Gli ingenui de "L'aiutante..." e i demoni de "Il compagno sbagliato"
Caro Pasquale i giovani laureati di oggi hanno come capi-padroni quegli ex-giovani "militonti" dalle ganasce grosse e dalla bocca sazia che oggi sono al Potere All'epoca gli anni Settanta tanti ingenui Quartulli gli hanno creduto Così sono stati utilizzati e poi fatti fuori da questi demoni Con Bigazzi anche se da esperienze e punti di vista diversi abbiamo conosciuto e vissuto con intensità e partecipazione quel periodo Ci siamo soffermati sulla vicenda umana di Luca Quartullo l'antieroe lo studente-proletario-miliante che rappresenta nel bene e nel male una generazione giovane e generosa La figura intermedia in qualche maniera equidistante a suo modo imparziale del commissario di Africo che conosce tante verità nascoste sulla fabbrica sulla fine del mito operaio su gli anni Settanta e il controeroe il borghese integrato e maneggione E poi la ragazza della buona borghesia Floriana, compagna e traditrice Luca non è il Battista e Floriana non è Salomé... E poi

47 Commenti:
Caro Vincenzo tu fomenti un tema scabroso. Certo, Luca Quartullo è l’emblema degli ingenui, di quelli che ci credevano… insomma nulla da spartire coi figli di papà tanto “cari” a Pasolini, che giustamente avete citato nel romanzo. Quartullo non ha niente a che fare con quei giovani viziati che volevano tutto e subito… Lui incarna l’anima idealista della rivoluzione (o degli anni di piombo che dir si voglia…). Quello che è accaduto dopo lo sappiamo. E non è neanche difficile saperlo. Basta guardarsi intorno e documentarsi sul passato di tanti personaggi che dettano legge nel campo dei media, della politica… del potere. E intanto il giovane laureato figlio di operaio continua a fare il mestiere di suo padre…
Pasquale
Penso spesso all’omertà degli intellettuali… In che mondo vivono gli “intelligenti” di oggi? Quelli che una volta avevano la tessera del partito comunista e si dicevano vicini alla classe operaia e ora fanno i liberal-democratici-confindustrial-filoyankee… Che realtà vedono e percepiscono questi signori? Se è quella che dipingono sulle pagine dei giornali o sono diventati maestri di menzogna o il potere li ha rincoglioniti. E i loro figli non li mandano a fare gli operai laureati…
Pasquale
Ho avuto già modo di discutere e e di parlare di questo scottante argomento anche in altri blog e siti, per cui non vorrei ripetermi troppo; la situazione degli intelletuali italiani è disarmante. Si sono seduti ormai da decenni, si sono presi il loro posticino al sole, ingranati nel sistema e non partecipano più alla vita sociale-culturale-politica (nel senso etimologico del termine) come in passato. Putroppo le nuove leve (quelli della mia generazione) avendo avuto cattivissimi maestri sono pronti ad emulare le cattive gesta, a scannarsi per un posticino di nicchia al sole e spesso il loro timido "impegno" è solo di facciata. Se oggi la situazione è così, mi chiedo tra vent'anni come sarà? Saranno tutti poeti e scrittori "buracroti"? Quelli della mia generazione vivono il precariato sulla loro pelle ma, secondo me, finchè non saranno costretti a scontrarsi con la povertà (morti i padri prima o poi verrà) difficilmente apriranno bocca veramente, in maniera decisa...
Un caro saluto
Luca Ariano
Vincenzo è fuori a presentare il suo nuovo romanzo, non so se avrà la possibilità di connettersi e rispondere. Luca, io ti ho conosciuto di persona e ti garantisco che di certo non appartieni alla categoria di giovani che si compiacciono di essere impegnati ma poi basta che uno alzi un po’ la voce... e si mettono a piangere come dei marmocchi spauriti. Ho letto la rabbia dei tuoi testi e, credimi, ce ne fossero di ragazzi come te... Per quanto riguarda gli intellettuali è vero, ne abbiamo dibattuto in altre sedi e la situazione è a dir poco deprimente. Anche se, bisogna riconoscerlo, ce ne sono di seri, onesti e coraggiosi: senz’altro il nostro comune amico Gian Ruggero Manzoni dinanzi alla cui storia umana e artistica non possiamo che toglierci il cappello; ma anche uno scrittore coerente e tutt’altro che politically correct come Diego Zandel… Vi aspettiamo ragazzi: avanti!
Ciao.
Pasquale
da Stefano Bigazzi
Nel 1975, trentadue anni fa, e sembra ieri, l'Italia e l'Europa ancora ribollivano. Finiva la guerra in Vietnam, i vietcong occupavano Saigon. A Lisbona un curioso golpe militare alla rovescia - la rivoluzione dei garofani - metteva fine a un antico regime (bigottocratico)mentre Francisco Franco agonizzava. Non è poco. In Italia la modernità era data dagli attentati ai treni, dopo le banche e le piazze. Di quei tempi un tale, Antelope Cobbler, tramava per denaro, fu la madre di tutte le tangenti, nessuno lo rammenta, il caso venne alla luce l'anno dopo, il '76, con implicazioni ai massimi livelli istituzionali. Bustarelle a ministri, sottosegretari, segretari di partito, un affare che arrivò a coinvolgere le più alte cariche dello Stato. Nel 1976 Bettino Craxi liquidò l'apparatnik del partito socialista, lanciando il garofano (il simbolo evidentemente si ripete) a spese della falce e martello (oggi piuttosto obsoleta). In questo universo di ladri, furbacchioni (più tardi sarebbero stati soprannominati furbetti) maneggioni, aghi della bilancia si svolge "Il compagno sbagliato". Avremmo potuto ambientarlo di questi tempi, a parte lo scarto tecnologico il contesto non muta. La storia, insomma, è maestra di vita: peccato insegni a una classe di somari.
Stefano vorrei capire. Io ho fatto il liceo negli anni del riflusso, in un paesino del profondo sud, un posto in culo ai lupi dove un giorno sì e un altro pure o c’era una saracinesca sventrata o qualche ragazzo disteso per terra con una pera nelle vene. I miei professori erano democristiani bigotti e non facevano altro che biasimare i libri di sinistra da loro scelti. E nessuno neanche lontanamente pensava di raccontarci che stava accadendo. Cos’era, uno strascico di compromesso storico? Oppure una premonizione del partito democratico? Poi, mi spieghi per favore chi sono i somari?
Vincenzo, è vero che Stefano è più bravo di te al computer, ma cinque minuti per intervenire li potresti trovare. Mi piacerebbe sapere cosa accadeva in fabbrica negli anni Settanta.
Grazie.
Pasquale Giannino
Pasquale,è questione di DNA. Il figlio dell'operaio ha venti cromosomi al posto di 23. Luca Quartullo ha fatto quella fine perchè i suoi filamenti non erano doppi. Nel romanzo ho trovato un poliziotto che vive di ricordi... Se questo poliziotto è ancora in vita dovrebbe raccontarci tante cose che sono nascosti. Ma è credibile che un poliziotto di Africo si comporti nel modo come ce l'hanno dipinto gli autori? Grazie e tanti saluti da Arturo Sirola
C'ero quella sera alla prima presentazione del romanzo del duo Guerrazzi-Bigazzi alla libreria del Porto Antico. Sono un fan del prof. Giorgio Bertone che conosco. Per me è sempre un piacere sentirlo parlare per la sua chiarezza e brillantezza. L'altro prof, che l'affiancava, Termanini, molto più giovane,non lo conosco. Entrambi hanno detto cose simili. Ho letto il romanzo e lo sto rileggendo perchè non capisco per quale misteriosa ragione l'editore lancia questo libro come un romanzo su gli anni di piombo. Sia Bertone che Termanini hanno vistgo e detto altre cose. Si sono soffermati entrambi, leggendo alcune pagine, sulle belle descrizioni della città. Hanno parlato della solitudine dei giovani di ieri come quelli di oggi. Poi hanno evidenziato la figura di questo commissario che somiglia molto a un commissario di cui tutti conosciamo il nome e taciamo. In questo blog sono intervenuto per caso. Sto facendo una ricerca sull'arte nel mondo del lavoro e mi sono imbattuto in questo sito.
Luigi Passatelli
Guerrazzi-Bigazzi è ‘na coppia ccu ri cazzi.
Vincenzo, casomai da questo libro che non è un giallo e neanche un noir e lo sai cosa penso che sia perché ne abbiamo parlato a botte di mezzora per volta… dicevo, se da questo romanzo dovessero trarre un film o una fiction televisiva o che so io, mi candido sin da ora per il ruolo del protagonista. Come età ho qualche anno in meno di Sita ma mi posso adattare. La presenza scenica grazie a Dio c’è. L’accento è quello del nord Calabria ma basta aggiungere qualche ‘ttt’ e il gioco è fatto. Vincè, mettici una buona parola, mi raccomando. Ché anche noi abbiamo diritto al nostro commissario…
Un caro saluto.
Pasquale
Il commissario Sita è un personaggio che potrebbe davvero entrare a pieno titolo in una galleria di eroi ideali in una trasposizione cinematografica o televisiva. Rimanendo nell'ambito dell'ottimo ritratto fattone da Guerrazzi e Bigazzi, Sita appare in tutta la sua complessità di uomo e servitore dello Stato. In lui c'è il sud con tutte le ferite da rimarginare, gli inconsci desideri di rivalsa, i ricordi che a volte tornano improvvisi, aggredendo Sita e, di conseguenza, il lettore stesso. Emblematico è il ricordo, quasi un flash-back, dell'assassinio nella cattedrale di Gerace, il contrasto tra una terra fatta di sole e capace di trasformarsi in teatro di morte. Sita porta con sè, nel suo destino di emigrante anni Settanta, cultura e ricordi, scoprendo più avanti che proprio nella sua dimensione professionale, adulta, possono tornare "utili".
Maria Teresa
Maria Teresa,
chi ti risponde all'epoca frequentava il primo anno di università. Non so se hai coscienza di come trattavano i compagni le ragazze e come queste venivano visti dalla polizia.Per favore,non idealizziamo troppo i commissari. Questo libro l'ho scoperto appena due giorni fa a una festa. Quindi lo devo ancora leggere bene. Per adesso ho solo dato uno sguardo trasversale per rendermi conto se valeva la pena continuare. Sì, la storia mi interessa. Per questo mi riservo di
d'intervenire un po' più avanti, quando avrò una completa conoscenza della storia. Vedo che tra te e Pasquale c'è una piena sintonia sul poliziotto. Come mai? Tina da S.L.
Bene, se avevo ancora qualche dubbio il commento di Maria Teresa me lo ha fugato: ho le carte in piena regola per interpretare il ruolo del commissario Sita e farlo diventare un eroe cinematografico o televisivo. Se qualcun altro pensa di essere più bravo di me si faccia avanti!
Pasquale
Ciao Tina,
nessuna idealizzazione, mi dispiace se non mi sono fatta capire. Il personaggio è da film, per come è tratteggiato ed approfondito, su questo sarai d'accordo, credo.
Le altre riflessioni riguardavano la formazione, le origini di questo commissario, le ferite che si porta addosso. Si tratta di storia e letteratura insieme. Non è necessario "schierarsi" o parteggiare necessariamente per qualcuno. Su questo filo, allora, per la loro fallacità di esseri umani, potremmo sentire empatia, in qualche modo, per quasi tutti i personaggi dipinti in questo libro e spero di essere riuscita a spiegarmi bene. A presto
Maria Teresa
OK, mi avete convinto.
Che scciocchezze commentò il commissario e giù botte, tante botte a chi protesta perchè non è d'accordo con i compagnoni di Bigazzi e Guerrazzi. Floriana cavalca ancora, sarà senza cellulite nelle coscie e qualcuno la sbatterà qanche se ha cinquant'anni. No, caro compagno Bigazzi, ho letto a sbaffo il vostro libro, alla feltrinelli l'ho letto in quattro sedute senza pagare un cazzo. Il signor Pasquale Squittieri si candida come attore, la singnorina si candida comeFloriana ed io mi candido disoccupato. Scriverò anch'io il mio libro e lo porterò a voi cari compagni sbagliati. Bigazzi ci da, a noi suoi lettori,del cretino perchè non conosciamo l'antelope... Un cretino però ha letto il vosro libro a sbafo.
Luigi
ho visto un pezzo del video. Il prof Sborgi dice che in quegli anni si andava per cambiare, mentre oggi, secondo lui, i giovani non hanno idee. Noi, giovani di oggi, saremmo dei poveracci. Forse, ma non ne sono poi tanto convinto. Io sono giovane e sono per cambiare la società attraverso la partecipazione alla vita politica. Ai vostri tempi caro Bigazzi e Guerrazzi,c'era sì più partecipazione, ma come dice il cantante rok della colonna sonora del video, questi volevano solo coltelli e bombe per sparare e tagliare gole. Il cambiamento in una società avviene solo con la partecipazione. Luca Quartullo partecipava sì ma non si sa a che cosa. Ho solo pietà per la sua terribile fine che sicuramente vi siete ispirati a fatti veri.
Lorenzo
Stefano Bigazzi,
Vorrei sapere da te quanti giornalisti sono imboscati. Stefano e Vincenzo vorrei sapere da voi onestamente quante figlie di papà scrivono grazie ai papà. "Politici maneggioni..." scrive Bigazzi. Per carità, stendiamo un velo pietoso su queste frasi. Non sono per niente d'accordo che i politici di ieri erano maneggioni e oggi... Il nepotismo impera oggi più di ieri. Il grissino Fassino si presenta come politico nuovo... Poveri illusi. Floriana, Luca, Sita, Comino sono personaggi sicuramente cari al monaco sbagliato e sindaco di Roma il kennediano Veltroni. Pasquale, ti candidi per la parte di Sita. Ma siamo certi che Sita era poi quel stinco di santo e servitore di uno stato che non c'è?
Sandra
Ormai siamo tutti presi dal computer. Giovsni e vecchi. Siamo qui davanti a questo schermo come tanti imbecilli. Comunichiamo con persone che non sappiamo chi sono, magari è il nostro vicino di casa, quello della porta fianco. Però, se ci incontriamo nel pianerottolo non ci salutiamo nemmeno. Ho scoperto Guerrazzi su una bancarella che vende vecchi libri. Lì ho visto il suo primo libro Vita operaia in fabbrica:l'alienazione. Un tittololungo e brutto mentre quello che c'è dentro è molto interessante e bello.Ho comprato tutti quelli che sono uscito dopo Quel maledettogiorno e ultimo questo a quattro mani che ho davanti. Ho visto che su questo blog si scrivono cose interessanti e anche tante sciocchezze. In questo moento che scrivo sto ascoltando la trsmissione radiofonica Radioanch'io condotta da un bravissimo Stefano Mensurati. Parlano della scuola e della sua crisi. Tra gli ospiti ci sono i soliti noti, parolai e rivoluzionari della domenica. Gli eredei di Biagi e di Bocca. Quelli che pontificsno su tutto e su tutti.Il prezzemolo, Michele Serra, potente e falso modesto, dice la sua iniziando con una voce tremula, ma è tutta una finta. Occupa più spazi lui che Costanzo. La mia non è bile o meglio invidia: è una semplice constatazione. Ma non vorrei andare fuori tema. Il vostro Compagno sbagliato lo sto sfogliando, faccio una lettura alla Tozzi. Di Guerrazzi pittore conoscevo poco. Sapevo che dipingeva nient'altro. Ho letto la vostra intervista su mentelocale ma sono poco convinto delle cose che dite. Ritornerò più avanti,adesso me ne vado in montagna in compagnia del vostro libro e delmio portatile. Ci sentiremo al mio rientro, ma se a Vinadio arriva il segnale comunicherò da lì.
Luigi Russo
Luigi, per la cronaca, il Pasquale di cui parli non è “Squittieri” ma Giannino, un ingegnere elettronico di trentacinque anni che non è disoccupato ma rischia da un momento all’altro di essere preso a calci in culo dal suo padrone transnazionale. Per quanto riguarda il leggere a sbafo alla Feltrinelli, ti confesso, ogni tanto lo faccio anch’io. E se proprio ti interessa, io mi candido come attore perché con la mia laurea – che è costata sudore e fatica non tanto a me quanto ai miei vecchi, figli di quella Calabria stracciona ma dignitosa che ancora sperava nel riscatto del pezzo di carta – ebbene, io con quel pezzo di carta qui in Italia mi ci pulisco il culo. Anche se il mio padrone dice che sono uno scienziato.
Sandra, Sita era un figlio del sud. Stinco di santo non lo sono neanch’io.
Pasquale Giannino
Bene, molto bene caro ingegnere, anche lei va alla Felrinelli a leggere a sbafo. Speriamo che il rampollo Carlo, figlio del rivoluzionario, non metta le telecamere allora noi poveri diplomati e laureati senza l'ombra d'un quattrino abbiamo finito di informarci sulle letture. Un ingegnere elettronico. Ingegner Pasquale metta una buna parola anche per me. Ho meno anni di lei e posso benissimo fare la parte di Luca, almeno finchè non decidono di accopparmi posso palpeggiare l'attrice che interpreterà il ruolo di Floriana. Quello del lavoro è un tasto molto dolente. Ne ho fatti di lavori, sono stato coccode cococo... Poveracci noi, non siamo nemmeno extracomunitari, siamo sfigati caro ingegnere Giannino. Un suo collega, più fortunato di lei, che sicuramente conosce, fa lo scienziato tuttologo, Roberto Vacca, dovrebbe diventare il nostro paladino, il paladino dei giovani disoccupati e sfruttati in tutti i posti di lavoro. Mi devo convertire e dire con lei e con Maria Teresa Viva Sita? Allora grido in questa serata di agosto afoso viva Sita l'uomo che riscatterà Africo e il nostro Sud.
Luigi
Luigi, ma perché mi chiami ingegnere, mi stai prendendo per il culo? Conosco il prof. Vacca e l’ho pure incontrato alla presentazione di un suo libro. È un ragazzino terribile di ottant’anni e ti assicuro che non è un tuttologo ma uno scienziato con le palle. Fu uno dei primi, negli anni Cinquanta, a mettere le mani su un computer, un baraccone pieno di valvole che si bruciavano in continuazione… Il problema, caro Luigi, non è solo tuo o mio, ma di un’intera generazione che, diciamolo, ha avuto la sorte di nascere e crescere nella bambagia, un periodo di benessere e sciali mostruosi, e ora è chiamata a rispondere di tutto quello spreco. Una generazione colpevole di non aver commesso il fatto. Ci sarebbe poi da fare un discorso molto ampio sulla postmodernità e l’economia globale, su cui tanti intellettuali ancora non hanno capito o fanno finta di non capire un cazzo. Ma è meglio lasciar perdere… Ora, se tu vuoi fare la parte di Luca ci posso mettere una buona parola. Ma se il tuo obiettivo è quello di scoparti Floriana sei fuoristrada. Anche perché volevo proporre a Vincenzo di apportare qualche modifica alla trama… Io piuttosto grido W Guerrazzi! che ha ancora le palle di scrivere libri come questo.
Pasquale
C’è un personaggio che è un “tipo” della letteratura gialla: il commissario. Anche Carlo Emilio Gadda, quando volle scrivere quella sorta di geniale ricostruzione e parodia del giallo che è Quer pasticciaccio, prese a narrare dalla figura del commissario: il dottor Francesco Ingravallo «comandato alla mobile», vestito come un poliziotto del sud, assonnato, vagamente greve, arruffato, con addosso i ricordi della collina molisana (le due «macchioline di olio sul bavero»). E’ chiaro che anche Stefano Bigazzi e Vincenzo Guerrazzi, l’uno con l’immediatezza giornalistica della prosa, l’altro con la sua ammirevole, realistica capacità di ritrarre i personaggi, la loro psicologia, le loro fughe oniriche, dovevano cominciare da qui. Il personaggio più vero del Compagno spagliato, il meglio delineato, il più capace di far affezionare il lettore è Sita. Lo si nota subito. Mi ha stupito, per converso, che una o due volte Guerrazzi e Bigazzi si siano lasciati sfuggire, durante la presentazione del libro, alla libreria «Porto Antico Libri» di Genova, che è Luca Quartullo il protagonista... (potrei andare anche contro gli autori in questa affermazione e ne ho tutto il diritto: Quartullo non è il protagonista; lo è Sita).
Giallo diverso dai soliti gialli, giallo non-giallo, eppure così “interessante” e avvincente, Il compagno sbagliato di Stefano Bigazzi e Vincenzo Guerrazzi è ambientato in un’Italia che non c’è più. Siamo in un’epoca (l’ottobre del 1975) che si è messa alle spalle il sessantotto e che ancora lo rimpiange. I giovani che giocano a fare la rivoluzione, come Quartullo, sentono di essere arrivati tardi e allora fanno quello che fanno – progetti, riunioni, giudizi, condanne... – con un’efferatezza aggiuntiva, che deriva loro dal sapere quello che fanno. Antonio Sita, per converso, è dentro un tempo “giusto”. Viene dal Sud, lui, da un piccolo paese che si chiama Africo, il cui nome e il cui ricordo spesso tornano a galla nella sua memoria. Sita pensa, riflette, si abbandona ai ricordi. Le motivazioni del suo lavoro sono qui dentro. Più avanti nel libro, nel capitolo della cattedrale (che qui non anticipo), quello che arriva al lettore come un pugno nello stomaco, le vere motivazioni di Sita, le ragioni per cui ha deciso di fare il poliziotto, verranno in luce.
In fondo, dice Sita tra sé, fare i rivoluzionari (anzi, giocare a fare i rivoluzionari, come Floriana, la bella compagna di Quartullo, figlia di un parlamentare) è fin troppo facile. «A loro – pensa Sita riferendosi ai giovani su cui indaga – tutto fa schifo e per la strada ci vado io». Ma facciamo un passo indietro e riprendiamo le fila della storia. Sarà pure utile.
Siamo abituati ormai a ottobri che declinano verso l’autunno come un dolce prolungamento della stagione estiva. Siamo abituati a estati che scivolano verso tiepidi inverni. Nell’ottobre 1975, invece, e precisamente la notte che Luca Quartullo e Floriana Della Valle stavano tornando a casa, il clima era perfido. Il libro comincia così. Con un gelido e precoce inverno. Davanti a casa i due vedono un uomo. A loro pare un barbone e poiché hanno freddo, sono stanchi ed è molto tardi, non se ne curano. Salgono a casa, vanno a letto, parlano di rivoluzione e fanno l’amore. Ma quell’uomo in strada è morto e, quando la polizia arriva e scopre il cadavere, il cadavere di un tal Massimiliano Comino, anch’egli rivoluzionario in pectore, gli indizi sembrano puntare contro Quartullo e la sua donna. Si scoprirà che Comino era legato a gruppi della sinistra extraparlamentare, così come Quartullo, e questa, forse, diventerà la vera indagine – indagine su un perido che, ancora oggi, ci riesce difficile decifrare fino in fondo. Luca viene arrestato e interrogato. Il magistrato è piuttosto duro con lui. Sita, il commissario, vuole sapere e perciò, se è il caso, sa insistere, sa mettere paura, ma capisce anche che Quartullo, se in qualche modo c’entra, c’entra soltanto per la sua ingenuità. E, in ogni caso, non è un assassino.
Oggi i gialli si riferiscono, abbastanza spesso, a luoghi e ambienti consolidati. Le vicende dei gialli si proiettano, piuttosto spesso, su fondali conosciuti: la Sicilia, il Sud, certi quartieri malfamati dentro le grandi città ecc. Il compagno sbagliato porta il suo lettore attraverso una varietà di “fondali”: Genova, i suoi vicoli, gli ambienti politici che ruotano attorno all’Università; Venezia, dove la polizia troverà un altro morto, ucciso nello stesso modo di Comino, con un colpo crudele, tale da provocare la morte per dissanguamento; Vicenza, Milano. Genova, fra tutte, è la città meglio descritta. Quella che anche a Quartullo sa dire qualcosa. Basta leggere la pagina 106 del libro, quella che chiude il capitolo XXIV: Luca sale sul tetto di una casa di via della Croce Bianca, uno dei posti legati ai circoli rivoluzionari, cerca di sfuggire al commissario Sita, ma si ferma ad ammirare il paesaggio, un «intrico di tetti disseminato di guglie, di recipienti dell’acqua, di minuscoli terrazzini e di piccoli e grandi campanili, di torri e torrette che dal basso non si notavano». Poi, quasi come davanti a Ciàula compariva la Luna, davanti a Quartullo compare e si manifesta la calma soavità del mare. Scrivono Bigazzi e Guerrazzi: «E, all’orizzonte, il mare, scuro per la notte che stava avanzando, palpitante di luci che scendevano come stelle cadenti, nella notte di San Lorenzo, dalle navi impavesate». L’uso del paesaggio in chiave psicologica arricchisce certo la dimensione della scrittura giallistica. L’indagine che approderà a risultati parziali, a intime certezze impossibili da puntellare con prove, di qualsiasi natura, rivela qui la sua più intima vocazione: vorrebbe essere un contributo alla scoperta di alcuni uomini. Parziale anche questa, peraltro, ma verace.
Che il libro si apra frequentemente a intuizioni psicologiche che illustrano e danno corpo ai personaggi è certo apprezzato dal lettore. Così accade, per esempio, ogni volta che l’indagine si pone al centro del libro, il fatto proprio di indagare, di andare “dietro” e “dentro” le cose, al fine di scoprirne le intime motivazioni; e ogni volta che l’indagine si dimostra più forte e importante dei mille aspetti, accessori magari, intorno ai quali potrebbe distogliersi.
Stefano Termani
errata corrige
l'intervento del 3 agosto è di Stefano Termanini e non come erroneamente riportato Stefano Termani.
Sostanzialmente condivido la lettura di Stefano. Mi è piaciuto il riferimento a Gadda anche se, personalmente, ho colto un richiamo a quello “gnommero” inestricabile che lascia irrisolti ambedue i casi, e li demanda all’intuito del lettore anziché al giudizio dei tribunali… ecco, io sento questo tipo di analogia piuttosto che l’evidenza di una correlazione fra i due personaggi. È vero, sono entrambi “terroni”, ma don Ciccio Ingravallo non ha visto da piccolo un quadro espressionistico, non ha subito una scena così forte e truculenta come quella che il pittore Guerrazzi dipinge nella cattedrale di Gerace. Potrebbe sembrare una nota stonata, una dissonanza, un’increspatura nel fluire del racconto ma non è così. Quel flashback sancisce l’unicità di Sita non solo rispetto al commissario gaddiano, ma nei confronti di ogni altro suo illustre collega letterario.
Pasquale Giannino da San Sosti (Cs)
Una premessa, non sono un veterano del blog. Ho visitato un sito "turisti per caso - apolide sendentario" convinto si trattasse della celebre coppia televisiva de i coniugi Roversi.Invece non si trattava di loro. All'interno c'era un blog su Guerrazzi quasi apologetico. Questo come bene sapete ti collega automaticamente con gli altri siti che a loro volta portano ancora in altri blog sempre dello stesso personaggio. Ora mi trovo nel suo sito e nel suo blog. In questo vostro blog parlate del compagno sbagliato. Io chiedo a Stefano Termani,Ho letto il suo scritto e mi ha incantato e incuriosito. Ho chiesto nelle mie zone, più che altro cartolibrerie, non ne sanno nulla. Sono anch'io calabrese come te, Melito porto Salvo, caro Pasquale ma, dimmi, dove l'hai trovato tu? A Cosenza e in quale libreria? Ho letto anche il tuo scritto e mi sei piaciuto.
Aspetto le vostre risposte. Armando Milite.
Insomma, non è cambiato nulla. Sì, è vero, i personaggi sono tanti, i diversi caratteri sono meglio definiti, ma sono tutti perdenti. Viene alla mente un antico aforisma: "I suonatori cambiano, ma la musica è sempre quella".
Il sistema è malato, lo si vede dappertutto: come si può pretendere che la realtà della fabbrica, che è poi quella della competizione di classe, fosse diversa?
E allora, che fare?
D'accordo, d'accordo, i sintomi della malattia sistemica sono quelli, e tu Vincenzo li descrivi
magistralmente: ma forse sarebbe ora che tu spostassi il tiro, e ti mettessi finalmente a descrivere le cause, le radici profonde del problema...
Armando io sono in Calabria da ieri, il libro l’ho comprato a Milano dov’è ben distribuito. Qui non so dirti. Dovresti chiederlo a Vincenzo che da qualche tempo è “latitante”…
Pasquale
Incappai in Vincenzo Guerrazzi spulciando nel grande magma degli anni 70,e decisi di soffermarmi su di lui scoprendone l'arte pittorica,un "biglietto da visita"di immediata ricezione,un vero impatto.Volevo saperne di piu':scoprii una figura poliedrica,insolita,fuori da ogni stereotipo. La vista sui suoi quadri a sfondo politico-sociale,e la lettura di "Nord e Sud uniti nella lotta", richiamo' alla mia mente un pittore che studiai con immenso entusiasmo al liceo;si trattava di Gustave Courbet,un realista francese,che attraverso' piu' o meno le stesse peripezie di Guerrazzi...Courbet non segue (orgogliosamente)nessuna scuola;sara'a favore del popolo piu'umile e mortificato che egli dedichera' parte della sua opera, in cui c'e'una chiara denuncia degli squilibri politico-sociali. Courbet ripudia l'idealizzazione,sostiene (siamo a meta'800!)che l'arte dev'essere globale,popolare,attuale altrimenti sara' sempre un'arte parziale.Per lui l'arte doveva riscattare il popolo. Naturalmente fu ferocemente criticato.Napoleone terzo prese a frustate un suo quadro ("Le Bagnanti")in quanto sgradevole in tutta la sua disadorna realta' e volgarita'.Le sue opere furono rifiutate all'Esposizione Universale per ordini dall'alto;la risposta di Courbet fu quella di esporre per conto proprio, ma, proprio accanto all'Esposizione Universale,lo chiamera'Pavillon du Realisme...In uno dei suoi dipinti piu'gloriosi e celebri "Funerale a Ornans"egli attribuisce ad un fatto comune e insignificante (il funerale di un misero contadino)il rilievo e lo spazio di un avvenimento storico.IL quadro misura 3.14 x 6.60!!!Insomma,non era un provocatore da niente...Eppure Courbet poco dopo i 40anni abbandono'il tema politico-sociale,forse a quei tempi si rischiava la vita,o forse non aveva piu' energie...Guerrazzi mi risulta essere ancora piuttosto attivo e risoluto nel suo percorso di coerenza,e di anni ne ha un po' di piu' di 40. Mi rifaro' viva dopo la lettura di "Il compagno sbagliato",cosi'rientrero' nel tema centrale del blog,e finalmente mi togliero' la curiosita'di saperne di piu' sui vari Sita,Luca,Floriana ecc, con cui tra voi parlate cosi' in consuetudine.A me sta ancora rimbombando nella testa SB...
Pasquale, sono Arturo Sirola. Sono già intervenuto per dissentire sulla figura di Sita.
Stefano Termani poi corretto in Termanini, mi ha convinto. Ho riletto alcune parti del compagno, sì, Sita può essere come l'hanno descritto Bigazzi e Guerrazzi. Tu vedo che non sei d'accordo con Termanini ma su Sita più o meno arrivate alla stessa conclusione.
Ad Africo potrebbe benissimo essere nato un uomo come Sita. Non sono d'accordo con Termanini quando scrive che il personaggio principale è lui. I personaggi penso che siano sia lui che Luca.
Ho qualche hanno meno di te quindi quegli anni non li ho vissuti ma questo libro qualcosa ti fa capire. Antonio che si rivolge a Vincenzo come se lo conoscesse non capisco a cosa si riferisce. Chi sei Antonio? Non penso tu parli del compagno ma forse di un'altro libro.
Arturo,
hai meno anni di me? Ne sei sicuro? (e c’è scappata pure una rima baciata)
Vincè, scusa la brevità ma ora devo andare al mare.
A presto.
Pasquale
Da un lato una parte di me si idenfica con i protagonisti dall'altro con gli anonimi. Questo concetto non può fermarsi ai confini del mondo. La sfida è: Quale differenza dei giovani di oggi con quelli di ieri?
Gad,Sofri, tutti i politici di destra e di sinistra perchè non lo dicono? Come può uno come me conciliare affetto e frustrazione? Lo chiedo a Veltroni ex ragazzo americano. Lo chiedo a Fassino ex moroteo berlingueriano. Lo chiedo a Dalema ex stalinista brezneviano,lo chiedo a me sfigato natoquando gli anni settanta erano agli sgoccioli. Il compagno è sbagliato perchè sono stati sbagliati i tempi. Cosa dicono i ghei di questo libro? e Le lesbiche si pronunciano oppure no? Tutto questo ci porta ad un 'altro interrogativo: La sfida che ilmomdo occidentale con in testa il capogendarme gli USA possono ribadire il loro primato di superiorità in quanto primato di superpotenza e questo lo riconosce persino baffino che cerca disperatamente di conquistare la Condoliza. Non si può costruire un mondo nuovo se non sappiamo di chi sono le colpe del mondo vecchio.
Sergio Pastorino
Viva Floriana viva Floriana viva Floriana ma è quella della televisione? Quella bella gnocca?
Stefano Bigazzi dimmi come posso incontrare Floriana? Mi faccio una canna e sogno a Floriana
Samuele
abbiamo avuto gli anni 60 mitici e adesso enfatizziamo gli anni 70.
Valentino Rossi ruba e Michelino, mio amico dell'appennino bolognese, s'indigna. Stefano Bigazzi e Vincenzo Guerrazzi i compagni sbagliati sono dentro il vostro partito. Sieti tutti uguali. Juri
Caro Vincenzo, come ti accennavo qualche giorno fa sono stato al mare. La costa calabrese è tutta ricca di cultura e fascino, e provo una tristezza indicibile quando vedo l’incuria e l’abbandono di questa risorsa preziosa e rara che la natura ci ha regalato. Tuttavia, la mia spiaggia preferita è quella di Villapiana Lido, un tratto dello Ionio compreso fra Sibari e Trebisacce. Mi ci portavano i miei da piccolo, e quando rivedo i luoghi dell’infanzia – non so se capita anche a te – mi sembra di tornare un po’ bambino. Ma quando incontro qualcuno dei personaggi che affollavano quel tempo ormai lontano provo una strana sensazione, piuttosto sgradevole, direi quasi un senso di angoscia. Su quel mare si specchia la pineta, vent’anni fa era estesa e folta come i boschi del Pollino, ed era una favola dopo i bagni di sole, abbandonarsi alla carezza delle fronde. Oggi hanno abbattuto metà degli alberi, è invecchiata anche lei, come alcuni miei amici di infanzia che rivedo colpiti da calvizie precoce e stento a riconoscerli, e poi mi accorgo che ho dovuto rinunciare anch’io a quel ciuffo un po’ fuori moda dei miei vent’anni, che impiegavo mezz’ora ogni mattina per modellare a colpi di gel. Sibari… a un intellettuale geneticamente segnato dalla cultura di questa terra bella e amara cosa dovrei dire su Sibari? Ti dico soltanto che è l’ennesima beffa, o meglio, l’ennesima presa per il culo nei confronti della nostra gente, con quel parco archeologico che mi fa pena, perché hanno riportato alla luce solo una parte infinitesima della storia custodita là sotto; dopodiché stop, fermiamo i lavori… siamo in Calabria, no? E intanto passano i decenni e i giovani continuano a “emigrare” come i loro nonni, i loro padri, e come faranno i loro figli, se avranno la possibilità di averne. In questi giorni assisto impotente agli incendi che devastano i nostri monti e mi chiedo il perché di tale inutile martirio, ma non riesco a trovare una soluzione. A questo punto ti chiederai: cosa c’entra tutto ciò con la lettera che ti ho inviato da questo cenacolo virtuale? Non so risponderti. Ma sentivo la necessità di scrivere questo commento.
Con amicizia.
Pasquale Giannino
Full immersion nei "favolosi" anni 70,con tutti i sapori perduti: l'anarchismo,il ribellismo,il sessantottismo,il gruppettismo,il libero sesso in libera vita, la marijuana, i radical chic,ecc..ma anche non perduti,i morti innocenti,le illusioni,le delusioni,le velleita',l'incolumita'del potere e dei suoi ruffiani,ecc...insomma,la polpa c'e' ed e' condita in salsa thriller.Operazione intelligente,tentativo onesto di avvicinare ad um'ombra di consapevolezza,su tempi e luoghi,anche chi si nutre solo di gialli,azione,spy-story...I personaggi sono descritti anche nell'irrisolutezza di se stessi,oltreche' da mode e abbigli;ed, essendo gli autori diretti testimoni dell'epoca e molti lettori non estranei a quell'avventura culturale,ecco che i protagonisti arrivano nitidi alla nostra mente non appena si posano sulla pagina. E quelli che non arrivano per analogie dirette arrivano per conoscenze letterarie o cinematografiche;il commissario abile con gli sguardi,disincantato ma ancora curioso,risoluto ma tormentato,uomo d'ordine pubblico ma anche maschio intimo si sesso mercenario..e' senz'altro familiare ai piu'.Eppure e' proprio in questo personaggio gia' visto che si avverte piu' denso il senso di una vita vissuta senza capricci e dolorosamente affrancata dall'ingenuita'.Incuriosisce e lascia la voglia di saperne di piu',complice il trauma di Gerace;.passo del libro in cui la grande qualita'narrativa fa irruenza.In quelle poche righe scorgiamo anche una (irrinunciabile? involontaria?)sottilissima vena sensuale che pur emerge sullo sfondo di un violentissimo contesto.Tutti noi guardiamo da quella fessura e siamo,al contempo,morbosamene curiosi del fattaccio e inteneriti quasi "pedagogicamente" dal bimbo-commissario che assiste senza difese a qualcosa che lo graffiera'dentro per tutta la vita...Guerrazzi e'un descrittore chirurgico di stati d'animo,ha un occhio prensile che rivela l'incomunicabile (a questo proposito e' imperdibile il suo precedente "l'aiutante di S.B...")e pur essendo la sua letteraturia notoria per spessore di contenuti e' poi la forma che apre tutte le porte della comprensione. L'utente,si sa,giudica:forse preferisco Guerrazzi "solista"(come "profeticamente" intitolo'un suo dipinto),e la mia caccia alla sua opera completa e'gia' incominciata. Un ultima nota:suggestiva la descrizione di Genova come non esiste piu',dove persino il il suo ingeneroso clima di vento invernale sembra poi essersi domato e rabbonito, come le generazioni successive...M.
Ho letto "il compagno sbagliato", anzi l'ho bevuto. M. mi hai preceduto, le cose che hai detto le condivido tutte. La figura del commissario è primaria. Sicuramente i due autori si sono ispirati a Calabrese. Non so se lui era nativo da Gerace comunque era meridionale. Uomo sanguigno e puro, onesto e leale. Bene ha fatto Ripa di Meana a pentirsi della sua firma posta a suo tempo contro il commissario.
Raffaele Lojacono
Se il riferimento e' al commissario Luigi Calabresi (quello ucciso nel maggio 72 a seguito della storiaccia di Pinelli) per me non coincide.Non ho pensato a lui. Piuttosto a figure letterarie,pertinentissimo il paragone con Ingravallo menzionato da Stefano nel suo intervento...Pensando a personaggi reali, e di quel tempo, mi venne in mente Achille Serra,cosi',d'istinto,forse influenzata dalla stima che di lui aveva persino il suo antagonista,il bel Rene'Vallanzasca...Non saprei dire,solo gli autori detengono questa verita', o fantasia, che sia. M.
Cari Vincenzo e Stefano ho letto il vostro bellissimo libro e vi ringrazio per averlo scritto.
Mi riporta indietro nel tempo (nel '75 avevo 18 anni e vivevo tra sampierdarena e il centro storico)e mi fa pensare a come è cambiato tutto, in peggio, la gente i luoghi il lavoro ecc. ecc..
Il commissario Sita è un personaggio troppo interessante per finire con questo libro e mi dispiace la morte del maresciallo Lanzetta. Tralascio il commento sulla parte politica poichè mi sembra sia già stato abbondantemente commentato.Il finale mi fa tornare alla mente i films degli anni '70 quelli interpretati da Franco Nero, Maurizio Merli, Claudio Gora e Enrico Maria Salerno.
Nel libro ho trovato un errore sicuro mi riferisco a pag.10 quando si dice che un uomo non può spendere 100.000 lire per un eskimo. Ma un eskimo sarà costato nel '75 10 o 12.000 lire. Ho anche qualche dubbio sulla pizza surgelata che mangiano Sita e Lanzetta in casa del commissario. Mi sembra un alimento dei nostri giorni.
Ciao Nerio Cossu
da Stefano Bigazzi
caro Samuele, lei può incontrare tutte le Floriana che desidera, ma può incontrare anche Luca, o Sita dottor Antonio. Sono personaggi fantastici, rivelati da un passato che io e Vincenzo Guerrazzi abbiamo evocato più che rievocato. Un passato tutto sommato recente che per motivi diversi è stato nella maggior parte dei casi rimosso. "Il compagno sbagliato", tuttavia, al di là della evidente lettura politica, è e resta un romanzo, che comunque scatena sentimenti forti,quelli ancora civili prima del Grande Fratello che non è un programma televisivo noioso (non c'è bisogno di sprecare energia elettrica, basta affacciarsi alla finestra e spiare i vicini) ma il paradigma di una società costretta al proprio funerale. George Orwell profeticamente scrisse "1984", condanna del totalitarismo oggi diremmo mediatico.
Un romanzo, il nostro, di feroci valori, di sentimenti confusi, di vergogne istituzionali. Quella era l'Italia, questa è: la differenza sta nella anche assurda ricerca di verità, nell'etica scomparsa. Raccontiamo senza nostalgia un mondo ribollente capace di esplodere, chiuso il libro confrontandolo con le macerie dell'Italia implosa di oggi
Nerio Cosso ringrazia Guerrazzi e Bigazzi per averlo riportato con i ricordi, attraverso la lettura de “Il compagno sbagliato”, ai suoi begli anni giovanili. Nello stesso tempo si rammarica “che tutto è cambiato in peggio”. Forse ha ragione. Ma cosa si aspettava? Il romanzo di Bigazzi/Guerrazzi ha una data ben precisa: autunno 1975, l’anno in cui mi sono laureato in ingegneria navale. Ero anche un “ragazzo” padre di un bimbo di un anno. All’epoca avevo 25 anni e la mia compagna 22. Con la mia compagna ci portavamo quel povero bambino alle nostre manifestazioni. Un bambino costretto a manifestare dove a volte c’erano scontri tra gruppi, specie con quelli adiacenti a Capanna detti Katanga. Per fortuna non è mai successo nulla. Comunque non era certo una cosa saggia quello che facevamo. Correre, inseguiti dalla polizia e dagli altri manifestanti con un bambino sulle spalle era una casa da pazzi. Ero, eravamo tutti extraparlamentari. Tutti contro la proprietà privata e per l’occupazione delle case. Tutti predicavamo il libero amore ma solo a parole. I capi dei gruppi scopavamo come criceti, ma non gli operai: loro non avevano libero accesso al libero amore delle nostre ragazze… Gli operai, quei pochi operai, che partecipavano alle manifestazioni studentesche erano dei semplici soprammobili: né più né meno. Io avevo rotto con i miei ma, con la mia compagna, abitavamo una delle case della mia famiglia. Avevamo a disposizione soldi e lavoro. Predicavo l’operaismo e avevo tanti amici tra gli operai. Credevo in quello che facevo ma non mi rendevo conto che io avevo le spalle coperte. La mia compagna era femminista, come tante altre ragazze della buona società, quella che si voleva abbattere, e spiegava pubblicamente che la vagina era sua e la dava a chi decideva lei. E noi, capetti spocchiosi con il mantello da rivoluzionario firmato, approvavamo. Però quel giorno che l’ha data a chi ha voluto lei, io non l’ho mandata giù. Mi aveva rotto i coglioni, cara M., non so se dietro questa sigla si nasconda una donna o un uomo. Riconosco che l’analisi che hai fatto del romanzo è interessante ma un po’ esaltante del periodo. Lo vedi come un Eldorado, un spazio di tempo di delizie, di godimenti, di piaceri: libero sesso, anarchismo, femminismo, droghe varie ecc. ecc.. Per me Bigazzi e Guerrazzi hanno detto in chiave romanzata, ma non tanto, quello che tutti fino ad oggi hanno tenuto nascosto. Ho partecipato a un dibattito, dove c’è stato anche un concitato battibecco di ex ragazzi, ex studenti della rivoluzione perduta. Criticavano, molto risentiti, Bigazzi e Guerrazzi per aver equiparato il movimento rivoluzionario alla ndrangheta. Secondo me quel paragone non è azzardato: è un confronto importante alla luce del Terzo Millennio. Aspettiamo di vedere, di sentire cosa diranno gli altri. Allora la lettura terrorismo/ndrangheta potrebbe essere una nuova lettura del rivoluzionarismo... Ricordiamoci che il mondo è sempre amministrato da poche famiglie…
Leo Ottonello.
PS: stefano Termani analizza il commissario solo da un punto di vista letterario e non politico. Non credo che Sita si possa comparare a Ingravallo. D'altronde vedo che Pasquale è sulla stessa linea di lettura. Sita prima di esere un poliziotto è un politico. Sita conosceva bene i movimenti e non va nemmeno assimilato a Calabresi o ad altri come Serra ecc.
Stefano toglimi una curiosità: “tecnicamente” come ti sei trovato, tu giornalista dalla prosa immediata e rapida, nell’affrontare questa sfida a quattro mani con un narratore complesso e visionario come Vincenzo, per di più calabrese?… Non è una battuta: l’eloquio dei conterranei di Corrado Alvaro, dicono, è ricco di sottintesi e frasi non dette; di understatement insomma. E quelle pronunciate non sempre hanno un senso propriamente letterale… Fammi sapere, la cosa mi interessa perché vorrei scrivere anch’io un romanzo a quattro mani con Guerrazzi: penso di avere tutte le carte in regola, anche perché io la lingua calabra la conosco a menadito...
Pasquale Giannino
P.S.1 X Vincenzo: verrò presto a Genova, dammi solo il tempo di fare qualche altro bagno nel mare dei bronzi.
P.S.2 Leo, esimio collega, scrivi bene per essere un ingegnere…
“Il commissario Sita si guardò attorno e si accorse che nello scompartimento era solo. Inaspettata una riga di luce batté come un lampo contro il finestrino. Gli ricordò la luce calda di Africo e le moltitudini di suoi compaesani, dalla pelle scura e rancida fasciata di biancheria stantia che a frotte, come tante mandrie di bufali, partivano dal piccolo e assolato paesino alla conquista del nord.”
Sita è anzitutto un uomo del sud. Finora ne ho sentite di tutti i colori sul ruolo di questo personaggio: Ingravallo, Calabresi, Serra… Perché non aggiungiamo Montalbano? L’idioma reggino richiama facilmente il vernacolo del giallista siculo… Ma d’altra parte è giusto così. Vincenzo, ti ricordi quella mia inchiesta sulle piaghe e distorsioni che affliggono il mondo letterario e l’editoria nel nostro paese (è nel cassetto, non ho ancora trovato nessun editore disposto a pubblicarla [non a pagamento…] nonostante lo spessore e la qualità della materia sviluppata – del resto conosco le vicissitudini di quel tuo capolavoro assoluto dal titolo “Gli intelligenti”)? Ebbene, c’è una domanda dove ti chiedo che tipo di messaggio ritieni di trasmettere ai lettori, e tu rispondi: “Non scrivo mai da solo i miei libri. Li scrivo sempre in compagnia dei miei lettori. Hanno così la facoltà di scegliersi il messaggio che meglio credono”... Capisco poi lo stato d’animo di chi quegli anni li ha vissuti più o meno intensamente, partecipando ai fermenti “culturali” di quel periodo ancora per molti versi oscuro e – perdonatemi se ve lo dico, illustri autori – rimane tanto da sviscerare su quegli anni, il vostro lavoro non chiarisce che una parte infinitesima di un’era troppo sbrigativamente consegnata alla storia con l’etichetta di “anni di piombo”, che in realtà potrebbe offrirci la chiave di volta non solo per acquisire piena consapevolezza del percorso intrapreso in epoca più recente dal nostro enigmatico Stivale, ma – ne sono convinto – necessaria per una comprensione esaustiva dei repentini e inattesi mutamenti che hanno stravolto l’ordine socioeconomico dell’intero pianeta. Tanto per fornirvi qualche coordinata: le BR combattevano l’imperialismo delle multinazionali… Ora, torniamo al nostro poliziotto. Sita è uno sbirro, d’accordo, e difficilmente uno sbirro può risultare simpatico agli ex giovani “rivoluzionari” – molti dei quali pontificano oggi dai pulpiti del potere politico e mediatico – insomma a quei “figli di papà” tanto “cari” a Pasolini… Signori miei non è questo il punto. Sita si è trovato per caso a fare il poliziotto. Sita avrebbe potuto esercitare benissimo la professione di medico, avvocato, ingegnere o che so io, e avrebbe svolto ugualmente il suo compito con determinazione scrupolo e onestà. Proprio come gran parte dei meridionali dalle umili origini, che intravedono nel titolo di studio e l’emigrazione la loro unica possibilità di riscatto: Corrado Alvaro nel saggio “Itinerario italiano”: “L’ingegno calabrese tira facilmente al mestiere intellettuale come all’unica risorsa per uscire da una costituzione fino a ieri di tipo feudale e di cui durano le conseguenze […] Per maturare un figlio che diventi avvocato o medico o prete, molte famiglie hanno sacrificato tutti i loro membri; in alcune famiglie numerose, per tirare fuori da uno dei figli, in genere il più piccolo, e già predestinato, un intellettuale, il padre ha imposto a tutti gli altri figli sacrifici di anni, il contributo finanziario per i dieci o dodici anni della durata degli studi, e i figli si sono sottomessi senza fiatare a tali sacrifici, hanno affrontato l’emigrazione, l’arruolamento settennale, dividendo con la famiglia paterna il salario e lo stipendio; solo dopo che il giovane prescelto, aiutato da ognuno dei suoi fratelli, ha stabilito la sua condizione, soltanto allora i suoi fratelli hanno potuto sposarsi”.
Un cordiale saluto.
Pasquale Giannino
Rispondo a Nerio,nome suggestivo che portava il sinistro personaggio di un bel film di Pupi Avati "L'Arcano Incantatore"; hai indovinato,M e'femminile,Monica,per intero. Chiunque abbia un po'di coscienza critica e conosca i rudimenti della storia piu' recente (persino quella del costume) e abbia avuto vent'anni nei "non favolosi" anni ottanta,tra leasing,paninari,e le tette di Drive in,be' non solo esalta gli anni 70,con tutto quello che c'era dentro,ma anche li invidia... Concordo sulla pizza surgelata, ma e' irrilevante. Sul prezzo dell'Eskimo,invece, essendo appunto cresciuta nell'epoca di montoni e timberland, non posso dissertare. Concordo,inoltre, che il "libero amore" era ed e' solo sulla carta: ne dovranno passare generazioni prima che si possa affrontare senza contorcersi dalla gelosia...Ne ha consumata pellicola il compianto Bergman,per cercare di spiegare qualcosa sugli strambi e tragici rapporti di coppia, ma evidentemente, preferiamo restino inspiegabili. Monica
Mi correggo: la risposta e' per Leo. p.s saluti anche a Nerio (mi piace il nome). Monica
imparato molto
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