21.8.07


Stefano Bigazzi e Vincenzo Guerrazzi, autori de
Il compagno sbagliato,
ringraziano tutti coloro che sono intervenuti
nel blog.
Oggi chiediamo all'anonimo visitatore, e futuro
lettore del libro, di fornirci
il ritratto del suo personaggio preferito e di
comunicarcelo.
Questo non solo per la curiosità degli autori
ma anche per
un possibile sviluppo del romanzo.
Ringraziamo per la partecipazione.

127 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

Signor Guerrazzi,
forse di me non si ricorda. Ci siamo conosciuti a Reggio Emilia nella libreria di Nasi. Le avevo proposto un mio romanzo per la Ciminiera. Sono Ernesto Bondavalli.
All'epoca mi aveva detto che i gialli non l'interessavano... Come cambiano i tempi e le cose. Ora anche lei, in compagnia del giornalista Bigazzi, si è convertito al giallo. Ho comprato il vostro compagno e se lo presenterete a Reggio ci sarò. Le dirò allora cosa ne penso. Per adesso le dico che Floriana è la vera protagonista. Luca è un poveraccio che con i suoi lamenti fa gonfiare i marroni.
Bondavalli

23 agosto 2007 08.28  
Anonymous Anonimo ha detto...

Vincenzo e Stefano spiegatemi una cosa: coma fa “il futuro lettore del libro” a fornirvi
“il ritratto del suo personaggio preferito”? Mah! A ogni modo io mi candido ufficialmente a scrivere con Vincenzo “Il compagno sbagliato atto secondo”. Se qualcuno ritiene di essere più bravo di me, saperne più di me sugli anni Settanta e conoscere il “calabrese” meglio di me si faccia avanti. Anche tu Stefano!

A presto.
Pasquale Giannino

23 agosto 2007 12.43  
Anonymous Anonimo ha detto...

Fanny Ardant è Floriana. Floriana è Fanny Ardant. Cari autori Stefano Bigazzi e Vincenzo Guerrazzi. Avete fatto centro. L'Ardant era una ragazza tutta sesso e passione. Oggi trasmette la stessa identica passione e sensualità,anche se sicuramente sfiora i cinquanta. Che non sia lei la vostra Floriana? Gli altri personaggi non contano o dicono poco. Solo Sita viene un po' fuori solo perchè nascostamente desiderava tanto scoparsi la bella Floriana.
Stefano e Vincenzo siete daccordo con la mia scelta del vostro personaggio?
Scusate ma chi è questo coglione
di ubriacone che fa il poliziotto segreto?
Leardo Sansalone

25 agosto 2007 12.54  
Anonymous Anonimo ha detto...

Fanny Ardant,la bella e brava attrice,che recentemente ha "osato" dire la sua scatenando i "benpensanti"di ogni fazione, ha 58 anni. Un saluto a tutti i cinefili. Monica

25 agosto 2007 23.25  
Anonymous Anonimo ha detto...

Sansalone quando ha scritto il suo commento non aveva le idee chiare, visto la conclusione. Monica non si capisce dove vuole andare a parare, ci da solo l'età anagrafica della signora Ardant e Giannino Pasquale scrive un sacco di sciocchezze contraddicendosi di continuo senza sapere dove vuole andare a parare. Sembra un professorino di provincia, visto come si rapporta con gli autori mettendosi di continuo in mostra. Si candida, dice lui con diritto a prendere il posto di Stefano Bigazzi. E perchè non quello di Guerrazzi? Ma lasciamo stare queste nsciocchezze e parliamo seriamente dei personaggi del romanzo.
Fanny Ardant è una attrice sicuramente importante e potrebbe benissimo essere la Floriana del compagno sbagliato. L'età ce l'ha. Ma la signora Ardant, in quell'epoca, gli anni di sangue, gli anni violenti, gli anni di lutti, gli anni del terrore, gli anni che tanti di quegli ex giovani vedono ancora come anni di lotta e non di violenza e di dolore, cosa faceva e come la pensava? La sigora Ardant ha chiesto giustamente scusa per le fregnacce che ha detto. E poi, come ci ricoda Monica, l'attrice oggi ha 58 anni e a quell'età per una attrice è dura battere la concorrenza delle nuove leve. Quindi tutte le uscite per pubblicizzarsi sono buone. Fra pochi giorni si apre la mostra del cinema di Venezia... Penso non serva che io dica dell'altro. Concludendo: il romanzo per me vive su tre personaggi e sono Floriana, Sita e Aureliano, il compagno milanese.Esilerànte il processo che fann a Luca nella sede di LC di Milano. Penso non serva che io aggiunga dell'altro.

Bruno Russo

26 agosto 2007 00.28  
Anonymous Anonimo ha detto...

Non mi risulta che Fanny Ardant si sia scusata,o dovuta scusare, di qualcosa; l'ho sentita io, ad un tg,in un'intervista breve ma sufficentemente chiarificatrice,dire,con il suo gradevolissimo accento italo-francese, che chiunque,(in qualsiasi tempo e luogo) persegua i propri ideali (averceli!...dico io...) lotti per essi con la propria opera, e non si venda al migliore offerente,e' degno di stima. Insomma, un elogio alla coerenza. Che ,di certo, e' merce rara. Sono una veterana del cinema d'autore,e amo il cinema francese; la Ardant non mi risulta dica "fregnacce"(che brutto termine!) ma,al contrario,mi pare una donna sensibile, una professionista talentuosa ed onesta. E la sua carriera lo dimostra generosamente. Ma siccome non siamo su un sito cinefilo mi fermo qui. Approfitto,invece,restando nel tema di focalizzare i personaggi incontrati nel libro,per suggerire a Guerrazzi di testimoniarci e raccontarci, attraverso un nuovo libro, le micro-storie terribili e meravigliose che accadevano in quei minuscoli e oscuri paesini del sud, grondanti di passione,violenze e segreti...Con i mezzi di comunicazione esistenti, sappiamo tutto su tutto in modo informe e generico,sappiamo di Cina,America,Africa,ecc...Ma non abbiamo accesso a quei fatti (anche piccoli ma significativi) che da,almeno, i Borboni in poi hanno suggellato una cultura ed una mentalita' che pare non perda senso con il passare dei secoli. La Storia attraverso la micro-Storia. Monica

26 agosto 2007 10.12  
Anonymous Anonimo ha detto...

Non volevo intervenire per una seconda volta in questa discussione di piazza telematica, lo faccio solo per ringraziare Bruno Russo. La dovevodarei io una risposta a un signore di questa piazza. L'ha fatto Russo e lo ringrazio. All'"esimio collega scrivi bene per essere un ingegnere" dico che ha diritto dei famosi cinque minuti di notorietà che diceva Andy Worhol. Ma che cerchi di controllarsi, che sia educato. Non capisco nemmeno il comportamento di Bigazzi e Guerrazzi. Si lasciano prendere a psci in faccia senza reagire?
Leo Ottonello

26 agosto 2007 19.21  
Anonymous Anonimo ha detto...

Intervengo,anche se non direttamente coinvolta, perche' dispiaciuta di tutto questo risentimento e acredine nei confronti di Pasquale,che snobbamente viene definito,sarcasticamente, signore della piazza telematica...Conosco questo "signore" solo dalle sue (tante)affermazioni,e capisco che chi scrive troppo rischia di ripetersi e apparire egocentrico; pero' la sua mi sembra una voce fresca, allegra, positiva,comunque spontanea. E' una mia impressione. Invece non condivido il tono sprezzante di Leo sulle discussioni di piazza telematiche...Forse le facciamo cosi' perche' mancano le piazze vere dove discutere e confrontarsi,esercizio utile ad ogni essere umano presente a se stesso e ad una societa'; negli anni 70,di cui alcuni vogliono ricordarsi solo il sangue, certamente la "piazza" era piu' umana e piu' fertile. Monica

26 agosto 2007 22.08  
Anonymous Anonimo ha detto...

@ Bruno Russo

“Giannino Pasquale scrive un sacco di sciocchezze contraddicendosi di continuo senza sapere dove vuole andare a parare. Sembra un professorino di provincia, visto come si rapporta con gli autori mettendosi di continuo in mostra.”

Bruno Russo, congratulazioni! sprizzi cultura da tutti i pori… Chi sono io lo puoi vedere facilmente digitando il mio nome su un qualsiasi motore di ricerca. Ma soprattutto potrai constatare che non appartengo a nessuna “conventicola”, e non sono avvezzo a sfoderare due metri di lingua ma preferisco fissare il mio interlocutore negli occhi, chiunque egli sia, e dirgli come la penso senza ricorrere a filtri, falsità e leccaculismi piccolo-borghesi… Poi, per gentilezza, dimostrami in quali punti dei miei interventi o dei miei articoli che Vincenzo ha linkato al sito scriverei “un sacco di sciocchezze contraddicendomi di continuo senza sapere dove voglio andare a parare”. Grazie.

@ Leo Ottonello

Dimmi collega, presso quale ateneo ti sei laureato?

@ Monica

Un bacio :-*


Pasquale Giannino

27 agosto 2007 11.05  
Anonymous Anonimo ha detto...

Non è facile dire che personaggio ti piace in un romanzo come questo. Posso dirvi solo che il vostro libro si fa leggere. E’ abbastanza rapido, scorre. Degli anni Settanta, che tutti dicono che sono anni da dimenticare, eccetto Monica, che li esalta e fa bene, forse gli ricordano la sua giovinezza, come del resto a mio padre, che conosce Guerrazzi da prima che io venissi al mondo, penso sia giusto esaltarli. Ognuno di noi ricorda gli anni della propria giovinezza. Internet È un mezzo importante, specie per chi non ha possibilità di parola. Internet è vero, è la piazza. Pasquale fa bene a parlare in Piazza come fanno a Londra. E nelle piazze si dicono cose interessanti e anche stupidaggini. Importante è che si parla e quando si parla si possono dire anche cose sbagliate. Se non fosse così non sarebbe la Piazza. La Piazza ti fa aprire al mondo della tua città o del tuo paese o del tuo villaggio. Noi europei siamo ricchi di piazze. Gli americani, nostri gendarmi e padroni, invidiosi perché le loro città sono prive di piazze, prepotenti come tutti i dominatori, ci hanno imposto i centri commerciali. Ci hanno intruppati e guidati in questi schifosi ambienti tutti uguali. Quando sei li dentro puoi dire che sei a Pechino o a Mosca o a Parigi o a New York, tanto non hai più l’identità del posto l’uno è simile all’altro in qualsiasi angilo del globo si trovi. Il centro commerciale ha ingoiato le nostre belle piazze. Per fortuna nella mia zona, il ferrarese non sono ancora deserte. E’ venuta però in nostro soccorso la tecnologia che a noi, popolo senza parola, ci ha dato la possibilità di Parlare al mondo e questo non né poco. Ma per tornare al vostro Blog, gli interventi sono per me abbastanza buoni, stimolano la discussione. Termani ha scritto delle cose che mi hanno dato la visione forse più giusta di questo vostro libro. Anche Pasquale dice cose un po’ simile e interessanti. Io penso che ognuno di noi ha una sua visione che dobbiamo rispetto. Dicevo che mio padre conosce Guerrazzi, ed io nel 1975, anno in cui è stato ambientato il romanzo, non ero ancora nato. Mio padre ha conosciuto Guerrazzi sul Po alla fine degli anni Settanta. Hanno fatto una grande festa vicino al fiume,
me ne parla sempre. Questo libro non l’ha portato lui in casa, come anche gli altri. Una domanda a Bigazzi e a Guerrazzi: una volta che avete un numero consistente di giudizi sui vostri personaggi, cosa ve ne fate?
Mi piacerebbe saperlo. Vorrei dire ancora due cose: Secondo me, è un vero peccato che nessuno abbia notato due o tre interventi interessanti. Mi viene in mente però solo un nome, Pierpaolo. Lui ha centrato il personaggio tragico. La crudeltà del suo assassino e compagno di lotta. I miei personaggi sono tre, due negativi e, ripeto, crudeli mi riferisco a Floriana e all’asasino di Luca. Accostare la signora Ardano a Floriana non so se sia valido. Ho letto che Michele Placido, è imbarazzato nel difenderla, eppure lui la conosce bene. Forse qualcosa c’è.
Maurizio

28 agosto 2007 08.40  
Anonymous Anonimo ha detto...

Non apprezzo gli anni 70 in quanto periodo della mia giovinezza, ai tempi ero in piena infanzia (sono nata nel 1966); non sarebbe un degno movente... Non sono le nostalgie,le suggestioni, o i reducismi ad avere catturato la mia attenzione su quel periodo; al contrario, sono motivazioni essenziali, razionali e basate sulla, sempre efficace, teoria della relativita': erano anni culturalmente piu' evoluti dei nostri. Le espressioni (umane, culturali,politiche,sociali...)erano tese verso obbiettivi di liberta' ed avanzamento civile, c'erano maggiori stimoli di affrancamento dal conformismo pesante, dall'autoritarismo, dai valori imposti...Gli esempi sono tanti e su tutti i fronti; pensiamo alle conquiste dei Radicali,(e non dimentichiamo che negli anni duemila qualche "benpensante" le ha messe in discussione!),pensiamo alle proteste in piazza,e non tanto alla protesta in se' ma al fatto che ci fosse la grinta e l'energia per farle, qualora lo si ritenesse necessario...(Oggi? oggi, al massimo, c'e' un po di mugugno...)Pensiamo a Franco Basaglia, lui si, un vero cristiano...Se poi passiamo al versante dell'arte (spia importante di ogni civilta') be' basta guardare com'era il cinema,la musica, persino la televisione rispetto ad oggi, e tutto va da se'...Chi sono,oggi, i nuovi Pasolini, Visconti, Bertolucci..? Alla (poca) televisione davano dei dignitosi rifacimenti, detti "sceneggiati", tratti dalle piu' importanti opere letterarie, che potevano portare ad un minimo di riflessione e di accesso alla cultura...Oggi abbiamo le fiction,una piu' idiota e inutile dell'altra,dove degli incapaci giocano a fare gli attori...Tanto ancora ci sarebbe da citare,caro Maurizio,altro che gli anni della mia giovinezza...Non lo sono stati,ma avrei voluto lo fossero. I miei sono stati gli sbiaditi anni 80,gli anni del "look",del cinema dei fratelli Vanzina, della "trasgressione"di programmi televisivi serali come "cin cin" (una vera vetta dello squallore!) faceva capolino il futuro "presidente operaio"con il suo sorriso tirato a lucido (ben reso da Moretti ne "Il Caimano"),e i futuri divi di Tangentopoli tramavano alle spalle di tutti noi...Monica

28 agosto 2007 11.17  
Anonymous Anonimo ha detto...

Cara Monica gli anni settanta è vero hanno espresso tante cose buone ma anche tanti lutti. Bigazzi e Guerrazzi non sappiamo a cosa si sono ispirati. Le recensioni che ho letto dicono poco, molto poco. Insisto questo compagno sbagliato è poco chiaro. La figura del frate a chi appartiene? E' il famoso frate Mitra? E i compagni milanesi, nel famoso processo stalinista chi sono? C'è una grande omertà un po' in tutti. Gli autori tacciono, le recensioni si assomigliano tutte, non scavano. E allora che senso ha avuto per gli autori infarcire il libro di slogan del tempo? Diciamo che c'è un'omertà sia da destra che da sinistra. L'immagine più bella di questo blog è la piazza. Ma nella piazza spesso vine fuori uno straccio di verità. Ma oggi forse siamo tutti interessati alle notizie del gossip.
Mariagrazia

28 agosto 2007 22.59  
Anonymous Anonimo ha detto...

Ciao Mariagrazia, anch'io pensai subito a frate Girotto, ma il libro mi pare non dia (volutamente) troppe coordinate con la realta'. Per dirla come il cinema, e' "liberamente ispirato"...D'altronde gli autori lo definiscono e presentano molto chiaramente come romanzo,non e' un'inchiesta ne' un saggio, e quindi noi lettori possiamo sbizzarrirci a vuoto con le ipotesi, ma senza pretendere risposte e senza confermare mai,eventualmente, di averle azzeccate...Per quanto riguarda i lutti,tutto vero; le ribellioni hanno prodotto morti e feriti, come la Storia ci ha sempre insegnato,e spesso le societa' ci mettono tantissimo tempo a capire che,comunque,certi diritti andavano raggiunti.In questo senso basta pensare alla Rivoluzione Francese...I promotori della medesima erano certamente visti come dei terroristi sanguinari (e lo sono stati!) pero' oggi il 14 luglio e' festa nazionale in Francia, e i francesi penso siano grati di non sottostare ad una monarchia despota e rapace...Le BR non hanno ottenuto nulla. Quindi nella memoria rimangono solo i lutti. Questa e' la differenza sostanziale con i loro predecessori imparruccati del '700. Gli anni di piombo sono un pezzo di storia italiana, e se ci fosse la volonta'onesta di analizzarli serenamente sarebbe anche facile la comprensione di motivazioni,cause,effetti,ecc...Del resto quante volte i "capi storici",dal carcere e non, hanno lanciato appelli per chiarificare (a monte) tutti gli avvenimenti...Gia' questo,per me, toglie quell'alone "maledetto" e inquietante che,invece,sento ,per esempio,nei confronti delle tante stragi familiari o,peggio ancora, nella sterminata serie di infanticidi ad opera delle madri, che sta caratterizzando la nostra epoca, e su cui nessuno si interroga troppo; mentre penso che come spia di una societa' insana,sia di gran lunga superiore a chi ha guerreggiato contro i potenti per non esserne schiacciati. Monica

29 agosto 2007 01.52  
Anonymous Anonimo ha detto...

Vincenzo, mi dicevi per telefono che auspicavi il coinvolgimento dei “giovani” nella discussione. Beh, mi pare che ne siano arrivati, colpisce in particolare l’intervento di Maurizio. Anche se, devo osservare, per quel che dice e per come lo dice sembra un giovane “anziano”… Condivido l’analisi iniziale di Monica: stiamo parlando anzitutto di un “romanzo”, non certo di un saggio né tanto meno di un’inchiesta. Dissento però sulla “Rivoluzione Francese”, il paragone mi sembra eccessivo… Ovviamente, se si fosse trattato di un saggio, da quelle 200 pagine ci saremmo aspettati molto di più. Essendo invece un’opera narrativa è giusto che vi sia della ridondanza, è normale che uno “psicologo” come Guerrazzi indulga alla caratterizzazione “intima” dei personaggi, e che un giornalista come Bigazzi, che di quegli anni è stato protagonista da studente e non ha conosciuto la polvere, il puzzo e il sudore delle lotte operaie strizzi l’occhio al clima che si respirava allora nel mondo universitario e giovanile. Clima che può apparire talvolta intriso di idealismo, e persino indurre al rimpianto di un’era – non dimentichiamocelo – che ha seminato violenza efferata (spesso nei confronti di cittadini inermi e umili servitori dello Stato, molti dei quali di estrazione poverissima), perpetrato centinaia di processi sommari e, perché no? anche vendette di stampo ‘ndranghetistico… ma tutto questo può sembrare edulcorato o addirittura “eroico”, per il semplice fatto di identificare quel periodo con gli anni della propria adolescenza o della giovinezza. Ciò detto, il romanzo suggerisce delle riflessioni significative, almeno su taluni aspetti di un’epoca cruciale della nostra recente storia, che ci ha lasciato in eredità troppi misteri da approfondire e sviscerare. Chissà, magari i nostri figli o i nostri nipoti incominceranno a capirci qualcosa.

Pasquale Giannino

P.S. Vincenzo o Stefano, ve lo avevo chiesto tempo fa ma forse vi è sfuggito. Gentilmente, mi spiegate il modo in cui siete riusciti a far convivere-integrare due stili di scrittura così distanti? Grazie.

29 agosto 2007 12.35  
Anonymous Anonimo ha detto...

Caro Pasquale, continuo a pensare che,con le dovute proporzioni di tempi,luoghi e bisogni, il paragone non sia azzardato...I borghesi dell'epoca erano la "gentaglia" i nobili erano i "perbene"...Negli anni 70 i borghesi (alleati ai nobili) erano i "perbene" e i proletari erano "gentaglia". In grandi linee era cosi'. G.B.Vico non li chiama corsi e ricorsi della Storia?!....Monica

29 agosto 2007 13.12  
Anonymous Anonimo ha detto...

Caro Pasquale,
mi fa piacere che le poche cose che ho scritto le hai trovate interessanti. Chissà perchè quando un giovane (che poi non sono tanto giovane, ho superato da poco i trenta)scrive qualcosa di "normale" venga preso per "anziano". Se al contrario esaltavo la sdregolatezza o mi allineavo a qualche pensiero vicino ai Centri sociali, o che so, ai disubbidienti e altri simili, allora ero un giovane. Forse Nella bassa ferrarese invecchiamo prima. Tutto è possibile. Detto questo ti sono grato del giudizio.L'unica cosa che mi dispiace che nessuno di voi sia andato a vederecosa aveva scritto Pierpaolo. Non insisto.
Maurizio

29 agosto 2007 15.00  
Anonymous Anonimo ha detto...

ho letto mi pare sul venerdì della repubblica che c'è un tizio napoletano che vende la pizza a ottomila e trecento euro. La gente si prenota e deve aspettare mesi perchè il pizzaiolo furbo arrivi a casa di questi rotti in culo che hanno soldi alla faccia di noi giovani super sfigati. Sono un fan del liga ma amo di più il vasco. è più sincero però ai loro concerti non mi ci vedono. basta soldi a questi. basta soldi a tutti viva internet e chi l'ha inventato, non certo il bill. Leggendo i blog è come farsi le canne. ho navigato come un pazzo per trovare pagine di questo compagno di rifondazione. non si trova un tubo. guerrazi e bigazzi lo devono mettere in rete. Non si possono comprare libri per arricchire altre persone. mi scarico tutti i film che voglio e perchè non posso scaricare il compagno? ditemi perchè sapientoni. noi giovani siamo come voi vecchi benpensanti ci avete voluto. il mio amico che è forse più furbo di me tratta bene la sua ragazza e lei con quella miniera che ha dove tutti noi del web sappiamo porta gli euro e marciano bene. ristoranti, aperitivi in piazza, l'automobile bella, telefoni sempre più moderni. lo ro marciano alla grande.
Stef.

29 agosto 2007 16.03  
Anonymous Anonimo ha detto...

Cara Monica, potrei fare lo stesso paragone tra partigiani e briganti… Poi, è noto, la storia è scritta sempre dai vincitori. Resta il fatto che qualsiasi rivoluzione va letta-analizzata su due piani ben distinti: quello “ideale” (e quale rivoluzione non si riempie la bocca di “nobili” ideali? In fondo anche quella fascista e nazista ne avevano...); il piano sporco, truculento, sanguinario: quello delle “azioni”. Mi pare che il distinguo fra le due “rivoluzioni” da te accostate vada cercato non tanto in queste caratteristiche comuni e trasversali e nemmeno nel contesto storico-ambientale – ancorché non trascurabile – quanto nelle diverse “proporzioni” degli eventi, intendo dire nel diverso impatto sociale – quantitativo e qualitativo – generato dalle due ondate “eversive”.

Maurizio, io storco il naso quando mi danno del “ragazzo”, se mi dicono che sono un giovane-anziano lo considero un complimento. Ma il fatto non è questo. Il fatto è che le tue osservazioni e lo stile che adoperi mi ricordano tantissimo Vincenzo…

Cari autori, mi aspetto una vostra risposta. Ahimè, sono un calabrese DOC e come tale non mi arrendo nemmeno se mi sparate con la lupara. Guerrazzi questo dovrebbe saperlo…

Un caro saluto.
Pasquale Giannino

29 agosto 2007 16.28  
Anonymous Anonimo ha detto...

Io ci sono andata a leggere il testo di Pierpaolo e,da laica convinta,sono rimasta piuttosto sgomenta...Io non respiro alle sue altezze; non credo al perdono indiscriminato che propone il cattolicesimo,che ha permesso a molti ipocriti,nei secoli, di commettere nefandezze di ogni genere, per poi demandare ad una qualche giustizia ultraterrena il "lavaggio" di tutte le colpe...No,non funziona cosi, sarebbe davvero il trionfo dell'iniquita'. Spero che la religiosita' cui Pierpaolo dice di appartenere sia quella vicino a figure come don Milani, don Bosco, Filippo Neri...e non l'aristocrazia parassita Vaticana. Del resto gli immensi personaggi che ho citato si occupavano decisamente dell' Aldiqua'... Monica

29 agosto 2007 16.34  
Anonymous Anonimo ha detto...

Monica, preciso che sono un uomo di fede ma, non un uomo di chiesa.
Le cose che ho scritto forse non ti sono chiare. Mi son riletto. Non vedo niente che chiunque non possa condividere. Non vi è tratto nella narrazione della Passione che non offra ricchezza di argomenti di meditazione per qualsiasi uomo di fede. Il calvario di Luca (lungi da me paragonarlo a quello del Cristo) è stato terribile per un ragazzo che voleva cambiare il mondo. Floriana, (un Giuda al femminile, con la differenza sostanziale che Giuda era povero mentre lei apparteneva o appartiene al mondo bene), pose le sue mani sulle braccia di Luca e si chinò in avanti per baciarlo. Lei, come Giuda, non era turbata per quello che stava facendo. Il Maestro era sfuggito ai suoi nemici molte volte, prima, e lo farà ancora. Giuda ha talmente soffocato la sua coscienza che ora nessun atto è cattivo, se gli effetti non sono cattivi; niente di realmente dannoso può derivare da questo suo insignificante modo d’agire; non vi è realmente nulla di male in ciò che egli fa. Quindi egli bacia Gesù e Floriana bacia Luca. E tu, Monica, pensi giustamente al prete che potrebbe salire sull’altare per dare un bacio più intimo di quello che diede Giuda-Floriana, con le mani e le labbra indurite da peccati che egli considera peccati umani insignificanti, e solo perché l’ira di Dio non ha tuonato dal Cielo. Non è necessario che si tratti di peccati contro la purezza: basti che le sue labbra si siano coperte da vescichette per l’amarezza di parole irate o che siano insozzate con chiacchiere gelose su un collega prete (com’è avvenuto di recente nei confronti mi pare di don Gelmini); basta che il suo cuore si sia indurito nel malanimo verso un fratello o si sia atrofizzato nel disprezzo ostinato verso un superiore. In alcuni passi del libro di Stefano Bigazzi e Vincenzo Guerrazzi, troviamo questa durezza da parte dei compagni che volevano cambiare il mondo.

Pierpaolo

29 agosto 2007 21.25  
Anonymous Anonimo ha detto...

Sono amica di Stefano,
ma anche di sua moglie e dei suoi tre bellissimi ragazzi. Conosco anche Nerio, è stato il suo intervento a spingermi a scrivere. Guerrazzi l'ho conosciuto tre anni fa, nel 2004 alla Festa Nazionaledell'Unità che si teneva a Genova. Stefano e l'attuale sindaco di Genova, Marta Vincenzi,con altri dibattevano sull'Aiutante di S.B. presidente operaio. Nerio, il mio, ormai ex libraio preferito quand'era alla Feltrinelli, vi ha scritto per ringraziarvi. Anch'io scrivo per questo: grazie Stefano,grazie Vincenzo. Il vostro libro mi ha fatto rivivere la mia vita di ragazzina. Stefano con abbiamo stessa età, io qualche mese di meno. Vero? I cinquanta li hai festeggiati a maggio, se non sbaglio ed io il 18 luglio scorso. Non so cosa dirvi se non ringraziarvi ancora.
Graziella

29 agosto 2007 23.30  
Anonymous Anonimo ha detto...

La Chiesa ha fatto un tale scempio,impossessandosene arbitrariamente,della figura di Cristo,che, oltre a svalorizzarne l'essenza filosofica profonda, ha creato,presso i laici,una sorta di diffidenza istintiva (quindi un pregiudizio)e,non di meno,un senso di tedio verso coloro che poi di Cristo riferiscono...In prima battuta, quindi,neanche Pierpaolo si e' sottratto a questa dinamica della mia percezione. Poi,pero',mi sottolinea il suo essere uomo di fede e non di chiesa. Cio' mi basta,per scusarmi del mio pregiudizio: la fede e la chiesa stanno ,fra loro, a distanze siderali. Monica

30 agosto 2007 09.05  
Anonymous Anonimo ha detto...

Pierpaolo e Monica, vi parlo da laico-agnostico-scientista: io sono pazzo del Cristo. Ma ciò che mi affascina di questo grande personaggio storico (per quanto non il più grande: Socrate lo batte, se non altro nel modo di affrontare la morte) è la sua forza di leader carismatico. Lui sì, lo era un leader, ancor prima che un Maestro. E senza ricorrere ai facili e ovvi “espedienti” cari a Hitler Stalin e Mussolini… Lui predicava l’amore, ma era capace di irrompere nel tempio-supermercato e sfasciare tutto, esattamente come farebbe un blackblock dei nostri giorni, in uno degli innumerevoli centri commerciali emblema della “cultura dominante”. Lui non somiglia per niente a Luca Quartullo, anche se verrebbe da dire che è un povero Cristo… No, Quartullo non è un povero Cristo. Quartullo è un fesso, è uno dei tanti giovani idealisti di quegli anni che ci credevano davvero, e non si rendevano conto di essere sottoposti a strumentalizzazioni mostruose dai loro “capetti” bramosi di potere – quei figli di papà che volevano “tutto e subito” – come ci ricorda Vincenzo nel post precedente, oltre che nell’incipit de L’aiutante: “Caro Pasquale i giovani laureati di oggi hanno come capi-padroni quegli ex-giovani "militonti" dalle ganasce grosse e dalla bocca sazia che oggi sono al Potere All'epoca gli anni Settanta tanti ingenui Quartulli gli hanno creduto Così sono stati utilizzati e poi fatti fuori da questi demoni”.

Pasquale Giannino

P.S. Vincenzo e Stefano vi sto aspettando. So che siete presi dalla promozione del libro, ma cinque minuti per rispondere a un vostro appassionato lettore e “recensore” potreste anche trovarli. Voglio sperare che il vostro apparente sussiego nei miei confronti non abbia niente a che fare con lo snobismo di certi “intelligenti” che Vincenzo conosce bene...

30 agosto 2007 10.54  
Anonymous Anonimo ha detto...

Pasquale, tu come me, come tanti che popoliamo provvisoriamente questa Terra, dici di amare il Cristo. Ma subito dopo azzardi un paragone nefando: “Socrate nel sacrificio lo batte”. E poi ancora accostamenti che giudico scellerati: i black-block. Il martirio di Cristo non è comparabile con nessuna sofferenza sopportata da un uomo che si è affacciato sul nostro pianeta. Pasquale non credere che io voglia indurti ad accettare il mio pensiero. Scrivi che “Luca è un povero Cristo” e cerchi un appoggio a quanto Guerrazzi scriveva nel post precedente e nell’incipit de L’aiutante che non conosco. Non ho scritto che il sacrificio di Luca è paragonabile a quello del Cristo. Tutt’altro. Alla storia di Giuda si possono applicare tutte le variazioni possibili, ma l’essenza è sempre la medesima. Diamo uno sguardo, un lungo sguardo, anche a noi stessi. Giorno per giorno. Non solo in quei giorni che ci sentiamo particolarmente felici perché siamo riusciti a realizzare un sogno, un desiderio, una grossa vincita di danaro che ci ha cambiato e rivoluzionato l’esistenza. Voglia il cielo che non prendiamo confidenza nelle nostre cadute, solo perché Cristo non ci bacchetti sulle dita o perché Dio sembra non osservarci nel nostro cammino. Pasquale, tu credi in Cristo come Monica, come tutti: anche i criminali più incalliti, quando sono avanti negli anni, si aggrappano al Cristo. Filosofi e artisti atei, appena sentono la vicinanza della morte, si aggrappano al Cristo. Ebbene, procediamo con Cristo, davanti a Caifa. Anche allora, quando Cristo gli stava dinanzi, Caifa era il capo legittimo (diciamo autorizzato) del popolo di Dio.
- come lo era Aureliano nel processo intentato a Luca a Milano - Ma dove guidava egli questo popolo? Ai piedi del Messia che i profeti avevano predetto? In realtà egli non li guidava affatto, ma li conduceva come essi volevano essere condotti e lasciava che coloro che si smarrivano vagassero per le terre aride alle quali erano guidati dalla loro debolezza e dalla loro ignoranza. Caifa è il prototipo di ogni tempo del pastore avido e autoritario che dimentica che il capo spirituale esiste per amore del popolo e non il popolo per amore della guida spirituale. Caifa è l’esempio dell’uomo che parla di danaro e potere. Abbiamo Erode. Altra ricca fonte di meditazione sulla violenza e sul terrore. Posso concludere accostando i capi-rivoluzionari
che tali però non erano - a Caifa. I nostri occhi passano da Erode a Pilato e noi vediamo il personaggio più miserevole tra gli altri più appariscenti della Passione.
Pierpaolo

30 agosto 2007 22.21  
Anonymous Anonimo ha detto...

Ad onor del vero,io non mi "aggrappo" a Cristo e ne' lo venero...Ripeto,per me e' stato un grande personaggio storico,un solerte filosofo, un libero pensatore,e tante altre cose...Ma nulla che non rientri nella sfera umana e terrena. La dimensione ascetica, magica,fantasiosa, esoterica,che gli ha affibbiato il cattolicesimo (per spaventare ed intimorire le genti) non mi interessa. Ha lo stesso valore del folklore; infatti le religioni,con i loro riti e feticci, appartengono alla cultura umana ( dall'aborigeno al protestante svedese )sono state ideate,create,diffuse,e smerciate, sempre dall'uomo... "Smerciate" non e' usurpazione di vocabolo, non dimentichiamo che nel medio-evo il perdono dei propri peccati si poteva comprare, era detta la "vendita delle indulgenze"...Oggi non e' poi cambiata molto la situazione...Mezza europa un po' ci ride dietro e un po' ci chiede spiegazioni per la faccenda del fisco vaticano... Comunque, e' ovvio che chi vede Cristo con occhi laici,possa sostenere che non sia il "solo" "unico" "supremo" "assoluto" personaggio della Storia...Pasquale parla di Socrate. Ne ha diritto,avra' le sue ragioni. Pierpaolo parla di Cristo. Avra' le sue ragioni. Monica

31 agosto 2007 03.00  
Anonymous Anonimo ha detto...

Un breve riassunto per chi si sia sintonizzato soltanto ora su questo canale. Se scorrete i commenti del post, a un certo punto ne troverete un paio un tantino “astiosi”: quelli dei signori Bruno Russo e Leo Ottonello (costui afferma nel post precedente di essere un ingegnere…). O, a rigor di logica, due anonimi che si firmano Bruno Russo e Leo Ottonello, e mi trattano come se fossi un brigante sanguinario, anziché confrontarsi col sottoscritto su un campo più onorevole e “intelligente”: quello della cultura. Ma, ahimè, preferiscono scadere in delle beghe paesane che poco o nulla hanno a che fare con le premesse “alte” di questa “piazza”... Vincenzo mi ha telefonato invitandomi a non esagerare coi toni “polemici”… Ora, vorrei fare un po’ di chiarezza. Sicuramente “fomentare” la polemica non mi diverte, e avrei preferito piuttosto dialogare sui personaggi del romanzo come ci chiedono gli autori. Ma purtroppo io non sono uno che lascia le cose in sospeso, soprattutto se avverto puzza di bruciato. E la puzza si sente, cari autorevoli scrittori. Ma per avvertirla bisogna fare un passo indietro. Io mi sono riletto tutti i commenti dell’altro post – la lettera che Vincenzo rivolge a un certo “Pasquale”… – ebbene, non ho trovato un solo passaggio, dei miei interventi, dove dica un “sacco di sciocchezze contraddicendomi di continuo senza sapere dove voglio andare a parare”, come afferma con aria di superiore supponenza l’anonimo Bruno Russo, né tanto meno ho trovato sintomi di “maleducazione” come ritiene il redivivo “collega” Leo Ottonello (a me pare, esimio collega – chiunque tu sia – che i “famosi cinque minuti di notorietà che diceva Andy Worhol” li abbia avuti tu). E gli autori continuano a tacere…

Detto questo, Pierpaolo, comprendo le tue ragioni. Del martirio del Cristo dici che “non è comparabile con nessuna sofferenza sopportata da un uomo che si è affacciato sul nostro pianeta”? Potrei citarti l’olocausto, le foibe, i gulag, Hiroshima, Nagasaki… Poi, giudichi scellerato l’accostamento coi black-block. Cosa vuoi che ti dica? Non sono per nulla sorpreso. Ti ripeto: la mia è una visione laico-agnostico-scientista. Ma forse in fondo hai ragione tu, caro Pierpaolo, anche se mi sento più vicino a Monica. In fondo, il mio nome è “Pasquale”…

Vincenzo e Stefano, se non mi rispondete entro oggi telefono a “Chi l’ha visto?”

Pasquale Giannino

31 agosto 2007 10.52  
Anonymous Anonimo ha detto...

Lieta di vedere che non c'e' stata continuita' nel fuori-tema; prima o poi ci trovavamo qualche inserzionista...Non e' neanche,credo, un "telefono amico" o "la posta del cuore",per cui, Pasquale, sii piu' paziente e meno insistente, qua c'e' liberta' di esprimere opinioni, ma anche liberta' di esprimere risposte. Si puo' anche interpretare il silenzio: talvolta acconsente, talvolta e' esso stesso una risposta...Ci vuole un po di immaginazione, che e' poi l'argomento centrale. La nostra creativita' operata su questi semi-veri protagonisti del libro. Sono sempre piu' persuasa e avvinta che, l'eventuale, atto secondo del libro debba vertere sul commissario Sita. Quest'uomo cosi' forgiato salle sue origini, figlio, come tutti noi, non solo dei suoi genitori ma dell'ambiente, delle atmosfere vissute,degli accadimenti della propria vita... Quest'uomo, espertizzato da tutto, piu' deluso che illuso, io lo voglio immaginare in la' con gli anni, verso l'autunno esistenziale e professionale della sua vita, quando si possono raccogliere i frutti della saggezza, e slacciare le cinghie della mente e delle emozioni; quando i complessi di virilita' sono solo un ricordo...Quest'uomo puo' amare. Mi piacerebbe che, magari durante una nuova indagine (e,perche' no, magari affiancato,classicamente,da un giovane allievo cui insegnare qualcosa di piu' dei vecchi trucchi del mestiere),incontrasse l'amore in una donna,naturalmente molto piu' giovane di lui, e che lo amera' progressivamente nella sua interezza, curiosa del suo passato e dei suoi segreti, intenerita dei suoi ricordi, ostinata nel voler essere il suo ultimo vero amore... Monica

02 settembre 2007 11.58  
Anonymous Anonimo ha detto...

Era mia intenzione non intervenire più su questo blog. Ne ho approfittato abbastanza. Ringrazio Bigazzi e Guerrazzi della loro gentilezza per avere ospitato il mio povero pensiero. E poi, ammettiamolo, questi nostri interventi non hanno nulla a che vedere con quello che ci chiedono i due autori. Per quanto mi riguarda non interverrò più. Ieri sera ho visto qualche immagine per televisione della manifestazione papale a Loreto. Confesso che molti di quegli interventi mi hanno immalinconito. Non è mia intenzione erigermi a giudice. Il mio non vuole essere nemmeno un giudizio morale. Mi limito solo a dire che potevano risparmiarci la presentatrice dalla bocca rifatta e il cantante progressista dalla testa canuta colorata di rosso. Non mi scandalizzo. Mi scandalizzo invece che persone che incassano quanto e più, di alcuni bilanci di certi paesi miseri del mondo, sono chiamati a denunciare la povertà estrema in cui è costretta a vivere oltre la metà degli uomini. La missione della Chiesa dovrebbe essere quella di istruire, guidare e santificare le anime. Non ho mai dimenticato l’agitazione che s’impadronì di me la prima volta che aprii il Vangelo. L’eccitamento di quella prima lettura dovrebbe essere sempre dentro di me. Naturalmente non lo è più. La natura umana è troppo mutevole e la ripetizione degli atti attutisce l’acutezza dell’emozione anche più sacra. E la presenza ieri sera a Loreto del cantante-povero-miliardario che cantava-parlava a un popolo di sordi, il primo era lui, lo dimostra. Non sono un predicatore, né tanto meno un evangelizzatore. Sono un misero uomo pieno di peccati come tutti. Penso non sia sempre sufficiente che noi controlliamo la nostra irascibilità. La pazienza dopotutto è una virtù negativa. Dobbiamo andare oltre: Dobbiamo pregare e sviluppare in noi le virtù della pietà. Virtù che io ho visto in Luca. Non voglio aprire ancora questa polemica, no, caro Pasquale. Cristo non vinceva con le parole aspre e io devo evitare questo tranello del diavolo. “Non spezzare la canna piegata e non spegnere il lucignolo fumante.” Questo dovrebbe essere l’undicesimo comandamento. Auguro a tutti voi buona fortuna e tanta pace
con voi stessi .

02 settembre 2007 15.39  
Anonymous Anonimo ha detto...

I giovani non sanno niente di niente di quegli anni.
I giovani non conoscono nemmeno la loro storia.
I giovani hanno solo bisogno di non essere giovani.
I giovani di oggi non hanno orgoglio se no quello di
Essere ghei. I giovani non hanno più testosterone che
Fa rima con Veltroni che giovane non è mai stato ma
Che in compenso ha ereditato lo stato e si appresta ad
Incoronato Re dell’Impero Romano-austro-ungarico.
Il libro l’ho fumato come una sigaretta. Dovete portarlo
Nelle discoteche e chiedere a quel popolo di giovani
Che cosa pensano dei vostri personaggi. Allora ne
sentirete delle belle. Forse il vostro libro sarà apprezzato
dai giovani leghisti. A malincuore ammetto che sono i
nuovi rivoluzionari. Non ho nessuna simpatia per Luca.
Mi dispiace per il modo in cui è stato accoppato. Ma in
Quegli anni si faceva così. Il commissario non saprei definirlo.
Non mi piace nemmeno lui. L’unica che mi è antipatica e
Per questo mi piace è la ragazza. Lei ha le palle e sa usarle.
Sto leggendo Marcuse “L’uomo a una dimensione”. Il mio
Amico medico mi dice che Marcuse negli ultimi anni della sua vita
Non si è più riconosciuto in questo libro. Ma sarà vero? Se è così
gli era andato in fumo il cervello.
Aldo Zamorani

03 settembre 2007 00.18  
Anonymous Anonimo ha detto...

Fra le numerose segnalazioni giunte alla redazione di “Chi l’ha visto?” colpisce quella del poeta Edoardo Sanguineti. L’intellettuale genovese è apparso alquanto trafelato, con voce flebile e tremula ha reso la sua versione dei fatti. È in vacanza al lido di Tropea per smaltire le recenti delusioni politiche nonché il tentativo miseramente fallito di organizzare l’ennesima rimpatriata dei reduci neoavanguardisti, dopo l’ennesimo litigio telefonico con Umberto Eco decide di recarsi presso la vicina certosa di Serra San Bruno.
“Cos’è, un principio di conversione?” gli chiede sorpresa la centralinista.
“Signorina non dica sciocchezze,” risponde stizzito il professore “ho solo bisogno di stare un po’ con me stesso, di riflettere... Sa, è naturale quando non si è più ragazzi..." Chiarito l’equivoco il poeta riferisce la clamorosa notizia. “Conosce quell’ex pecoraio-operaio metalmeccanico di origine calabrese, che a un certo momento decise di ‘borghesizzarsi’?”
“Immagino sia uno che ha fatto carriera…”
“In un certo senso, ma l’ha fatta nella maniera più ‘assurda’: si è messo a fare l’artista, si è cimentato con la poesia, la narrativa, la saggistica ‘proletaria’ e persino con la pittura, ed è riuscito a ottenere fior di recensioni: pensi che l’establishment della cultura italiana si è scomodato per la sua opera...”
“Ma è un uomo eccezionale, un eroe, vorrei tanto conoscerlo…”
“In effetti è stato l’unico autentico vincitore degli anni Settanta, l’unico che sia riuscito dove schiere di idealisti fuori del tempo hanno fallito: portare la fantasia al potere.”
“Non la seguo…”
“Intendo dire che non solo era riuscito a passare dall’altra parte – ‘tradendo’ i suoi compagni del collettivo operaio – ma aveva stretto amicizia con dei pezzi da novanta: fra gli altri Nanni Balestrini, Carlo Cassola, Corrado Costa…”
”Insomma, un ‘politico’…”
“Sì, ma di una specie molto rara, sempre attento a non confondersi coi ‘megafoni del potere’, amico di intellettuali che fomentavano la lotta di classe ma nello stesso tempo sodale di Giacomo Mancini e militante egli stesso tra le file del P.S.I.”
“Uno che si è saputo muovere…”
“Già, però ha fatto pure qualche passo falso: scrisse un libro inchiesta in cui attaccava l’intera classe degli ‘intelligenti’ – un vero terremoto per la cultura cosiddetta di sinistra – per di più si avventurò in una sfida editoriale dagli esiti non troppo felici…”
“Bene professore, ciò che afferma è parecchio interessante ma non capisco l’attinenza con la trasmissione.”
“Oh, mi perdoni… sa, sono avvezzo a lunghe digressioni: deformazione professionale…” “Si figuri.”
“Bene, veniamo al dunque. Vincenzo Guerrazzi ha incentrato pressoché tutta la sua produzione letteraria su un protagonista a dir poco inconsueto: l’operaio. E lo ha fatto al di fuori di ogni schema e senza sconti per nessuno, in particolare non sono scampate alla sua penna caustica e tagliente le organizzazioni istituzionalmente vicine alla classe operaia: il P.C.I. e i sindacati. E tale è stato il filo conduttore della sua carriera ultratrentennale. Di recente, però, ha scritto un libro nuovo, si è cimentato in un genere distante anni luce dal suo: il thriller. Si è lasciato coadiuvare da un giornalista de ‘La Repubblica’, tal Stefano Bigazzi: pare che gli abbia scritto in passato delle recensioni…” “Non capisco quale sia il problema…”
“Ora le spiego signorina. Il problema è che la classe operaia questa volta non lo ha perdonato.”
“Continuo a non capire, uno scrittore dovrebbe essere libero di…”
“Signorina la prego, non mi interrompa, fra un po’ le sarà tutto chiaro… Guerrazzi aveva promesso ai suoi compagni che non li avrebbe mai abbandonati, che avrebbe continuato a lottare insieme a loro, che avrebbe seguitato a combattere il sistema ‘dal di dentro’, con più forza e determinazione di prima. In realtà non tutti i suoi amici si convinsero, e qualcuno lo accusò di aver tradito la classe. In definitiva, di essere ‘diventato borghese’. Allora lui coniò una definizione con la quale riuscì a rabbonire anche il proletario più diffidente: ‘Lo scrittore è un poveraccio’.”
“Beh, a giudicare da quelli che si vedono in giro nei salotti televisivi non mi sembra…”
“Sì, ma aggiunse una pennellata dall’effetto sicuro: ‘Lo scrittore è un poveraccio, uno che non vive una vita reale. Un monco, un fallito’.”
“Però…”
“Dopo l’uscita di quest’ultimo libro – Il compagno sbagliato – i suoi ex compagni, quelli giusti, quelli che condividevano con lui la polvere la fatica e il dolore dell’alienazione più spietata si sentono definitivamente traditi.”
“Come mai?”
“Signorina, è molto piacevole dialogare con lei ma sto per finire il credito, se vuole saperne di più legga il libro. Adesso mi faccia concludere per cortesia.”
“La prego.”
“Le dicevo, sono stato alla certosa di Serra San Bruno. Ora, prima di lasciare Genova mi era giunta voce che i due autori si erano misteriosamente defilati. L’ultima volta erano stati visti a una presentazione piuttosto ‘vivace’, in cui dei compagni ‘veri’ avevano rivolto al Guerrazzi pesanti accuse e insinuazioni. Pare che l’ex operaio non solo si sia imborghesito, ma abbia addirittura varato un blog dove i suoi ammiratori discutono animosamente del romanzo. Ma sia lui che il suo nuovo ‘compagno’ sono da tempo ‘latitanti’. Immaginavo che si fossero ritirati in un luogo incontaminato, un posto non ancora corrotto dalle tecnologie telematiche e dal ‘progresso’... Ne ho avuto la riprova l’altro ieri a Serra San Bruno. Mentre mi abbandonavo alla pace di quei boschi e pensavo al ‘coraggio’ di quei frati, ho notato due uomini appartati in una fratta: l’uno, un signore attempato dai capelli radi, il colorito bruno e lo sguardo penetrante; l’altro, più giovane, un gagliardo cinquantenne dai capelli lunghi canuti e perennemente arruffati. Non udivo ciò che dicevano: mi sono avvicinato con circospezione. Finalmente, imboscato dietro un pino sono riuscito a sentire il dialogo. Quello più vecchio, con voce severa e lo sguardo accigliato: ‘Non ci siamo Stefano, se non ti applichi non capirai mai il significato dei dialoghi in dialetto calabrese. E poi l’accento, è fondamentale. Il calabrese è una lingua ‘aspirata’, d’accordo, ma non c’entra nulla col toscano!’”

Se avete ulteriori notizie, telefonate alla redazione di “Chi l’ha visto?”:

email 8262@rai.it - tel. 068262 - fax 0637350604


Un cordiale saluto.
Pasquale Giannino

P.S. Monica, vedi, è così figo andare fuori tema… ;-)

03 settembre 2007 12.51  
Anonymous Anonimo ha detto...

Salute a tutti, sono uno di voi, Beppe di Rovereto, un’amante del web e passeggero della notte. Mi devo ancora ambientare,sono appena rientrato da una bella crocerina sul Mediterraneo. Roba da poco, una settimana, l’ultima di agosto, su una favolosa nave della MSC. Per una settimana con la mia compagna ci siamo sentiti dei pascià.
Conoscevo il sito del maestro Guerrazzi ma non questo rinnovato.
Mi pare più figo. Però ho visto ancora poco. Poi vi racconto. Vi dirò più in là.Sono entrato in contatto con il maestro nel 2003. Quel diavolo di Baraghini aveva scoperto Guerrazzi con venticinque anni di ritardo, lo dice lui nel sito di Stampa Alternativa quando presenta la ristampa degli Intelligenti.Ho comprato quel libro perché sono un fan di Ambrose Bierce.
Quel capitolo una storia che comincia dalla fine lo conosco a memoria.
Bierce ha molti fan nel mondo e anche qui da noi sono nati in questo ultimi anni molti circoli su Ambone Bierce. Guerrazzi dice di conoscere il vero mistero di questo misterioso personaggio che nessuno sa dove si sia Perso. Grazie ad Ambrose Guerrazzi ha conquista un lettore.
Adesso vado a mangiare una pizza con la mia compagna e altre quattro coppie. Mi farò sentire con più calma. Le soppopere mi piacciono e mi divertono anche.
Ciao a tutti e a risentrici, quando avrò un po più di tempo.
Peppe

03 settembre 2007 22.44  
Anonymous Anonimo ha detto...

Pasquale non so di cosa si tratta ma senz'altro collaborerò con te .
Non so chiè sanguineti. non ci ho capito bene dove porta il to pensiero, ma chi l'ha visto funziona. ma senza le fotografie non è facile trovarli. Sanguineti bigazzi e guerrazzi mancano da quanti giorni dalle loro famiglie. ci sentiamo stasera per telefono con chi l'ha visto.
bruno

04 settembre 2007 15.44  
Anonymous Anonimo ha detto...

ho impiegato più tempo a leggere gli interventi che il romanzo. Il noir si legge abbastanza bene e non stanca. Non capisco per quale ragione dovrei dire quale personaggio preferisco. Non velo dico perchè siete dei cagoni. I personaggi che mi piacciono non centrano con il romanzo. Pasquale è un vero tipo e le cose che scrive mi piacciono, Pierpaolo è uno che scrive cose difficili. Mi piace anche Monica. Siete soddisfatti? Penso invece che la parte del poliziotto potrebbe farla quel giovane attore che ha fatto la notte prima degli esami. Solo forse è troppo alto? I calabresi come i sardi sono di bassa statura.
Filippo

05 settembre 2007 12.30  
Anonymous Anonimo ha detto...

Alla sinistra da dove sto scrivendo leggo due firme una Bondavalli e l'altra Pasquale Giannino. Tutti e due conoscono Guerrazzi. Pasquale da quello che scrive è amico di sia di Guerrazzi che di Bigazzi, li chiama per nome Vincenzo e Stefano. Bondavalli scrive che "la vera protagonista è Floriana".Pasquale si candida a scrivere il compagno sbagliato atto secondo e si dice esperto degli anni settanta. Non si pronuncia però su nessun protagnista. La figura fenmminile in questo libro è terribilmente negativa. Da questo punto di vista è un libro tutto al maschile. Una madre che uccide la figlia... E una ragazza che consegna ai carnefici il suo ex ragazzo. E poi c'è Santa, altra donna in negativo.
E poi ci sono le studentesse che si comportano come oche giulive. E poi Sita che ha due avventure "come tu mi vuoi". Persino la cameriera Paola Pistacchio che nel romanzo ha un piccolo ruolo, combinazione fa la spiona. Ci voleva più equilibrio nel trattare la figura della donna.

Laura R.

05 settembre 2007 21.26  
Anonymous Anonimo ha detto...

Vincenzo questa volta l'ho comprato il libro. Ma tu e stefano avete raccontato... Ma secondo voi noi eravamo quelli che andavano a far fuori i compagni. Ma cerchiamo di essere seri. Non avee certamente raccontato una verità storica. L'unica cosa che apprezzo di questo vostrolibro è come avete descritto quella Genova che non c'è più. Per il resto ho un sacco di riserve. Non condivido tante cose. Poi il primo capitolo con la storia d'amore di Floriana e Luca. Non è credibile. Se uno doveva scpare scopava e finiva lì non certo quei sdolcinamenti piccolo-borghesi. Verrò certamente il 19 settembre alla presentazione con il sindaco. Se mi date la possibilità di parola dirò in quella occasione cosa ne benso di questa storia.
A presto.
Giorgio.

05 settembre 2007 23.00  
Anonymous Anonimo ha detto...

Brava Laura.R., ben detto...Devo concordare sulla misoginia. Pur considerando che nessun personaggio eccelle in virtu', e che l'innocenza (pregio) convive con l'ingenuita' (difetto) nel personaggio maschile di Luca, i personaggi femminili hanno difetti che non si perdonano. Anzi, direi che proprio i pregi "ancestrali" della donna, qui rappresentati da Floriana, l'avvenenza,la sensualita', la seduttivita',ecc, saranno essi stessi fatali per Luca...(se Floriana fosse stata una bruttona,Luca l'avrebbe ignorata...) Banale ma vero. Chissa', cara Laura, forse, inconsciamente, quando nel mio intervento precedente esortavo gli autori a fare innamorare il commissario di una donna speciale, intravedevo gia' la "riabilitazione" del femminile... Monica

06 settembre 2007 00.08  
Anonymous Anonimo ha detto...

Aggiungo un dato,che puo' essere anche una provocazione: forse, nel lampo del racconto di Gerace, emerge un' eroina al femminile, la vittima sacrificale...Colei che muore per avere amato... A meno che non la si voglia vedere come "la femmina che disonora tutto e tutti per avere ceduto alle proprie voglie lascive"...Si tratta sempre di punti di vista. Monica

06 settembre 2007 00.37  
Anonymous Anonimo ha detto...

Monica, sono andata a cercare il tuo intervento. Mi è difficile seguirti nel ragionamento che fai. Un poliziotto in pensione che fa scuola a chi? Forse è la solitudine che ci porta a scrivere e a dialogare con gente che non sappiamo chi è. Ci mettiamo tutti in cattedra, io per prima. Ci sentiamo tutti un po'scrittori, visto la mole degli interventi e il silenzio assoluto di Bigazzi e Guerrazzi. La mia opinione, per quello che vale, è che i personaggi femmenili sono messe tutte al negativo. E tu, con le tue proposte, rafforzi il primato del maschio. Una donna di sessant'anni fa scandalo se va a letto con un ragazzo di venti. Monica, mi dispiace ma ma senza rendertene conto, usi lo stesso metro maschilista: proponi una ragazza fresca a un ex poliziotto anziano che non vale niente. Noi donne ci autofreghiamo da sole. Questo è il guaio. Non mi stupirei per niente se gli offrissi una ragazzina vergine.
Laura R.

06 settembre 2007 12.56  
Anonymous Anonimo ha detto...

Cara Laura, tu ignori piu' di duemila anni di Cultura. I libri di Storia, a torto o a ragione, sono sono stati scritti da uomini...Che hanno fatto le donne in duemila anni di tempo per non sottostare allo schema maschile?...Era solo la forza fisica, l'"ostacolo"?...Dato che e' la sola unica supremazia riconosciuta e dimostrata del maschio. Su tutti gli altri piani e' parita' assoluta, anzi, i piu' sostengono che le donne siano anche piu' intelligenti. E allora come li spieghiamo duemila anni di dominio maschile?...Il Cristianesimo?...La Maternita'?...La Biologia?...La Psicanalisi..? Sono tutte risposte valide e complesse,e per ognuna ci vorrebbero fiumi di analisi e di parole. La faccenda e' piu' complessa rispetto al tuo discorso, concedimi, un po' sempliciotto. La maternita' e' stata ragione fondamentale che ha, ovviamente, diversificato nel profondo le priorita' valoriali per l'uomo e la donna. Qualsiasi donna che e' anche madre degna, lo sa. La biologia risponde alla puerile questione dell'eta',un uomo puo' concepire anche in tarda eta'; e dato che ,originariamente, in questo post del blog si discuteva in termini di probabile letteratura attorno ai verosimili personaggi, trovavo piu' consono riporre un'idea di futuro e di speranza nell'unione di un uomo con una giovane donna che viceversa...Se, invece, torniamo alla nostra realta',cara,giovane, Laura, non ci si puo' sottrarre ad un'acuta rilettura della Storia Umana e prendere atto di tante verita'. Femministe a parte, (alcune erano delle esaltate,e, comunque, sono durate poco anche quelle che dicevano cose sensate), guardiamo all'oggi: che modello insegue la donna per sentirsi "pari"?...Esattamente quello maschile. Carriere forsennate, la palestra, il comando,il potere, e addirittura anche lo spogliarello maschile...Quando (l' 8 marzo) ci sono questi raduni di donnette che fanno branco ululando (fintamente) davanti ai vari Centocelle di turno, be' io provo un grande senso di malinconia e di tristezza...Sono queste le conquiste del femminismo !?... Ci vuole altro prima di andare in pari con la Storia...E'un problema anche culturale, sono processi lenti, di rottura di schemi saldamente radicati,estirpabili solo con l'educazione (in senso pedagogico),con l'analisi,il dialogo continuo con le generazioni, l'esempio....Se hai occasione guarda,e ascolta, "Comizi d'Amore", e' un' inchiesta di costume svolta da Pasolini nel '64, senti cosa dicevano le donne stesse,per esempio, sul tradimento,inteso come "corna", altro che autoflagellazione!...E quelle erano le nostre madri o nonne...i percorsi "morali" erano ancora cosi' negli anni 60. Il vero progresso e' tale se ha i suoi tempi di osmosi, e non e' disconoscendo la propria natura che la donna uscira' dall' imparita',chiamiamola cosi'. Ancora due brevi cose : no, nessuna vergine per il commissario, parlvo di amore non di vizio. Un uomo saggio che vuole condividere anima ed esperienze, non sa che farsene di una verginella...60 lui 40 lei, mi pareva probabile, in fatto di reciprocita' e futuro possibile. Infine, ho percepito nelle tue parole come una mestizia per la tua condizione femminile,sembra quasi ti dispiaccia non essere un uomo. No,io che amo e credo nella complementarieta',vorrei rinascere Donna e Femmina altre mille volte. Monica

06 settembre 2007 15.17  
Anonymous Anonimo ha detto...

Poche parole, sono stanca, distrutta. Ho lavorato tutto il giorno, non ho contato le ore, ma sono state tante. Per vivere devo lavorare e non poco, cara Monica. Traduco dall'inglese per una grande casa editrice. Sai quanto mi danno a pagina? Ma a cosa serve aprire questo discorso. Io non piango. Guadagnavo di più se andavo a lavare scale, "ma c'è la dignità" così diceva il mio ex. E' stato marito, amante,amico... e cos'altro? E' stato un bastardo. Me l'ha messo in quel posto quand'è arrivata la moldava di ventitre anni, per giunta alta e con le cosce lunghe. Lui, il cinquantenne con qualcosa di più, è diventato d'un colpo un venticinquenne. Mi dai dalla giovincella e ho superato i quaranta già da un pezzo. Non sono femminista e le varie Maraini non le ho mai sopportate. Qui ci sarebbe di aprire un capitolo che ci porterebbe fino alle montagne del tibet. Monica, ti ringrazio dei consigli che mi dai per le mie letture, ma ti assicuro che qualche libro l'ho sfogliato anch'io. Vedi, cara Monica,la vita è completamente diversa dai libri, molto diversa. Ti riseva certe ssoprese che la psicanalisi se le sogna!Stasera volevo sentire il concerto dei tre tenori che la Rai ha ritrasmesso per ricordare Pavarotti. Sono una patita del bel canto. Ma non amo gli evasori e Pavarotti era uno di questi. Pavarotti ci ha lasciato... Ha lasciato anche la sua giovane moglie o amante e anche la sua ex con la pelle non più elastica per una che ha più o meno l'età di una delle sue tre figlie... Serve che io continui su questo tasto? Penso di no. Non ho più forza di andare avanti perché le parole mi saltellano come palline di ping pong davanti agli occhi e non riesco a dominarli.
Laura

06 settembre 2007 23.39  
Anonymous Anonimo ha detto...

Non voglio incoraggiare la continuazione della "polemica",rispondo ancora una volta solo perche' non mi piace essere fraintesa. Quello che suggerivo non e' un libro ma una sorta di documentario-inchiesta-video (che si vede in poco piu' di un 'ora...)curata da Pasolini,che , come saprai,non era ne' Liala, ne'Walt Disney...La vita vera,reale lui la conosceva bene, altro che fantasia scacciapensieri...Per quanto riguarda il tuo ex, che definisci un "bastardo",be', un uomo la cui priorita' nei confronti di una donna e' rappresentata dalle "lunghe cosce",e' semplicemente molto povero di risorse interiori, non puo' senz'altro reggere nessun confronto con nessuna donna dotata di un minimo di cevello...in poche parole e' uno sfigato. Non sono, naturalmente, tutti cosi'. Tu sottovaluti la psicologia, che certamente, ti sarebbe stata utile per capire per tempo con chi avevi a che fare...Questo genere di uomini e' facilmente identificabile. Qualsiasi lavascale sarebbe lieta di tradurre anche dall'aramaico, te lo assicuro. Ti ho dato della "giovincella", perche' il contenuto astioso del primo intervento me l'ha suggerito, e questo secondo intervento conferma il tuo grande risentimento . Pavarotti e la sua "friend" forse si erano innamorati davvero, chissa', il fascino risiede anche fuori dagli schemi canonici riconosciuti della bellezza...Certamente se pensassimo che sarebbe stato piu' amabile se avesse avuto gli addominali a tartaruga,ragioneremmo esattamente come il tuo ex-fidanzato. E poi, piaccia o no, l'essere umano e' molto piu' labile di come ci illudiamo che sia, e qui non ci sono distinzioni fra i sessi : fare durare una relazione (senza inganni) per una vita intera, uno su mille ce la fa...La monogamia e' una delle tante invenzioni del solito cristianesimo, per cui piu' c'e' martirio piu' c'e' onore...Cazzata che e' dura a morire... Monica

07 settembre 2007 11.22  
Anonymous Anonimo ha detto...

Monica, io sono qui alle prese con il mio autore di lingua inglese ma americano. Cerca di capire. Ma tra donne non è facile capirsi. Non credo proprio a nulla di quello che mi dici. Sciocchezze. Gli uomini sono tutti uguali. Le donne però sono peggio, molto peggio. Noi abbiamo l'utero che è quello che ci frega.
Laura

09 settembre 2007 01.52  
Anonymous Anonimo ha detto...

Laura, la rabbia e la frustrazione non portano a nessun ragionamento... Le tesi degli altri,di uomini o donne che siano, se si vogliono contrastare o demolire occorre farlo con un'analisi razionale e dimostrata; tu invece ,pigramente, mugugni ,ti appelli al vittimismo, e non molto altro... O ,forse, non c'e' peggior sordo di chi non vuole sentire...Buona fortuna . Monica

09 settembre 2007 11.02  
Anonymous Anonimo ha detto...

Un amico prof di filologia romanza,circa due anni fa, mi ha regalato un libro autografato dall'autore a Firenze. Porta la data Firenze, 2 ottobre 2005. Fino a qualche settimana fa mi ero sempre rifiutata di leggerlo. Il solo titolo mi infastidiva. L'aiutante di S.B. presidente operaio. Il motivo del fastidio credo lo si capisca. Ebbene, dopo due anni mi son decisa a sfogliarlo e leggiucchiarlo. Pagina dopo pagina mi trascinava in un un mondo a me ignoto. Una socità di draghi e di fate. Un paradiso terrestre e un terribile buco nero che ti ingoia e ti stordisce. Un mondo fantstico di realtà. L'ho riletto più di una volta. A ogni lettura un'emozione diversa. Ho letto anche Il compagno sbagliato regalatomi sempre dal mio amico prof e sempre autografato (questa volta dai due autori) B&G la città non è quella di Firenza ma di Genova e porta la da del 26 giugno. Gli anni Settanta. La lotta armata. Un noir studiato da i due, B&G, con furbizia e diciamolo, anche con intelligenza. Il libro ha il taglio cinematografaro. Non mi scandalizzo. E' leggittimo che gli autori aspirino al massimo. Gli auguriamo che un Michele Placido di turno lo prenda fra le mani. Il materiale c'è tutto. Ma voglio ritornare su L'aiutante di S.B. presidente operaio. In questo romanzo c'è più vita, più pathos, più anni storici, come i Sessanta che hanno introdotto i Settanta con tutte le loro conseguenze. Il libro che io amo, ho amato e amerò sempre, è uno solo:I sillabari di Goffredo Parisi. Non c'era autore per un secondo posto.
Da oggi L'aiutante di S.B. presidente operaio occupa meritatamente il secondo posto nella mia top teen. Se l'editore e l'autore, togliessero dal titolo S.B. presidente operaio e lasciassero solo L'aiutante il romanzo troverebbe più consensi. Questa mia proposta non dovrebbero sottovalutarla. Sono certa che una gran maggiranza non opporta quell'sb ecc.
Luciana

09 settembre 2007 16.09  
Anonymous Anonimo ha detto...

Volevo gia' farlo in precedenza, ma poi si sono susseguite una serie di virate di discorso, e invasioni di campo, (operate anche da me),cosicche' rimandavo...Ma ecco che giunge ,puntuale ed appropriato, l'intevento di Luciana a spianarmi la strada: il prossimo tema del post. Sarebbe creativo, divertente, e stimolante se trattasse le svariate possibilita' di adattare il linguaggio cinematografico alla narrativa di Guerrazzi. Operazione interessante perche' sono diversi anche gli stili e i linguaggi che si potrebbero applicare. Se consideriamo, per esempio, "L'aiutante di SB...",(il suo piu'intenso), lo riusciamo ad immaginare benissimo sia indirizzato su di un registro satirico-grottesco-visionario, sia su quello malinconico-ironico-drammatico, e , a pieno titolo, anche in quello politico-sociale-psicologico. Chi ha letto il libro (meglio se piu' di una volta) e conosce un po' il cinema e i registi, puo' sbizzarrirsi nell'immaginare le probabili combinazioni... Sul versante del primo registro mi e' venuto alla mente il cinema corrosivo dei fratelli Coen, il sarcasmo del compianto Kubrick, o il senso dell'incubo di Cronenberg...ma in assenza di questi grandi, (anche per motivi logistici), qua in Italia, su questo fronte, potrebbero maneggiarlo anche i nostri Moretti o Guzzanti...Ma sarebbe assolutamente limitativo confinarlo esclusivamente ad un registro satirico. C'e' dentro soprattutto anche un dramma umano vero, scevro da piagnistei, che non puo' essere ignorato. E' un dosatissimo mix di dramma, tenerezza, ironia, c'e' la testimonianza di un pezzo di storia sociale che da intima e personale diviene storica e generale, c'e' la dinamica psicologica, la dimensione emotiva,erotica,esistenziale...Mi sono venuti in mente Pupi Avati, Gianni Amelio, Ermanno Olmi, Marco Bellocchio, Carlo Mazzacurati,il giovane talentuosissimo Paolo Sorrentino, o gli inglesi Ken Loach o Mike Leigh, e persino il danese Lars von Trier... E senz'altro altri che ora mi sfuggono. O forse, data la quantita' di tasti toccati dall'autore, sarebbe opportuno un team di regia. Irrinunciabile la descrizione della vita-incubo del protagonista,ma anche l'ironia e l'impietosita', di cui il libro e' pregno, nella descrizione dei cosiddetti capi e superiori. La parola "capolavoro" va usata con parsimonia millimetrica ma per "L'aiutante..." possiamo usarla senza abuso. Meno complesso, invece, immaginarsi la trasposizione cinematografica de "Il compagno sbagliato", ci vedo anch'io Michele Placido alla regia, di piu' ancora Marco Tullio Giordana...Che dire, speriamo che, intanto, Guerrazzi sia d'accordo nel concedere i diritti d'autore... Monica

10 settembre 2007 00.41  
Anonymous Anonimo ha detto...

Monica, ti ringrazio per la buona fortuna ma la rispedisco al mittente. Non ho bisogno dei tuoi auguri. Cosa sei una missionaria? Una psicologa? E perchè dici che mugugno? Chi sei, una collega della Schelotto? Allor ti dico che le amarezze dela mia vita sono solo due: essere nata in un anno sbagliato e poi aver scelto un compagno sbagliato. Beppe Grillo mi corteggiava quando ancora non era Grillo. E' venuto anche a casa mia. Di certo non si ricorda più di me. Sono andata a firmare a Villa Croce con la speranza nascosta d'incrociarlo. Lui non c'era, al suo posto è venuto Crozza. Eravamo in tanti a ffirmare il suomanifesto contro la politica, tante facce vecchie. A te queste cose non interessano. Per te il futuro è futuro e gli uomini devono sempre avere il predominio sulle donne e il diritto per volontà divina, di scegliere sempre un fiore più fresco, un fiore appena sbocciato. Non riesco a capirti,nè tantomeno a seguire il tuo ragionamento su Sita. Non prendere queste mie posizioni come mugugni,non è nel mio stile il mugugno: io lotto, ho sempre lottato. Che ne sai tu della mia vita? Il futuro per me è il passato.
Laura

10 settembre 2007 01.15  
Anonymous Anonimo ha detto...

Questo e'il blog di un grande artista, non la "posta del cuore"...( se Laura avesse letto i miei precedenti interventi, tanti, almeno una decina, parlerebbe con maggiore cognizione di causa... e poi, seguo Grillo da almeno 15 anni,perche' dice cose intelligenti ed utili, e non perche' e' un corteggiatore!...) Non credo che Guerrazzi, titolare di questo sito, approvi queste polemiche, ormai sterili, tra due sole persone in uno spazio che dev'essere di tutti e interessante il piu' possibile per tutti. Per cui, in rispetto di questo e di scongiurare una giustificata noia collettiva, sono passata, e non solo io, ad altro argomento decisamente piu' appassionante: il binomio cinema-letteratura (di Guerrazzi, ovviamente). Dedichiamoci a questo, o comunque non a frustrazioni personali irrisolte che rischiano di diventare patetiche zizzagne... Passo e chiudo. Monica

10 settembre 2007 02.10  
Anonymous Anonimo ha detto...

E' fantastica la rete
produce un volano
di eventi
considerazioni
dove lo scrittore (o scrittori) si leggono in diretta i commenti
dei lettori...
una volta questo non avveniva
se non per discreta posta cartacea confidenziale e rara...
posso dire che il compagno sbagliato...
mancava nella letteratura
mancava un romanzo proiettato e vissuto in quegli anni
visti con occhi decantati
e incantanti per chi legge e ascolta
luoghi
sapori
fuggevoli paesaggi
solo citati come toponomi o scatti di polaroid al volo e per caso
centrali i personaggi
alcuni in controluce
solo di profilo
il filo rosso e non a caso
trattiene la storia in un elastico
debordare
da una parte la conoscenza del periodo
trasmesso
come riccordo vissuto e documentato
e dall'altra
un sapore giocoso del raccontare
storie e frammenti di storia
come nell'aiutante di S.B.
è la verità del romanzo
che tiene...
non è facile oggi
saper raccontare
trattenere il lettore
abituato a blog e zapping
che è modo
ormai di leggere
giornali riviste e ....
Bigazzi e Guerrazzi
ci riescono
ad inchiodare il lettore...
come ieri l'altro ancora Vincenzo è riuscito a farmi leggere due volte
la pagina di Reppublica (8 settembre).

ultimamente leggendo a scorpacciata
romanzi (in forma di mio recupero)
ne rilevavo le straordinarie differenze di struttura
oltre a stare tutti quanti nei generi
Qui
nel compagno sbagliato
la struttura s'intreccia a spirale
in fatti sociali
evoluzioni e scenari politici
città&società in evoluzione.
Forse, ma di sicuro è una sceneggiatura da film.
Vincenzo Guerrazzi è grande artista
produce figure e scenari, anticipa i tempi, precede gli eventi. Un Mandrake(chiromante) delle figure che traspone in pittura e racconto, e rovescia l'una nell'altra e viceversa.
Gli si deve una mostra a Palazzo, una mostra percorso,l'attività di un artista - intellettuale impegnato (come oggi a Riva del Garda si espone Massimo Scolari).
Vincenzo Guerrazzi è l'altra faccia della medaglia di Dino Buzzati, trovo le stesse vene poetiche, gli stessi imbrogli letterari resi a ginepraio per il lettore...trovo gli stessi guizzi grafici...trovo affinità elettive... opposte.
Vincenzo G. corre sul filo del realismo pop, ironico e disincantato sempre presente nello scandire del tempo in una dimensione iperrealista...
D.B. percorre quella vena surrealista tesa a ribaltare il tempo in una sospensione di spazio...

Questo ultimo libro a quattro mani raccoglie tutte le tecniche di narrazione in un piaecevole e svelto procede dell'occhio alla lettura.
Un libro d'oggi.

Brunetto De Batté

11 settembre 2007 09.52  
Anonymous Anonimo ha detto...

Monica,Brunetto De Battè, il tema non è Guerrazzi ma il Compagno Sbagliato. Colte, ferrate le vostre proposte e analisi, ma secondo il mio punto di riferimento sono fuori tema.
Discutiamo e proponiamo un dibattito su quegli anni in cui è stato ambientato il compagno. Discutiamo e svisceriamo i compagni.
Cerchiamo di capire chi erano e cosa volevano. L’ apparizione di
Laura che scrive da vetera-comunista che si era rifiutata di leggere L’aiutante per il semplice fatto che c’era s.b. ha contribuito ancora di
più a portare il dibattito fuori tema. Così facendo gli anni bui
continueranno sempre a rimare più bui. Secondo il mio punto di vista è interessante discutere
sul tema che affronta il libro senza limitazione e senza esaltazioni.
Monica è molto esperta di cinema ma questo cosa centra con il compagno?
De Battè fa un discorso piacevole ma non entra nel tema di quegli anni: perché è nata la lotta armata? Perché compagni facevano fuori altri Compagni? Questo è importante analizzare, sviluppare,dibattere.
Salvo Agostino

11 settembre 2007 15.27  
Anonymous Anonimo ha detto...

Tante volte, Salvo, si e' andati fuori tema, qua nel blog, e, se hai il tempo di consultare la globalita' degli interventi, ti accorgerai che ci sono state virate di argomento davvero infelici ed inopportune, ma anche tanti interventi acuti e pertinenti. L'idea di fondere cinema e letteratura di Guerrazzi,("il compagno sbagliato",in particolare, sembra gia' una sceneggiatura!) non e' poi cosi' fuori tema come sembra; inoltre,lo proponevo come argomento del post futuro, non di questo; anticipavo qualcosa di cui mi sarebbe interessato approfondire...C'e' stato anche l'intervento di Luciana (non di Laura) che ha stimolato l'argomento, e ha poi parlato dell'altro romanzo di Guerrazzi, "l'aiutante di SB..." di cui e' sempre piacevole conversare, data la sua intensita',in molti, infatti concordiamo che sia il suo piu' bello. Tutto qui. Ma sono assolutamente d'accordo anch'io che su quegli anni '70, terribili e meravigliosi, ci sia ancora da dire tantissimo, e, quello che conta davvero, forse , non e' proprio stato detto mai... Monica

11 settembre 2007 18.34  
Anonymous Anonimo ha detto...

Passo doppio – passo e chiudo

Ogni momento storico
contiene con assoluta dignità di coerenza
la tradizione (se vogliamo il freno a mano
nei confronti del futuro)
la contemporaneità (l’essere presente
al contempo)
il futuribile (le proiezioni in spazio tempo
dove si abbandonano i luoghi)
ogni vettore ha in se sperimentazione, ricerca e linguaggi
così il variegato mondo degli anni settanta
introduce la TEORIA della COMUNICAZIONE
e gli STRUMENTI DEL COMUNICARE
che determinano la nuova dimensione
degli INSIEMI MUTANTI
in molteplici sfaccettature
non più un unico per tutti tempo cronometrico
ma
SOVRAPPOSIZIONI di TEMPO
cronometricologico
dal passo del contadino al jet
molteplici verità
non la verità
Gli anni settanta (in Italia)
contengono
l’architettura radicale & il radical design
con il Design Made Italy
dall’evento del post moderno
al minimalismo
i generi musicali
era il collante
degli insiemi sociali
in generi
per dire
allegri gioventù
paese d’ombre
la morte del fiume
a casa
la miglior vita
la chiave a stella
la vita ingenua
per stare al passo
dei titoli del premio strega
momenti d’epoca
performance
installazioni
da arancia meccanica
ad american gigolo
dal tuca tuca
al living theatr
ubu
re nudo
……
chi vespa mangia le mele
chiamami peroni sarò la tua birra
chi mi ama mi segua
scontri di piazza
funerali di Togliatti
funerali Laici
movimento femminista
parco Lambro
post situazionisti
Boetti e millenovecentosettanta
lotte in Italia
Ecce Bombo
Dove vai in vacanza?
Le ferie di un operaio
Ptrentotto
Nord e sud uniti nella lotta
Porci con le ali
Mimi metallurgico ferito nell’amore
L’attore
Ritratto in piedi
Per le antiche scale
Il trono di legno
Il busto di gesso
Il fratello italiano
Sipario Ducale
Un compagno sbagliato
Mental & Charmes
L’ombra delle masse
………………….
frammenti & frammentismi
schegge di visioni parziali
ritagli di esperienze
frazioni di insiemi
....

Brunetto De Batté

11 settembre 2007 22.00  
Anonymous Anonimo ha detto...

Nei blog c’è sempre qualcosa che disorienta. Il mare Magnum di Iternet consente a noi popolo senza parola di informare il mondo che ci siamo anche noi. Ho seguito per un po’ quello di Grillo. Non trovo le parole che vorrei per dire il mio pensiero. Non mi è facile. Dato le mie condizioni di salute, sono costretto a passare o meglio ammazzare il tempo, ascoltando musica e quando la testa me lo consente leggere. Leggo di tutto ma in particolare riviste e quotidiani. Per i libri c’è sempre tempo. Ascolto la radio e questa mattina Radioanchio. Galli della Loggia, Feltri e Pansa discutevano, con il dottor Mensurati e i radio ascoltatori, di Beppe Grillo. Non commento la trasmissione. Tutti concordavano nel dire che la protesta del comico genovese non ha nessun valore
politico né tantomeno sociale. E Pansa aspetta di vedere chi c’è dietro. Io penso che dietro c’è solo lui. Hanno fatto anche riferimento all’uomo qualunque e tante altre considerazioni. Io non sono un esperto dei fenomeni sociali ma osservo da questo mio piccolo mondo chiuso che la confusione oggi è la regina che domina il mondo alla faccia dei poveri illusi. Mi accorgo che anch’io sto andando fuori tema. Ho letto qualche intervento in questo blog. Mi è rimasto impresso il prete o frate o laico non ho capito bene a quale ordine appartenesse che si firmava Pierpaolo. Poi è subentrata Monica e adesso il professore di architettura De Battè. Tanti non li ricordo. Il punto è questo. Leggendo l’ultimo intervento del professor De Battè la confusione nella mia testa è aumentata. Preciso che il libro di Bigazzi me lo devono ancora portare, quindi non lo conosco. Sono più di venti giorni che l’ho richiesto. Arriverà. Quello che mi interessa sono gli anni Settanta, che ripeto non so come sono state descritte in questo Compagno sbagliato. Una cosa vorrei dire gli anni >Settanta sono stati anni di trasformazione sociale e umana che oggi i giovani se li sognano. Monica propone di affidare il libro alle immagini e alla bravura di un sacco di registi e cita Guzzanti. Bravissimo come attore. Ma la macchina da presa è tutt’altra cosa. Ripeto che non conosco il libro e per adesso non ho titolo di dire niente. Dopo averlo letto dirò la mia.
Grazie a chi mi legge
Attilio

12 settembre 2007 13.02  
Anonymous Anonimo ha detto...

Stefano,
mi chiedi chi è il personaggio che mi ha colpito di più di questo vostro libro. Uno, Aureliano. Mi ha creato un'ansia che non puoi neanche immaginare. Quegli uomini c'erano ed erano terribili. Forse Aureliano merita più spazio, nessuno che ne parli. Questo dimostro come siamo superficiali.
Ciao
Gianni B.

13 settembre 2007 11.46  
Anonymous Anonimo ha detto...

...e'il "senza titolo" di inizio che ha fuorviato alcuni? boh! secondo me non si sta slittando affatto dall'oggetto di discussione. Perche ho letto il libro. e dei personaggi che ci sono dentro ci interessano le attivita', ruoli motivi, verita', palle eccetera... che li troviamo nelle pagine di un libro o dentro un film, non cambia lo scopo: fare luce su quegli anni di terrorismo, su quei giovani aggregati che non si sa bene a cosa credevano, e a chi,eccetera.. anzi al cinema una storia cosi rende anche di piu'. Infatti la lettura mi ha ricordato proprio quei film di allora dove c'erano franco nero o luc merenda,zeppi di azione, polizia,infami e finti amici -e chi non e' mai stato fregato si faccia avanti- ma in quei film erano sempre le stesse solite storie di malavita o di droga, e i buoni e i cattivi erano tagliati di netto, non e' cosi in nessuna realta', e ancora di meno in quella dei settanta. Il bello del libro e di quello che ne puo venir fuori da un film e' proprio questo, cioe' le ambiguita'e le incertezze tra i buoni e i cattivi. Un saluto..................Roberto T.

14 settembre 2007 02.06  
Anonymous Anonimo ha detto...

C'e' da augurarsi che chiunque (registi e produttori) metta le mani sul "Compagno sbagliato" per farne un soggetto da cinema, si ispiri piu' a quello che fu di Rosi o Petri piuttosto che al "poliziottesco" che fu, per esempio, di Lenzi o Girolami...Che intratteneva, divertiva, strizzava l'occhio ad un'ose'non necessario ne' funzionale, perche' il fine ultimo era, comunque, il bottino al botteghino; l'arte ,o il tentativo di analisi storica e psicologica non era minimamente contemplato.Nel caso del nostro libro, e nel rispetto dei fatti e degli autori, ci si dovrebbe augurare una regia quanto meno sensibile;nei limiti del possibile informata, e, necessariamente, appassionata del periodo. Continuo a pensare a M.T. Giordana, non solo per "La meglio gioventu'"... Quasi trent'anni fa giro' pellicole come "La caduta degli angeli ribelli" e "Maledetti vi amero'", frase, quest'ultima, che, ironia della sorte, sembra appartenere proprio al destino del nostro Luca Quartullo del libro... Monica

14 settembre 2007 13.07  
Anonymous Anonimo ha detto...

Roberto T. scrive che il senza titolo l'ha disorientato. Brunetto De Battè scrive in modi diversi e mi ha disorientato. Sono andato a vedere chi è Brunetto Dem Battè e ha visto che Google mi manda in un sito ricco. E' professore, è artista e insegna all'università di Genova. Certamente è una persona che sa quello che dice. Però, caro Roberto T., a me i suoi interventi mi hanno ancora più confuso. Tu parli di Franco Nero ma io non capisco cosa centra questo con il romanzo che hanno scritto Bigazzi in coppia con Guerrazzi. I titoli dei libri o riviste che scrive il professore De Battè non capisco cosa centrano con l'argomento del romanzo. La lettura di questo libro mi ha creato un certo disagio e anche amarezza per la fine che gli fanno fare a Luca ma anche per la violenza, questa sì gratuita, che subisce quella povera ragazza in quella chiesa. Qui, andrebbe chiarito da parte nostra come lettori, le verità e le bugie che hanno scritto.
Damiano Barbaro

14 settembre 2007 13.14  
Anonymous Anonimo ha detto...

Signori Bigazzi& Guerrazzi
bravi, avete centrato il ritmo
di un libro con diverse letture.
I personaggi tutti ritagliati
sul paesaggio e umori degli anni settanta.
Letto il blob, De Batté centra la vena complessa del periodo a diversi registri e fusi orari, buttare aghi nel pagliaio è più divertente che mettere in ordine.
Sono marxista di Groucho.
un caro saluto Gino da Bitonto.

15 settembre 2007 18.52  
Anonymous Anonimo ha detto...

Gino da Bitonto, sei acuto, simpatico, e certamente hai il dono dell'ironia e della sintesi. Preziosissimi entrambi. Benvenuto tra noi, aspiranti pensatori e opinionisti... Monica

16 settembre 2007 04.47  
Anonymous Anonimo ha detto...

STEFANO BIGAZZI RISPONDE:

Il compagno sbagliato è un romanzo. Racconta una storia - o più storie - in questo caso, verosimilmente un po' di storia. Che resta, lo si voglia o no, maestra di vita.
Quanto accaduto trent'anni fa può rappresentare un approccio alla lettura dell'Italia contemporanea, per la determinazione di contesti simili, magari più probabilmente perché alcuni processi - sociali, politici, economici - si sono semplicemente evoluti, senza alcuna cesura.

Il compagno sbagliato nasce da una ripetuta riflessione di Vincenzo Guerrazzi su un tema apparentemente inappropriato: la clandestinità. Disse: “Viviamo in una società di clandestini, stranieri e no, evidenti e no. Ci sono clandestini che vivono una vita, per così dire, normale e non sanno di essere clandestini tra gli altri”. E' un sunto ingeneroso di quelle prime discussioni, ma credo renda l'idea del materiale a monte del romanzo. Vincenzo parlava di clandestinità, di qui si arrivò a tentarne una definizione retroattiva, tornando indietro di tre decenni, quando clandestinità era termine che connotava una e una sola attività.

Insomma, da quelle discussioni è scaturito Il compagno sbagliato - che fa riferimento agli slogan che accompagnavano in Italia il dibattito sul brigatismo, visto da sinistra. “Sono o non sono di sinistra?” “Sì, sono compagni, compagni che sbagliano”.
Detto questo, al di là delle svariate domande sulla cinematografabilità del romanzo, della credibilità dei personaggi (forse non c'erano commissari come Sita, ma erano gli anni in cui all'interno della Polizia di Stato si preparava l'esordio del sindacato; e l'amore, ai tempi della contestazione, era scopare e basta - forse, per qualcuno. Forse - ma era connettere pubblico e privato, politica e sentimento, eros e volantinaggio. Curioso che sia passato quasi inosservato l'onorevole maneggione avvocato, costruito senza alcun riferimento reale, tuttavia realistico) sulla scrittura a due, tre, quattro mani (semplice: ci si mette d'accordo. L'italiano, poi, è uno strumento di comunicazione come altri, basta saperlo usare, senza strafare, ed è possibile che due persone che hanno stili diversi possano convivere. Un appunto: Bigazzi sostiene di non capire quale sia il suo stile, se così lo si può chiamare, mutuato dal giornalismo, dal momento che non sa cosa sia la cronaca).

I lettori frequentatori del blog lamentano di andare fuori tema. Eppure le digressioni (o trasgressioni, in molti casi) sono utili, piacevoli, comunque lecite: un blog, come del resto un romanzo, non è un modulo prestampato per esami, ciascuno è libero di affrontare l'argomento e di prendere ogni tanto qualche scorciatoia quanto una strada poco battuta. O parlare di Dio, della Chiesa, dei vangeli, di Cristo, come si legge.

Tornando al rapporto romanzo-cinema, che qualcuno ha più volte tirato in ballo, e l’Aiutante di S.B. presidente operaio, emerge come Guerrazzi sappia lavorare come scrittore e sceneggiatore consapevole: l'aiutante è un perfetto copione per il teatro.

Stefano Bigazzi

17 settembre 2007 15.47  
Anonymous Anonimo ha detto...

Grazie Stefano Bigazzi,
ora ho capito tante cose del vostro libro. Mi aspetto che chiariate ancora di più nel secondo libro. La clandestinità parola che fa paura specie in questo mondo nuovo dove i clandestini abbondano. Sono daccordo, la storia ci insegna sempre qualcosa. Aspetto di vedere cosa farà il commissario Sita. Secondo me Sità è una specie di Beppe Grillo senza le piazze.
Luigi

18 settembre 2007 21.08  
Anonymous Anonimo ha detto...

Beppe Grillo è sicuramente un grande, ha montato su un (legittimo e sacrosanto) casino che, forse, apre un barlume di speranza a molte creature "pensanti". Grillo, sempre giustamente, punta il dito contro il ladrocinio, operato dagli eredi di Tangentopoli che ci sovrastano governandoci,e tutti noi siamo palesemente d'accordo. Però, i "pensanti" sanno bene che la vera lotta, la "madre" delle lotte è quella contro l'ignoranza, generatrice di tutti i mali. E per questo tipo di lotta non bastano economisti e contabili. Contro di essa non può neanche Grillo; Questa lotta è in mano a tutti i "pensanti" giorno per giorno,tutti i giorni,non basta un "day". Esempi ce ne sono infiniti; i giovanissimi mitizzano veline e calciatori, forse perchè sono poco illuminati su altro...non sono guidati a schiudersi gli orizzonti. Solo l'accesso alla Cultura, reso praticabile, può aprire le teste e lenire paura e codardia, che sono poi quelle che permettono alla politica che abbiamo di spadroneggiare impunemente. E'tutto un giro. Se i giovani e i giovanissimi che,ripeto,giustificatamente, seguono le proteste di Grillo,si entusiasmano del suo coraggio,lo incitano e ne vengono incitati, ma, non conoscono,per esempio, Guerrazzi, il suo lavoro, e il coraggio che ha avuto lui, sfidando ,da solo, tutte le istituzioni piu' di trentanni fa, quando Grillo era ancora a scuola, se ignorano (non solo per colpa loro) un percorso come quello, be' allora siamo ancora lontani dal formare nuove generazioni munite di capacità critica e consapevolezza di possedere diritti e liberta'. Scusate la digressione, ma, d'altronde Grillo è l'argomento del momento, e mi pongo la questione che, se si otterrà qualche risultato dalla sua ammirevole baraonda, siamo tutti chiamati al ben piu' difficile compito della continuità. Monica

18 settembre 2007 23.29  
Anonymous Anonimo ha detto...

Nella giornata di ieri,sul tardo pomeriggio,dentro l'antica e solenne cornice del salone di Palazzo Tursi a Genova,si e' svolta una tappa importante della presentazione del libro,ormai famoso e "famigerato" nel nostro blog, "Il compagno sbagliato". Presenti,naturalmente, i suoi autori, Vincenzo Guerrazzi e Stefano Bigazzi, e, seduti in mezzo a loro, illustri docenti e storici,oltre al (alla) sindaco Marta Vincenzi. Dinanzi a tutti loro, una platea da "tutto esaurito" e posti in piedi, scomodi ma con privilegio di veduta, tra i quali mi sono collocata anch'io. Due o tre fotografi si aggiravano scovando le giuste angolazioni e prospettive da cui attivare il loro lavoro a colpi di flash. La docente Margherita Rubino, presidente del Circolo Culturale dal nome simpatico ed ottimista, "I Buonavoglia", con voce dal timbro chiaro ha introdotto le argomentazioni, lasciando trasparire un interesse approfondito e genuino su questi eternamente controversi anni 70; l'avrei sinceramente applaudita fuori onda, quando, con legittima perentorieta', ha affermato che questo importante e recente periodo storico viene totalmente oscurato e rimosso dalle istituzioni scolastiche. Pur essendo cosi' prodigo di spunti per dibattere,confrontare,interpretare,analizzare, e ,magari, un giorno anche risolvere... Dopo di lei, lo storico Luca Borzani ha preso la parola offrendoci un riassunto d'epoca e di trama dei fatti del libro,( per chi l'ha gia' letto e' stato divertente sentire nominare ,come se li conoscessimo, Luca, Floriana,Sita, Lanzetta, Comino, Aureliano,ecc). A seguire il docente Marco Salotti,di cui, da cinefila irriducibile quale sono, non poteva sfuggirmi il riferimento che ha fatto, circa le trasposizioni cinematografiche della materia di discussione, citando un semi-sconosciuto film del 1981 "la festa perduta" di P.G. Murgia, con un acerbo e non ancora noto Fabrizio Bentivoglio. Nostalgia per tutti quando si e' ricordata Genova com'era, differente da ora persino nella meteorologia. Anche il (la) sindaco, l'ho colta partecipe e solerte nel ricordare... Piacevole ed interessante, quest'incontro ha dimostrato ancora una volta quanto l'oggetto del dibattere, gli anni 70 con tutto cio' che hanno contenuto, sia tuttora un "sempreverde",che scuote animi,risveglia rancori,accende polemiche, ed emerge in tutta la sua inesauribilita'. Dopo che gli autori hanno risposto ad alcune domande, non tutte necessarie, altri brevi interventi si sono susseguiti. Mi e' rimasto nella memoria il sempre energico Prof. Cavallini, certamente "fan" di Guerrazzi... Verso la conclusione, non e' mancato qualche tentativo di mini-comizio sui "se" e i "ma" da parte di qualche anziano ex pci di stampo ortodosso, ma nel complesso si sono sentite dire cose intelligenti ed utili, per una sempre maggiore comprensione di questi anni tenuti ostinatamente nel buio. Un unico motivo di frizione,secondo me, la non folta affluenza di giovani e giovanissimi. Certamente sono consapevole del fatto che i protagonisti dell'epoca erano giovani piu' di trent'anni fa, e che adesso ne hanno altrettanti di piu', e sono loro i diretti interessati; ma sarebbe opportuno che ognuno, dalla propria competenza, si muovesse il piu' possibile nel coinvolgimento delle nuove e nuovissime generazioni a partecipare a questa fondamentale analisi storica. Chissa', forse, in minima parte, l'eccessiva austerita' del luogo fisico tende ad intimidire qualche avventore opinionista piu' sensibile degli altri al senso dell'atmosfera...Magari, la discussione su un tema cosi' (provocatorio, scottante, temuto, "giovanilistico", tacciato di maledettismo, di sesso, di rivoluzioni sognate, ecc) sarebbe ancora piu' accesa in una calda e allegra enoteca. Monica

20 settembre 2007 01.06  
Anonymous Anonimo ha detto...

Alla presentazione o dibattito, non so come altrimenti definirlo c'ero anch'io. E' vero la sala e anche fuori era strapiena. Questo era d'aspettarselo, eravamo in casa del sindaco! Il libro l'ho appena sfogliato. Mi domando perchè una folla così grande e poi pochi giovani. Ma, allora, noi giovani, io non so se posso definirmi tale a quasi 37, non leggiamo o ci interessiamo poco e niente della lettura. Mi son resa conto che da quello che dicevano i vari relatori non era poi tanto facile per me seguirli anche se il tema mi affascinava. Per esempio Salotti ha parlato di un film che io pur essendo amante del cinema non ho mai sentito e non ho nemmeno capito qual'era la relazione tra quel film e il romanzo che dibattevano. Vuoldire che è una buona occasione per documentersi.
Daniela 71

22 settembre 2007 18.04  
Anonymous Anonimo ha detto...

"Gli storici della violenza giovanile definiscono il 77 l'anno degli ultimi fuochi: dopo di allora, i ragazzi che,uccidendo poliziotti ed assaltando casseforti,potevano forse sperare di essere considerati i battistrada di qualche avventura rivoluzionaria, o hanno ritrovato il lume della ragione,o, scegliendo il delitto comune e la clandestinita', si sono bruciati per sempre. Il film -la festa perduta- scritto da Domenico Aleotti (collaboratore di Dario Fo) e da P.G.Murgia che l'ha diretto,ripercorre quella stagione sangiunosa con scrupolo di reinvenzione cronistica....."(Giovanni Grazzini , Cinema '81). Ho riportato questo breve stralcio della critica di questo film ( sconosciuto,come molti dei pochi girati sul tema ) per evidenziare il nesso che,il docente Salotti, abbia, suppongo, trovato fra il tema che si dibatteva, e i contenuti di questa pellicola (purtroppo,come molte altre, introvabile). Monica.

22 settembre 2007 19.39  
Anonymous Anonimo ha detto...

Grazie Monica,
per la tua chiarezza. La cosa strana è che di questo film "La festa perduta" sono certa che nei circuiti normali non è mai passato. Da quello che tu scrivi, avendo adesso finito di leggere Il Compagno Sbagliato, non vedo il legame tra questo libro e il film. Dalla lettura attenta che ho fatto ho visto che gli autori provilegiano molto l'individualismo. Individualismo di tutti protagonisti. Il commissario è un individualista,Floriana idem. Luca, vittima di se stesso, aspira, forse inconsapevolmente, di fare il salto di qualità impalmando la bella Floriana. Individualisti gli assassini e i grotteschi giudici. Insomma, il professor Salotti potrebbe scrivere una sceneggiatura nuova su quegli anni che non sono certamente stati di piombo. Il piombo, purtroppo c'è sempre stato o per mani di terroristi o per mano di criminali mafiosi. Monica, di sicuro tu sei più esperta e documentata di me sul mondo del cinema. Ma se hai un po' di tempo e analizzi attentamente la mia lettura su questi protagonisti individualisti, per niente anarchici nè tantomeno rivoluzionari, concorderai con me che Il professor Salotti non ha fatto un accostamento corretto.
Daniela 71


"Gli storici della violenza giovanile definiscono il 77 l'anno degli ultimi fuochi: dopo di allora, i ragazzi che,uccidendo poliziotti ed assaltando casseforti,potevano forse sperare di essere considerati i battistrada di qualche avventura rivoluzionaria, o hanno ritrovato il lume della ragione,o, scegliendo il delitto comune e la clandestinita', si sono bruciati per sempre. Il film -la festa perduta- scritto da Domenico Aleotti (collaboratore di Dario Fo) e da P.G.Murgia che l'ha diretto,ripercorre quella stagione sangiunosa con scrupolo di reinvenzione cronistica....."(Giovanni Grazzini , Cinema '81). Ho riportato questo breve stralcio della critica di questo film ( sconosciuto,come molti dei pochi girati sul tema ) per evidenziare il nesso che,il docente Salotti, abbia, suppongo, trovato fra il tema che si dibatteva, e i contenuti di questa pellicola (purtroppo,come molte altre, introvabile). Monica.

22 settembre 2007 19.39

25 settembre 2007 17.04  
Anonymous Anonimo ha detto...

Quale rapporto c'è tra gli anni settanta raccontati nel libro di Bigazzi e Guerrazzi e la protesta di Beppe Grillo? Io non l'ho capito, caro Stefano. Eppure quella sera nel dibattito con il Sindaco Marta Vincenzi alcuni hanno visto qualche collegamento. Lo ha visto quel medico e tu stesso caro Stefano che hai detto più o meno le stesse cose dell'ex dirigente di LC. Per me siete stati duri con i gruppi della sinistra extraparlamentare che per i giovani di oggi non signicano proprio niente e ne avevate facoltà. Lotta Continua o Potere Operaio per i ragazzi di questo nuovo secolo sono delle semplici sigle. Il mondo è cambiato e sembra che i gestori dei vecchi partiti non se ne siano ancora accorti. Dammi retta, caro Stefano, non parlate degli anni settanta, parlate del vostgro libro come un noir ne ricaverete vantaggi.
Ciao Gianni.

25 settembre 2007 18.17  
Anonymous Anonimo ha detto...

Il riferimento era generico, i films italiani sul tema dei cosiddetti anni di piombo sono molto pochi, ed e' facile ricordarsi,dunque, anche di quelli sconosciuti,o, addirittura solo "promessi", ma mai passati nelle sale, oppure relegati ad un paio di proiezioni in qualche cineclub... Per esempio,esiste un film che si intitola "Il gatto selvaggio" con Carlo Cecchi protagonista,in veste di rivoluzionario; il film e' del 1969,e la critica sostiene che ha il pregio di anticipare, quasi profeticamente, gli sbocchi funesti della lotta armata, che arrivera' poco dopo...Sarebbe interessante accedere ad una pellicola cosi', anche per il gusto di vedere la recitazione giovanile del bravo Carlo Cecchi!..Il regista era un certo Andrea Frezza. Ho passato parte della vita a cercare titoli irrecuperabili, sia pur famosi...E' colpa anche del mercato dell'home-video, che non riproduce i grandi capolavori,il cinema europeo ed italiano degli anni 60 e 70, che fu prodigo di opere interessantissime, immortali...Recuperare Visconti,Zurlini,Bellocchio,ed altri, tanti, anche stranieri, Bunuel, Fassbinder,Russel, ecc...e' difficilissimo. E' stata un'impresa riuscire ad avere persino tutti i films di Emir Kusturica,che e' relativamente recente,oltre ad essere un genio indiscusso. La cultura e' difficile da reperire, il nostro Guerrazzi se ne lamentava anni or sono, ma oggi non e' cosi' diversa la situazione. Almeno sul cinema. Comunque "La festa perduta", che non ho visto, ma ne ho letto alcune recensioni, parla di giovani irrisolti nella rivoluzione, vera o sognata, di riscatto contro i "padri",delle contraddizioni...siamo al 77, nel "Compagno sbagliato" siamo un po' prima, ma il clima e i travagli interiori sono sempre quelli... Sul fatto del paragone tra i rivoluzionari di allora, e il Beppe Grillo piu' recente, ho dei dubbi anch'io...La "lamentela" , sacrosanta, del V-Day, poggia su motivi piu' generici, come le "ruberie" dei governanti, che trovano un consenso quasi ovvio, e raccolgono un pubblico piu' vasto,trasversale, ma forse non sempre analitico e riflessivo...Invece, che il mondo sia cambiato o no, rimane vergognoso che i giovani e i giovanissimi non conoscano quella Storia, delle cui lotte ne godono i privilegi senza neanche saperlo, e senza poterne dare nessuna lettura. Percio',dico, se trattati con onesta' intellettuale, ben vengano films, libri, inchieste, dibattiti e quant'altro su questi Anni 70, cosicche' saranno sempre meno oscuri, controversi, nascosti, irraggiungibili. Monica

25 settembre 2007 20.47  
Anonymous Anonimo ha detto...

Condivido quanto scrive Gianni.
Gli anni Settanta sono una cosa il libro di Bigazzi e Guerrazzi, "Il compagno sbagliato" è un'altra cosa.E' un romanzo che si legge bene e che alla fine ti lascia insoddisfatto(almeno a me)perchè mi aspettavo di vedere il cerchioi chiuso. Così non è stato. Oggi i problemi sono altri e tutti fingono di non vederli. Oggi ci ubriacano con le notti bianche e i festival del cinema volute dal compagno Veltroni per distribuire fior di quattrini a chi ce ne ha già tanti che sono i suoi amici attori e registi americani e i vari cortigiani romani e non solo. Farebbe bene a spendere quei soldi, e sono tanti, per chi veramente ne ha bisogno.
Leo

28 settembre 2007 11.52  
Anonymous Anonimo ha detto...

Leo, dobbiamo costruire un partito nuovo dove ci saranno mai più compagni sbagliati. Questo partito vedrà la luce fra pochi giorni. Non cercare di seguire Feltri e la sua banda di denigratori. Ti ripeto, se vuoi che le cose cambino e non ci siano più ingiustizie vai a votare per il nuovo partito democratico.
Attilio

30 settembre 2007 17.58  
Anonymous Anonimo ha detto...

Leo, dobbiamo costruire un partito nuovo dove ci saranno mai più compagni sbagliati. Questo partito vedrà la luce fra pochi giorni. Non cercare di seguire Feltri e la sua banda di denigratori. Ti ripeto, se vuoi che le cose cambino e non ci siano più ingiustizie vai a votare per il nuovo partito democratico.
Attilio

30 settembre 2007 17.58  
Anonymous Anonimo ha detto...

Vikipedia mi ha portato in questo sito. Una curiosità tutta al femminile. Un italo americano chiede a un suo interlocutore che ha cercato Guerrazzi e si trovato ddi fronte a un pittore e non a un politico. La curiosità mi ha spinto a cercare, come spesso accade quando si va su inernet.Ho visitato il sito e dico subito che il documentario è interessante ma poco chiaro, almeno per me. Mancano delle spiegazioni a margine. Premetto che questo Guerrazzi non conosco nulla, solo cose che ho poi cercato sulla rete.Sono affascinanti le foto e quel monologo. Non ho visto donne a dare giudizi ma solo uomini. Come mai? Le foto dei dipinti sono molto piccole ed io vorrei vedere quel quadro di massa ingrandito: si può? Anni settanta e anni ottanta e dopo cosa c'è? Nuovo periodo non si vede nulla. Più chiarezza.
Luciana74 Livorno

01 ottobre 2007 16.28  
Anonymous Anonimo ha detto...

Rispondo,per quanto mi è possibile,a Luciana '74. Premetto subito che trovo confortante che i giovani,come appunto la benvenuta Luciana, si interessino di arte, e si pongano domande intelligenti su questioni interessanti. Questo alla faccia dei "tuttologi" disfattisti che vogliono vedere i giovani e i giovanissimi solo come inconsapevoli utenti di reality, discoteche, o partite di calcio. Vincenzo Guerrazzi è "anche" un pittore. Nel suo caso anche il termine "artista" può essere riduttivo o fuorviante. Se nell'immaginario collettivo questo termine è associato a personalità eccentriche,stranite, eteree, o tacciate di "maledettismi",con Guerrazzi si è già fuori strada. Egli non appartiene a categorie inebrianti,modaiole,transitorie...Non crea mai stravaganze fini a se stesse. La sua arte,che sia scrittura,pittura, o poesia, è sempre osservazione attenta,analisi profonda, ragionata lungimiranza, e rigorosa,mai tradita,coerenza. Nelle sue opere ogni estrosità figurativa o letteraria è sempre funzionale alla comunicazione, al messaggio. Ossia: prima di "come" esprimere, è importante "cosa" esprimere. In questo lui ha assolto pienamente a quella che è la vera funzione dell'arte e dell'artista,cioè aprire gli occhi alle genti, scuotere le coscienze,illuminare il buio. Certamente non è un politico (nel senso che non lo fa come lavoro) ma ne è stato un osservatore acuto, un "fustigatore" di stile... Oltre ad avere sperimentato sulla sua pelle tutte le nequizie del potere (e qui,per poter comprendere, va conosciuta la sua storia umana, il suo percorso lavorativo,esistenziale,sociale...ci vorrebbe un'autobiografia).
Anche per capire meglio i riferimenti del documentario e il significato degli interventi è importante approfondirne la conoscenza. Mi permetto di consigliare la lettura dei suoi libri,ne ha scritti molti, ma per farsi un'idea dell'intensità, del talento e del coraggio che lo caratterizzano, suggerisco come necessari almeno il suo penultimo "L'aiutante di S.B Presidente Operaio",che è un gioiello di romanzo, e il libro-inchiesta "Gli intelligenti" coraggiosissima incursione nel mondo della Cultura Ufficiale che ne rivela,sempre con con elegante ma incisiva mirabilità, tutta l'inconsistenza e il disimpegno... Queste due letture sono già sufficentemente illuminanti,per farsi un'idea su questo nostro grande artista, che nelle sue austere battaglie civili e politiche (combattute tra l'altro altro durante i difficili e controversi anni 70) è sempre stato rigorosamente presente a se stesso, senza nulla concedere al compromesso e all'accomodamento. Insomma, merce rara.
Per quanto riguarda i dipinti, non tutti visibili su internet,credo che il sito dei quadri sia ancora in fase di completamento,e che quindi le assenze siano provvisorie. Certamente,però, il piccolo schermo di un computer non rende giustizia ad imponenti opere d'arte (alcune sono di dimensioni rilevanti) che andrebbero rigorosamente viste dal vero. Ci vorrebbe una Mostra.
Ancora tantissimo ci sarebbe da dire... E i giovani,se gli addetti alla cultura lavorassero più seriamente, lo conoscerebbero e lo apprezzerebbero già: in questi tempi di legittimi "vaffa" al sistema del potere, sarebbe giusto fare la conoscenza di questo "antesignano" di classe, di questo lottatore impavido. Di quest'uomo sensibile impreziosito dal talento. Monica

04 ottobre 2007 05.01  
Anonymous Anonimo ha detto...

ho letto il compagno e lascio il mio commento.
E' un libro vero, onetsto e per questo invito i due Bigazzi/Guerrazzi di leggere quanto ha dichiarato l'emerito e grande presidente Cossiga su quei mille e più compagni che sapevano di tutto e fingevano di piangere. Vi invito a scrivere il seguito e consultate voi che potete, sieti entrate nel nelle stanze del potere,parlate con Cossiga e scriverete un seguito da bomba.
Sandro

17 novembre 2007 18.35  
Anonymous Anonimo ha detto...

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04 aprile 2010 16.55  
Anonymous Anonimo ha detto...

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Anonymous Anonimo ha detto...

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16 aprile 2010 12.18  
Anonymous Anonimo ha detto...

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16 aprile 2010 14.27  
Anonymous Anonimo ha detto...

All schools, all colleges, comprise two tremendous functions: to award, and to conceal, valuable knowledge. The theological insight which they keep quiet about cannot justly be regarded as less valuable than that which they reveal. That is, when a servant is buying a basket of strawberries it can profit him to know that the rump half of it is rotten.

16 aprile 2010 16.45  
Anonymous Anonimo ha detto...

Exhilaration is something final and consummate in itself, as being the target and vacillating of all practical activities whatever .... Ecstasy then we interpret as the powerful exercise of the care for in conformity with perfect goodness or virtue.

17 aprile 2010 12.29  
Anonymous Anonimo ha detto...

Jokes of the de rigueur friendly, nicely told, can do more to make aware questions of diplomacy, philosophy, and literature than any company of obscure arguments.

17 aprile 2010 23.12  
Anonymous Anonimo ha detto...

Jokes of the right friendly, properly told, can do more to make aware questions of politics, values, and data than any tally of obscure arguments.

18 aprile 2010 11.11  
Anonymous Anonimo ha detto...

Eating, loving, singing and digesting are, in actually, the four acts of the mirthful opera known as life, and they pass like bubbles of a bottle of champagne. Whoever lets them break without having enjoyed them is a complete fool.

18 aprile 2010 11.50  
Anonymous Anonimo ha detto...

Eating, loving, singing and digesting are, in fact, the four acts of the jocular opera known as freshness, and they pass like bubbles of a bottle of champagne. Whoever lets them cripple without having enjoyed them is a complete fool.

18 aprile 2010 16.14  
Anonymous Anonimo ha detto...

May your passion be the substance of corn stuck between your molars, perpetually reminding you there's something to watch over to.

18 aprile 2010 21.04  
Anonymous Anonimo ha detto...

May your passion be the meat of corn stuck between your molars, perpetually reminding you there's something to have to.

19 aprile 2010 01.21  
Anonymous Anonimo ha detto...

When he who hears does not remember what he who speaks means, and when he who speaks does not know what he himself means, that is world-view

20 aprile 2010 07.52  
Anonymous Anonimo ha detto...

The stress of aspire to after our attentiveness to display support in object is to dwell upon the brightest parts in every look for, to justification crazy the thoughts when event upon disagreeable objects, and work at to be glad with the present circumstances bordering us

20 aprile 2010 15.16  
Anonymous Anonimo ha detto...

Written laws are like spiders' webs, and drive, like them, solely foul and fare the under par and rickety, while the rich and strong last will and testament almost certainly destroy b decompose sometimes non-standard due to them.

21 aprile 2010 09.28  
Anonymous Anonimo ha detto...

And you finally win to a consensus, where you get a nous of what unqualifiedly ought to be done, and then they give ground it to me and then I take it. I utilizing a instrument delineate it in the sentiment, the contemplative sense.

21 aprile 2010 18.14  
Anonymous Anonimo ha detto...

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22 aprile 2010 12.18  
Anonymous Anonimo ha detto...

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22 aprile 2010 17.16  
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23 aprile 2010 07.40  
Anonymous Anonimo ha detto...

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23 aprile 2010 18.27  
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24 aprile 2010 09.34  
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24 aprile 2010 12.57  
Anonymous Anonimo ha detto...

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25 aprile 2010 03.31  
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25 aprile 2010 22.27  
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29 aprile 2010 13.06  
Anonymous Anonimo ha detto...

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01 maggio 2010 10.53  
Anonymous Anonimo ha detto...

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02 maggio 2010 19.50  
Blogger Simonelli Editore - eBooksItalia ha detto...

E' uscito il primo eBook di Vincenzo Guerrazzi

L'autore di «Nord e Sud uniti nella lotta», «La fabbrica dei sogni», «Gli Intelligenti», «La festa dell'Unità: viaggio allucinante», «Il compagno sbagliato» esce con una novità esclusivamente in edizione elettronica. E già il titolo è tutto un programma: «I Primi della Classe»

Vincenzo Guerrazzi, il popolare scrittore-operaio e affermato pittore ha deciso - primo fra i protagonisti della narrativa italiana contemporanea - di pubblicare il suo nuovo libro «I Primi della Classe» esclusivamente in formato eBook, sia in Pdf che in ePub.
Lo ha appena pubblicato Simonelli Editore nella sua collana SeBook in vendita in esclusiva su www.eBooksItalia.com
«I Primi della Classe» è una gustosissima raccolta di racconti immaginari, ironicamente impertinenti che hanno però protagonisti che si ispirano dal vero a Gianni Agnelli, Giulio Andreotti, Giorgio Napolitano, Enrico Berlinguer, Bettino Craxi, Pietro Ingrao, Nilde Jotti, Giovanni Spadolini, Marco Pannella, Karol Wojtila, Khomeini, Ernest Hemingway, Cesare Pavese, Enrico Morselli, Mimma Mondadori, Alberto Moravia, Dacia Maraini, Giorgio Strehler, Sergio Zavoli e molti, davvero molti altri.
Con un parterre di personaggi di questo calibro, reinterpretati fantasticamente in racconti altrettanto di fantasia, i motivi di interesse per la lettura di questo eBook certamente non mancano. Come non manca certamente l'occasione per trovare in racconti immaginari tante occasione per riflettere e magari anche sorridere sulla realtà italiana.
Lo conferma Gianfranco Sansalone nella sua gustosa introduzione a «I Primi della Classe»: «Prendi Ignazio La Russa, attuale ministro della difesa, ex missino, ex finiano attualmente pidiellino fedelissimo di Berlusconi che si innamora perdutamente della sua avversaria politica Anna Finocchiaro, del Pd. E, colto da un impeto di passione, le scrive una lettera piena di sentimento: "Dolcissima Anna, malgrado le nostre divergenze politiche, io ti ho sempre amata in seggreto. L'amore è il principio regolatore di tutte le cose, è l'elemento equilibratore per eggellenza e per i politici questo elemento è indispensabile. Per questo io faggio parte del partito dell'amore e poco m'importasse di quello che la ggente penzerà di noi visto che tu appartieni al partito dell'odio".
Oppure prendi Emilio Fede, Minzolini, Bondi, Masi, o Bersani, D'Alema, Cicchitto o il monarca per eccellenza, Sua Maestà Silvio Berlusconi, la Bindi, Vespa, Baricco, Moccia, Busi, Brizzi, De Carlo... per citare qualche nome dell'immenso circo mediatico che oggi - soprattutto grazie alla televisione - fa parte del nostro quotidiano social-politico-culturale. Mettilo nella penna intrisa di cianuro di uno scrittore come Vincenzo Guerrazzi e aspetta che intrecci il tutto divertendosi a far uscire storie inventate, con personaggi veri, in cui si mescolano improbabili lettere d'amore, surreali sedute spiritiche, arditi bollori di vecchi politici verso ragazzine, verosimili imbrogli di verosimili imbroglioni, pellegrinaggi a Lourdes in cerca della grazia per arrivare al potere (leggere, leggere leggere: quando, immergendosi proprio nel primo racconto, si capirà il senso di queste parole, si rimarrà a bocca aperta; non avrà facoltà divinatorie questo Gerrazzi?) e tante altre situazioni che spaziano dall'umorismo alla satira, dalla critica politica alla cattiveria pura, dalla fotografia di una società al contributo culturale per la conoscenza della classe dirigente di un popolo complesso eppure semplice (o semplice eppure complesso) come quello italiano...
Di Vincenzo Guerrazzi, del suo «I Primi della Classe», della sua decisione di pubblicarlo esclusivamente in formato eBook se ne parlerà al Salone Internazionale del Libro di Torino, dal 13 al 17 maggio, nello Stand di Simonelli Editore/eBooksItalia (D26 Padiglione 1). E Sabato 15 maggio Vincenzo Guerrazzi sarà proprio lì, in Stand per salutare i suoi lettori in eBook.

09 maggio 2010 11.06  
Anonymous Anonimo ha detto...

Well done is well-advised b wealthier than well said.
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13 maggio 2010 10.54  
Anonymous Anonimo ha detto...

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oris

13 maggio 2010 14.23  

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