto il romanzo giovanile<em> Le notti bianche</em> di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/F%C3%ABdor_Mikhailovi%C4%8D_Dostoevskij">Fëdor Mikhailovič Dostoevskij</a> e ne sono rimasti affascinati. In questo breve romanzo, lo scrittore russo racconta di un giovane impiegato che durante una passeggiata notturna incontra una donna alla quale racconta le sue avventure. Entrambi hanno la sensazione di &#8220;riconoscersi&#8221; e così si aprono il cuore in un dialogo che dura quattro notti di parole.  Il giovane, come tutti i giovani, è un idealista, un &#8220;visionario&#8221;. A poco a poco i due vivono il sogno di una vita insieme. Ma la &#8221;visione onirica&#8221; all’improvviso si spegne, e con il ritorno nella realtà il ragazzo si ritrova nuovamente solo e &#8220;sognatore&#8221;, isolato in una vita avulsa dal mondo reale.</p>
<p>I nostri amministratori, di destra e di sinistra, sono tutti preoccupati della precarietà e della solitudine giovanile: poco lavoro, niente soldi, problemi per le famiglie ecc. La preoccupazione primaria è dare una soluzione a questo serio problema. Detto fatto. Sindaci e Sindache si son messi in contatto telepatico tra loro: dobbiamo fare qualcosa prima dell’autunno… il problema giovanile è trasversale, riguarda tutti, senza distinzione di appartenza politica. I giovani sono il nostro futuro, sono la nuova classe dirigente, sono la speranza del pianeta, sono la gioia di vivere e… Intanto chiudiamo in bellezza la fine dell’estate con una grande festa: una festa per la felicità, una notte gioiosa di canti, balli, musica e tanti tanti balocchi per far felici i nostri ragazzi. Come la chiamiamo? A qualcuno deve essere venuto in mente il romanzo di Dostoevskij, e oggi queste feste si chiamano ovunque <em>Le notti bianche</em>.</p>
<p>Oggi i giovani hanno un potere contrattuale che nessuna gioventù del passato ha mai avuto. Che meraviglia! Il giovane del Terzo Millennio non ha più bisogno del contratto collettivo, farà il suo contratto individuale con la controparte. Ognuno rappresenta se stesso. L’azienda ha un esercito di aggregati: commercialisti, grandi avvocati, ministri, ecc. Beato il giovane del Terzo Millennio e delle notti bianche!</p>
<p>Racconto a ruota libera una piccola storia che mi riguarda personalmente. Non è una vicenda kafkiana ma può sembrarlo. Si tratta della prima offerta di lavora fatta a mia figlia Marika.</p>
<p>E’ il mese di maggio del 2005, siamo nella Facoltà di Architettura di Genova. Mia figlia discute la sua tesi di laurea e prende il massimo punteggio, 110 e lode. Con i suoi amici, il suo ragazzo e mia moglie, andiamo a prendere una bibita in un piccolo bar nelle vicinanze della Facoltà. Dopo un po’ squilla il telefonino di Marika. La vedo un po’ emozionata. Penso tra me: cos’è accaduto? Finita la conversazione, con voce commossa, eccitata, dice: «Era uno studio di architetti, uno studio molto importante… Dicono che dietro ci sia Lui… Mi hanno offerto di lavorare con loro… Avete capito bene: mi hanno offerto un lavoro…». Tutti i suoi amici applaudono e urlano: «Evviva, evviva…». Il giorno dopo si alza di buon mattino e si presenta nello studio degli architetti.  Fortuna delle fortune lo studio si trova a un centinaio di metri da casa nostra. Che cosa volevamo di più dalla natura e dagli uomini? Verso le undici Marika rientra a casa. E’ abbacchiata, non dice una parola. Con mia moglie chiediamo: «Cosa ti hanno detto, perché fai quella faccia?» Lei sbotta: «Faccio la faccia che ho. Comincio a lavorare domattina, vi va bene?» Non dice più nulla, si chiude nel mutismo. Io e mia moglie ci fissiamo negli occhi senza dire una parola. Poi, Marika si alza e va a bere un bicchiere d’acqua. Dice con voce quasi ironica: «Questo è… Se vuoi imparare il mestiere, devi pagare uno scotto. Non bastano i centodieci e lode. Ci vogliono dieci ore al giorno da lunedì a venerdì. Quattro ore il sabato. Poi, quando si deve consegnare il progetto le ore non si devono contare… si può fare anche mezzanotte. Questo è…». Non voglio farla tanto lunga, purtroppo non era poi così. Non “imparava il mestiere di architetto”, doveva solo copiare disegni al computer. Aprirsi la partita Iva e fare il lavoro da copista nel loro ufficio per essere controllata. La paga? Seicento euro il mese e pagarsi anche le tasse… Marika ha lavorato soltanto nove giorni. Poi, un pomeriggio, erano le quindici, quindici e trenta, è scappata … «Non ce la facevo più a restare lì dentro…»</p>
<p>E’ caduto il Muro di Berlino, si è dissolta l’Unione Sovietica, si è allargata l’Europa e i Sessantottini che hanno applaudito l’ingresso a Teheran di Khomeini, hanno preso il potere e sono ben saldati con leghe di acciai speciali alle loro poltrone con figli nipoti e amanti. Nel frattempo si sono anche incanutiti ma si sentono sempre giovani più dei giovani. E per questo hanno pensato di organizzare le feste di fine estate per far sognare i giovani disoccupati. Tutti i sindaci e le sindache vogliono legare alla loro città i cantanti, gli uomini e le donne di spettacolo di cent’anni fa. Che senso ha  spendere il pubblico danaro per legare a una città un personaggio popolare che non porta nulla se non se stesso? Che investimento è questo? E’ semplice insensatezza. Questi attempati signori, collezionisti di banconote, più invecchiano e più sono ingordi. Non si accontentano mai di quello che hanno, forse al loro posto lo sarei anch’io. Nessuno di quelli che occupano la Torre dice la verità sul nostro tempo.  Sono tutti scopritori del passato.</p>
<p>Ma perché spendere questi soldi per ingrassare questi vecchi lupi mannari e non dare ai giovani la possibilità di esprimere se stessi? Mi rifiuto di credere che in Italia non ci sia una nuova generazione che sappia scrivere una canzone. Non è possibile. Questi vecchi fagocitano i giovani, veri talenti in ogni campo. Le città delle notti bianche hanno problemi di bilancio. Ai bambini degli asili hanno tolto la merendina, ai vecchi tromboni danno gettoni di brillanti. La notte bianca serve soltanto a dare parcelle ad agenti e artisti che hanno fatto il loro tempo e di cui sottolineo nessuno vuol disconoscere i loro meriti passati. Forse sono un Ateo che vive in solitudine, ma la solitudine del’Ateo è la più alta forma di santità non spirituale ma solare. E dopo la notte bianca cosa ci rimane?</p>
<p>Vincenzo Guerrazzi</p>
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		<title>I primi della Classe (Ebook) 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 14:50:06 +0000</pubDate>
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Descrizione:
Racconti immaginari, ironicamente impertinenti, con protagonisti ispirati dal vero a Giulio Andreotti, Gianni Agnelli, Giorgio Napolitano, Enrico Berlinguer, Bettino Craxi, Pietro Ingrao, Giovanni Spadolini, Nilde Jotti, Marco Pannella, Karol Wojtila, Khomeini, Valentina Cortese, Ernest Hemingway, Cesare Pavese, Enrico Morselli, Franco Fortini, Antonio Porta, Andrea Zanzotto, Edoardo Sanguineti, Alfredo Giuliani, Mario Luzi, Mimma Mondadori, Dacia Maraini, [...]]]></description>
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<div id="_mcePaste">Descrizione:</div>
<div id="_mcePaste">Racconti immaginari, ironicamente impertinenti, con protagonisti ispirati dal vero a Giulio Andreotti, Gianni Agnelli, Giorgio Napolitano, Enrico Berlinguer, Bettino Craxi, Pietro Ingrao, Giovanni Spadolini, Nilde Jotti, Marco Pannella, Karol Wojtila, Khomeini, Valentina Cortese, Ernest Hemingway, Cesare Pavese, Enrico Morselli, Franco Fortini, Antonio Porta, Andrea Zanzotto, Edoardo Sanguineti, Alfredo Giuliani, Mario Luzi, Mimma Mondadori, Dacia Maraini, Alberto Moravia, Sergio Zavoli, Giorgio Strehler e&#8230;molti altri</div>
<div id="_mcePaste">Scrive Gianfranco Sansalone nell&#8217;Introduzione:</div>
<div id="_mcePaste">Prendi Ignazio La Russa, attuale ministro della difesa, ex missino, ex finiano attualmente pidiellino fedelissimo di Berlusconi che si innamora perdutamente della sua avversaria politica Anna Finocchiaro, del Pd. E colto da un impeto di passione le scrive una lettera piena di sentimento: «Dolcissima Anna, malgrado le nostre divergenze politiche, io ti ho sempre amata in seggreto. L&#8217;amore è il principio regolatore di tutte le cose, è l&#8217;elemento equilibratore per eggellenza e per i politici questo elemento è indispensabile. Per questo io faggio parte del partito dell&#8217;amore e poco m&#8217;importasse di quello che la ggente penzerà di noi visto che tu appartieni al partito dell&#8217;odio».</div>
<div id="_mcePaste">Oppure prendi Emilio Fede, Minzolini, Bondi, Masi, o Bersani, D&#8217;Alema, Cicchitto o il monarca per eccellenza, Sua Maestà Silvio Berlusconi, la Bindi, Vespa, Baricco, Moccia, Busi, Brizzi, De Carlo&#8230; per citare qualche nome dell&#8217;immenso circo mediatico che oggi &#8211; soprattutto grazie alla televisione &#8211; fa parte del nostro quotidiano social-politico-culturale. Mettilo nella penna intrisa di cianuro di uno scrittore come Vincenzo Guerrazzi e aspetta che intrecci il tutto divertendosi a far uscire storie inventate, con personaggi veri, in cui si mescolano improbabili lettere d&#8217;amore, surreali sedute spiritiche, arditi bollori di vecchi politici verso ragazzine, verosimili imbrogli di verosimili imbroglioni, pellegrinaggi a Lourdes in cerca della grazia per arrivare al potere (leggere, leggere leggere: quando, immergendosi proprio nel primo racconto, si capirà il senso di queste parole, si rimarrà a bocca aperta; non avrà facoltà divinatorie questo Gerrazzi?) e tante altre situazioni che spaziano dall&#8217;umorismo alla satira, dalla critica politica alla cattiveria pura, dalla fotografia di una società al contributo culturale per la conoscenza della classe dirigente di un popolo complesso eppure semplice (o semplice eppure complesso) come quello italiano&#8230;</div>
<div id="_mcePaste">Vincenzo Guerrazzi (Mammola, 1940) è &#8211; come ha scritto Stefano Bigazzi &#8211; un artista che da oltre trent&#8217;anni ha articolato tra letteratura e pittura un originale percorso culturale, di notevole potenza espressiva. Dai saggi sul lavoro e sul ruolo del lavoratore come oggetto di una cultura (quella della fabbrica) ai romanzi in cui l&#8217;operaio è soggetto che nello stesso contesto privilegia l&#8217;affrancamento dal conformismo prima ancora che dalla fabbrica. Uno scrittore visionario che ha saputo e sa raccontare il mondo circostante indagando l&#8217;uomo. I suoi romanzi non indugiano sul paesaggio, Guerrazzi non si compiace della letteratura di descrizione, piuttosto osserva i personaggi e dà loro voce per narrare sentimenti, stati d&#8217;animo, paradossi e quotidianità. Un approccio analogo è nella sterminata produzione pittorica, almeno mille tra quadri e disegni, nella quale le pulsioni oniriche sono ancora più evidenti. Le tele di Vincenzo Guerrazzi sono il trionfo dell&#8217;allegoria, con il valore aggiunto dell&#8217;analisi e della critica politica: dal &#8220;Compromesso Storico&#8221; a &#8220;I funerali laici&#8221; l&#8217;artista trasporta sul quadro i protagonisti della politica, della finanza, della cultura, animando come Bruegel fantastici villaggi in cui i personaggi sono Tarocchi inquietanti. Le immagini di Guerrazzi, tanto nella visione quanto nella lettura, sono la grande sceneggiatura di un teatro universale.</div>
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		<title>Intervista a Vincenzo Guerrazzi &#124; Il Quotidiano &#124; Martedì 17 Agosto 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 14:42:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[giornali - Il Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[rassegna - propri articoli]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vincenzo-guerrazzi.org/sito/wp-content/uploads/2010/08/il-quotidiano1.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-928" title="il--quotidiano" src="http://www.vincenzo-guerrazzi.org/sito/wp-content/uploads/2010/08/il-quotidiano1-740x1024.jpg" alt="" width="450" height="622" /></a></p>
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		<title>Domenico Logozzo &#124; La riviera &#124; 8 Agosto 2010</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Aug 2010 13:40:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[libri - nord e sud uniti nella lotta-ristampa]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.vincenzo-guerrazzi.org/sito/wp-content/uploads/2010/08/La-Riviera-8-agosto-13.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-917" title="La Riviera 8 agosto 1" src="http://www.vincenzo-guerrazzi.org/sito/wp-content/uploads/2010/08/La-Riviera-8-agosto-13-725x1024.jpg" alt="" width="450" height="635" /></a></p>
<p><a href="http://www.vincenzo-guerrazzi.org/sito/wp-content/uploads/2010/08/La-Riviera-8-agosto-2.jpg"><img class="alignnone size-large wp-image-911" title="La-Riviera-8-agosto-2" src="http://www.vincenzo-guerrazzi.org/sito/wp-content/uploads/2010/08/La-Riviera-8-agosto-2-708x1023.jpg" alt="" width="450" height="650" /></a></p>
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		<title>L’Eroe, il Palazzo dei Giganti e i Meridionali del Mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Aug 2010 10:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Poche migliaia d’individui hanno il controllo totale dei sei miliardi, tra donne e uomini, che abitiamo sul pallone chiamato Terra. Siamo tutti nati dalla stessa fessura e tutti, o quasi tutti, abbiamo gli stessi organi vitali.
Tutti nasciamo con un orifizio molto importante, volgarmente chiamato buco del culo, il quale ha la funzione vitale di farci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Poche migliaia d’individui hanno il controllo totale dei sei miliardi, tra donne e uomini, che abitiamo sul pallone chiamato Terra. Siamo tutti nati dalla stessa fessura e tutti, o quasi tutti, abbiamo gli stessi organi vitali.</div>
<div>Tutti nasciamo con un orifizio molto importante, volgarmente chiamato buco del culo, il quale ha la funzione vitale di farci evacuare le scorie del carburante che ingoiamo per mantenerci in vita. Montesquieu scriveva che dietro ogni fortuna c’è più di un delitto. Questa è un’assoluta verità. Se la merda avesse un valore, i disperati della terra nascerebbero tutti senza l’orifizio.</div>
<div id="_mcePaste">Gli imperatori e i regnanti egizi, romani, inglesi, portoghesi, spagnoli ecc. erano dei poveracci rispetto a questi pochi fetenti-potenti che controllano il pianeta.</div>
<div>Questi dominatori della Terra, siedono al tavolo delle decisioni e mentre mangiano crema d’aragosta annaffiata con vini pregiati, s’inventano l’eroe da dare in pasto alle masse.</div>
<div>I loro pensieri aleggiano come materiale radioattivo sopra la testa dei meridionali del mondo, nel profondo della loro coscienza sono come quel padrone di casa persiano che assassinò i suoi ospiti per arrivare al potere assoluto. Sussultano e sbuffano come muli impazziti che senza tregua scalciano sulla testa e sulla fatica del dolore umano. Occupano e massacrano interi popoli e così s’inventano e creano gli eroi per mantenere sempre più saldo il loro potere. Quell’eroe ingenuo che alla fine della battaglia ritorna a casa carico di visioni di morte. Lo festeggiano, lo “monumentano” e per un giorno si sente felice, potente…</div>
<div>Ma dopo la festa si rende conto della sua solitudine e così riprende in silenzio il suo posto a reggere la trave.</div>
<div id="_mcePaste">I meridionali del mondo, muoiono e diventano eroi.Ma cos’è un eroe di fronte ad un cavallo che libero, galoppa nella prateria?  Vale di più un eroe o una gazzella guizzante nella savana? Dagli angoli più remoti del Pallone giungono a noi le grida disperate dell’eroe che non vuole essere tale. Urlano il grano e le margherite, piange il papavero e stridono gli insetti, urlano il ventre della madre e la primavera che l’eroe non vedrà mai più. Mi viene in mente un discorso che qualche anno fa fece un industriale Illuminato: «La fabbrica dev’essere quello che il Foro fu nell’antica Roma, quello che la Cattedrale e il Mercato rappresentarono nel Medio Evo».</div>
<div id="_mcePaste">Le fabbriche oggi non sono come l’Antico foro e la Cattedrale. Ci auguriamo che nel prossimo futuro le fabbriche non produrranno più morte e come antichi senatori gli operai facciano lunghe discussioni e preghino anche: pregare non costa fatica. Finalmente gli schiavi moderni che vivono del loro lavoro avranno accesso al Tempio degli Avi e potranno investigare sui grandi misteri, pregare e vendere indulgenze.</div>
<div>Ma intanto, per ora, nelle officine si sente solo il ronzio del tornio che lavora la bocca del cannone e i calcolatori elettronici che forniscono dati per nuovi “mini conflitti” mentre i bianchi ghiacciai e le sabbie dorate dei deserti si colorano di rosso. Gli eroi sono sempre serviti ai potenti, sia che essi fossero forti e belli nel loro vigore fisico come i Bronzi di Riace, che intelligenti e  tecnologicamente preparati come quelli della nostra società.</div>
<div id="_mcePaste">Quand’ero bambino e passavo davanti al palazzo del potente del mio paese, mi fermavo a guardare gli uomini di pietra che reggevano l’architrave e sentivo per essi un grande senso d’oppressione; la gente del borgo li chiamava i Giganti. Ora so che in ogni città del mondo c’è il palazzo dei Giganti.</div>
<div>L’oppresso, il separato, regge sempre la trave e i potenti della terra lo scoprono quando devono mandarlo a morire per farne un eroe per le masse.</div>
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		<title>Vincenzo Guerrazzi, from the 70s to today: which message?  by Antonio Rossin –</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 13:57:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Genova, Loggia della Mercanzia, November 18, 2005        To fully understand the position of the Italian painter and writer Vincenzo Guerrazzi, we must first hold, that communication has two main functions.  Each message, like that in a painting or in a book or in a sms, expresses two distinct, but fused together, functions [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste">Genova, Loggia della Mercanzia, November 18, 2005        To fully understand the position of the Italian painter and writer Vincenzo Guerrazzi, we must first hold, that communication has two main functions.  Each message, like that in a painting or in a book or in a sms, expresses two distinct, but fused together, functions of communication.  One function is transversal, horizontal, peer-to-peer, and is made with information and comparison. The other function, called “of Command” concerns the vertical control and establishes a hierarchy among the speakers.  These two functions are the same we studied in schools under the name of dialectics, in which the horizontal function concerns the discussion and comparison of the thesis-antithesis leading to awareness, and the vertical function is that of the synthesisand leads towards  operational choising.</div>
<div id="_mcePaste">It is far easier to talk about the artist Guerrazzi Guerrazzi than the writer, because the message of his paintings is immediately readable at a glance, while the understanding of the message of his books takes a longer reading time.  Yet in both cases, what is his message?</div>
<div id="_mcePaste">About Guerrazzi painter, it was told everything and all the opposite: realist painter, political painter satirist painter.  But I prefer to call him a dialectical painter, because in the space of one only canvas he easily mixes together  right and left, capital and labor and the constant, uncomfortable presence of the factory worker to represent the final user, who should be able to get a synthesis and make a conscious choice of responsible action.</div>
<div id="_mcePaste">It is quite understandable, therefore, that the immediate aspect of Guerrazzi&#8217;s message that emerges at a first sight, concerns the horizontal function of communication, and it is equally understandable that to put together thesis and antithesis in one same context leads to open a summary, a review, and this is precisely the vertical function of the message.  No wonder then, if in such a context critics  always concluded that the paintings of Guerrazzi &#8220;make people think.&#8221;  This is thus the historical value of his message: he calls loudly people to think and reflect.  We, who belong to the role of the final users even though in the role of cultural mediators, have heard this noise and answered his call.  This is why we are here on this evening at the Loggia della Mercanzia, and look with great pleasure to the many speakers at the debate this evening, especially young people, because they are historically the true final user of the situation.</div>
<div id="_mcePaste">But one&#8217;s thinking requires one&#8217;s hard labour, and there are still too many people, even among the youth, who try to escape the labour to think, to build their own synthesis, to assume directly upon themselves the responsibility for an action choice, so they ask &#8220;the others&#8221; for doing it for them.  But what do the others answer?  Maybe, the choice they propose deals with a policy of a &#8220;grand alliance&#8221; of the summit, placed as a synthesis of the dialectic bipolarism, to solve thevexistential problems of the final users of today and tomorrow?  I think it is no way, and see this solution as a step backwards.  In fact, if that were the political response to the people&#8217;s needs &#8211; whose noise Guerrazzi reported so aptly &#8211; the History teaches that it is a very old matter. Let me remember the renown Italian writer Alessandro Manzoni who, in the “Adelchi&#8217;s choir” spoke of the &#8220;recent new noises &#8220;, really the arrival of a strong man to fight the lords and masters who had put the people to rot in burned forges and grinding grooves “wet with servant sweat,” Those people lifted their heads listening to to fte noise of freedom, but very soon realized that the oppressors of both parties ended up doing alliance and remained both to weigh on people&#8217;s necks.  That is, there is a great analogy   between Manzoni and Guerrazzi, between the grinding forges of the burning factory of the second, among the &#8220;oppressed people&#8221; of that time and the factory workers and the many unemployed young people of today, between the &#8220;recent new rumor&#8221; of two centuries ago and the message brought in Guerrazzi&#8217;s paintings and books.  The story always repeats itself.</div>
<div id="_mcePaste">No, dear young people: no kind of synthesis and choice droppen top-down can fulfil your interests.  Better you think of a choice of your own, even though this thinking is hard, but let it be a labour of your own, coming from grassroots bottom-up.  Let&#8217;s only hope you were able to express yourselves in terms of reflection and proposals: not in the terms only, even though sacrosanct, of a protest.</div>
<div id="_mcePaste">Antonio Rossin –</div>
<div id="_mcePaste">HYPERLINK &#8220;http://evans- xperientialism.freewebspace.com/study.htm&#8221; http://evans- xperientialism.freewebspace.com/study.htm</div>
<p>Vincenzo Guerrazzi, from the 70s to today: which message?  by Antonio Rossin –               Genova, Loggia della Mercanzia, November 18, 2005        To fully understand the position of the Italian painter and writer Vincenzo Guerrazzi, we must first hold, that communication has two main functions.  Each message, like that in a painting or in a book or in a sms, expresses two distinct, but fused together, functions of communication.  One function is transversal, horizontal, peer-to-peer, and is made with information and comparison. The other function, called “of Command” concerns the vertical control and establishes a hierarchy among the speakers.  These two functions are the same we studied in schools under the name of dialectics, in which the horizontal function concerns the discussion and comparison of the thesis-antithesis leading to awareness, and the vertical function is that of the synthesisand leads towards  operational choising.                    It is far easier to talk about the artist Guerrazzi Guerrazzi than the writer, because the message of his paintings is immediately readable at a glance, while the understanding of the message of his books takes a longer reading time.  Yet in both cases, what is his message? About Guerrazzi painter, it was told everything and all the opposite: realist painter, political painter satirist painter.  But I prefer to call him a dialectical painter, because in the space of one only canvas he easily mixes together  right and left, capital and labor and the constant, uncomfortable presence of the factory worker to represent the final user, who should be able to get a synthesis and make a conscious choice of responsible action.<br />
It is quite understandable, therefore, that the immediate aspect of Guerrazzi&#8217;s message that emerges at a first sight, concerns the horizontal function of communication, and it is equally understandable that to put together thesis and antithesis in one same context leads to open a summary, a review, and this is precisely the vertical function of the message.  No wonder then, if in such a context critics  always concluded that the paintings of Guerrazzi &#8220;make people think.&#8221;  This is thus the historical value of his message: he calls loudly people to think and reflect.  We, who belong to the role of the final users even though in the role of cultural mediators, have heard this noise and answered his call.  This is why we are here on this evening at the Loggia della Mercanzia, and look with great pleasure to the many speakers at the debate this evening, especially young people, because they are historically the true final user of the situation.       But one&#8217;s thinking requires one&#8217;s hard labour, and there are still too many people, even among the youth, who try to escape the labour to think, to build their own synthesis, to assume directly upon themselves the responsibility for an action choice, so they ask &#8220;the others&#8221; for doing it for them.  But what do the others answer?  Maybe, the choice they propose deals with a policy of a &#8220;grand alliance&#8221; of the summit, placed as a synthesis of the dialectic bipolarism, to solve thevexistential problems of the final users of today and tomorrow?  I think it is no way, and see this solution as a step backwards.  In fact, if that were the political response to the people&#8217;s needs &#8211; whose noise Guerrazzi reported so aptly &#8211; the History teaches that it is a very old matter. Let me remember the renown Italian writer Alessandro Manzoni who, in the “Adelchi&#8217;s choir” spoke of the &#8220;recent new noises &#8220;, really the arrival of a strong man to fight the lords and masters who had put the people to rot in burned forges and grinding grooves “wet with servant sweat,” Those people lifted their heads listening to to fte noise of freedom, but very soon realized that the oppressors of both parties ended up doing alliance and remained both to weigh on people&#8217;s necks.  That is, there is a great analogy   between Manzoni and Guerrazzi, between the grinding forges of the burning factory of the second, among the &#8220;oppressed people&#8221; of that time and the factory workers and the many unemployed young people of today, between the &#8220;recent new rumor&#8221; of two centuries ago and the message brought in Guerrazzi&#8217;s paintings and books.  The story always repeats itself.       No, dear young people: no kind of synthesis and choice droppen top-down can fulfil your interests.  Better you think of a choice of your own, even though this thinking is hard, but let it be a labour of your own, coming from grassroots bottom-up.  Let&#8217;s only hope you were able to express yourselves in terms of reflection and proposals: not in the terms only, even though sacrosanct, of a protest. Antonio Rossin –<br />
HYPERLINK &#8220;http://evans- xperientialism.freewebspace.com/study.htm&#8221; http://evans- xperientialism.freewebspace.com/study.htm</p>
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		<title>Lettera a Garibaldi &#124; l Quotidiano della Calabria &#124; Il Quotidiano della Basilicata &#124; 7 Maggio 2010</title>
		<link>http://www.vincenzo-guerrazzi.org/sito/lettera-a-garibaldi-7-maggio-2010/</link>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 13:36:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[giornali - il Quotidiano della Basilicata]]></category>
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		<description><![CDATA[Lettera personale all’eroe dell&#8217;unità d’Italia
di
VINCENZO GUERRAZZI
Caro Garibaldi, sono seduto ai piedi del tuo monumento e guardo il mare. Sento l’orologio che suona da una vicina chiesa. Mi giro e vedo una coppietta. Sono abbracciati stretti e i loro occhi fissano la tua faccia coperta dalla polvere e corrosa dal salino. Ingannasti i meridionali quando partisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lettera personale all’eroe dell&#8217;unità d’Italia</p>
<p>di</p>
<p>VINCENZO GUERRAZZI</p>
<p>Caro Garibaldi, sono seduto ai piedi del tuo monumento e guardo il mare. Sento l’orologio che suona da una vicina chiesa. Mi giro e vedo una coppietta. Sono abbracciati stretti e i loro occhi fissano la tua faccia coperta dalla polvere e corrosa dal salino. Ingannasti i meridionali quando partisti da questo scoglio al servizio degli interessi inglesi contro quelli francesi per il dominio del Mediterraneo. Il padrone, caro Garibaldi, non ha nazionalità, per cui francese, inglese o subaudo, “il selvaggio” è costretto a vivere sempre una vita di stenti e ad essere bastonato, angariato e rapinato.<br />
Vedi, caro Garibaldi, i meridionali erano convinti che andassi a liberarli. Da chi, e perché? Loro non sapevano e non sanno nulla dei giochi, di questi giochi. Comunque, la spedizione se non l’avessi fatta tu di certo l&#8217;avrebbe fatta un altro. Volevi, volevate l’unità del Paese. Ma quale unità? Il Sud, tutti i Sud del mondo, di questo cazzo di mondo, non è stato mai riconosciuto, non sono stati mai riconosciuti, se non per spolparli, massacrarli di lavoro e poi umiliarli come uomini-nani.<br />
II paradosso è che i depositi bancari meridionali, voglio dire, le varie casse rurali, banche di Sicilia e di Napoli, Cassa del Mezzogiorno, ecc., hanno finanziato lo sviluppo e l’industrializzazione del Nord. La primavera dell’unità d&#8217;Italia ha portato al meridionale un sorriso atroce, di stenti e di miseria, di massacri, di nobili più arroganti e di mafie più potenti. Questo il “popolo leghista” lo sa? Tu sei un Eroe Nazionale perché hai servito la borghesia nazionale, la quale, per riconoscenza ti ha mandato in pensione a Caprera, e memore dei servizi che gli hai reso ti mandava ogni tanto fanciullette a trastullarti.</p>
<p>Ora sei qui, sullo scoglio di Quarto, guardi il mare e non ti lamenti. A Caprera ti lamentavi spesso, scrivevi lettere indignate ai prefetti, ma solo perché le fanciulle (oggi chiamate escort come la vecchia automobile degli Sessanta), non erano di tuo gradimento. Amore senile e ancellare, mio povero eroe. Da coerente puttaniere, quale sei sempre stato, ti scopavi le contadinelle da Teano in giù. Il tuo uccello l’hai saziato. Tutti i potenti e anche gli eroi hanno il chiodo fisso: saziare questo cazzo di uccello. Anche Montezemolo, che somiglia a un lombrico… Lasciamo andare… il discorso diventerebbe molto difficile e forse anche pericoloso.<br />
Vedi, caro Garibaldi, non pensare che io ti scrivo queste cose per offenderti, non è nella mia intenzione, ma non voglio nemmeno venerarti: te le scrivo perché sono cose vere che pochi conoscono e le nascondono perché non hanno il coraggio… Anche i rivoluzionari del Sessantanove che, per ipocrisia, lo chiamano Sessantotto. Sono quei vecchi ex giovani che credono di aver fatto la Guerra di Crimea, insomma “I militonti.”</p>
<p>L’eroe non può avere macchie, mio caro Garibaldi. Mi guardi dall’alto come una montagna guarda un piccolo ruscello che scorre ai suoi piedi. Ho l’impressione di sentire la tua voce con un accento insolito. Hai forse nostalgia dei passati amori o è forse un senso di pentimento? Qui, d’estate, in questa piccola spiaggia sotto i tuoi piedi, vengono a bagnarsi molti meridionali del mondo. Nessuno ti guarda più, ci hanno fatto l’abitudine, anche quelli dalla pelle colorata.</p>
<p>In questa città dello scoglio di Quarto, di meridionali del mondo ce ne sono tanti, ed ancora più ce ne sono nella città di Cavour. E’ gente che vorrebbe tornare dov’è nata. Partirebbe anche d’inverno con il freddo e il mare grosso. Ma non può perché nel Sud del mondo l’aria non è più calda come lo era un tempo. La temperatura nel meridione del pianeta si è molto abbassata.</p>
<p>Caro Garibaldi, il nostro mondo oggi è pieno di cose grandi e sublimi e fare una scelta è molto difficile. Vedessi quante cose ci sono e quante escort-contadinelle con le tette grosse come meloni girano nelle stanze del potere&#8230; E poi quanti teatri e macchine volanti… Tutto si è trasformato, solo il Sud è sempre quello del tuo tempo. L’unità del Paese, per la gente del Mezzogiorno, della luce, o più correttamente solare, è stata solo un fenomeno nervoso, del tutto privo di contenuti e per niente chiaro. La morte nel meridione si aggira ancora adesso, specie nei bambini, con gli stessi abiti della tua epoca: stracci multicolori. Vedo che continui a fissarmi con il viso alterato ma non è il caso, io cerco solo di parlarti, dirti le cose che nessuno ti ha mai detto. Ma a cosa serve cercare di comunicare con un monumento?</p>
<p>Sei qui in piedi, col tuo sguardo imponente e un po’ mitico. Vedo che taci e non rispondi. Ti chiedo solo la chiave. La chiave dell’unità del Paese. Se me la dai la porto al Presidente e al popolo della Lega. Vedo ancora che non rispondi, che sciocco! Tu non hai aperto con la chiave, tu hai sfondato la porta e hai rotto la serratura. Sono centocinquat’anni che i meridionali d’Italia cercano un falegname per ripararla. Non ne hanno ancora trovato uno.<br />
Genova, 29 maggio 2010</p>
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		<title>Raitre &#8220;La storia siamo noi&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Aug 2010 12:27:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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Untitled from vincenzo-guerrazzi on Vimeo.
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<p><a href="http://vimeo.com/13759539">Untitled</a> from <a href="http://vimeo.com/user4384268">vincenzo-guerrazzi</a> on <a href="http://vimeo.com">Vimeo</a>.</p>
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		<title>Recensione: La vecchiaia senza amore &#124; La Repubblica &#124; 13 Settembre 2007</title>
		<link>http://www.vincenzo-guerrazzi.org/sito/recensione-la-vecchiaia-senza-amore-la-repubblica-13-settembre-2007/</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jul 2010 09:54:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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